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Wirecard: la quota di Braun, il margin call con Deutsche Bank e il credito rivenduto ai fondi

Metà della quota azionaria del fondatore era a garanzia di un prestito da 150 milioni concesso dalla banca tedesca. Che se ne è poi liberata girandola a investitori nell’ambito di un’operazione di «Collateralised loan obligations». Ecco come funzionano i Clo.

di Alessandro Graziani

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(Reuters)

Metà della quota azionaria del fondatore era a garanzia di un prestito da 150 milioni concesso dalla banca tedesca. Che se ne è poi liberata girandola a investitori nell’ambito di un’operazione di «Collateralised loan obligations». Ecco come funzionano i Clo.


2' di lettura


Lo fanno molti numeri uno di grandi aziende, a partire da Elon Musk di Tesla: dare parte delle azioni della propria società a garanzia di un prestito bancario. Così aveva fatto anche Markus Braun, ormai ex ceo di Wirecard con una parte del suo 7% della società. Pacchetto azionario che complessivamente, fino a poche settimane fa, valeva circa un miliardo.

L’operazione con Deutsche Bank

Ma già dal 2017, secondo la ricostruzione non smentita di Bloomberg, Braun aveva “finanziarizzato” circa metà della quota ottenendo un prestito da 150 milioni da Deutsche Bank. Attraverso un'operazione di margin call, Braun aveva dato le sue azioni in garanzia alla banca ottenendo credito per un importo che era pari a circa il 50% del valore delle azioni dell'epoca. Solo se il valore dei titoli scendeva sotto il valore concordato, Braun avrebbe dovuto reintegrare la garanzia: con altre azioni o con liquidità.

Il crollo

Tutto è filato liscio fino al crollo delle quotazioni di Wirecard degli ultimi giorni, quando lo scandalo sui 2 miliardi di cassa spariti ha fatto precipitare il valore del 90% e Braun si è dovuto dimettere dell'incarico di Ceo per poi essere arrestato dalle Autorità tedesche. E quel prestito concesso da 150 milioni Deutsche Bank che fine ha fatto? Non è più sui libri contabili di Deutsche perché già da tempo, sempre secondo le indiscrezioni riportate da Bloomberg, la banca aveva ceduto il credito a investitori istituzionali nell'ambito di un'operazione di Clo (Collateralised loan obligations). Quel rischio di credito dunque è ora frazionato tra vari fondi, a cui è destinata la perdita finale.

Come funzionano i Clo

Ma come funzionano i Clo? Sono tra i prodotti più “magici” dell'ingegneria finanziaria poiché tramutano prestiti in gran parte di categoria junk (spazzatura) in un prodotto che ottiene il giudizio di investment grade dalle agenzie di rating. Come? Le banche conferiscono i crediti in una società veicolo (Spv) che poi cartolarizza i prestiti, trasformandoli in bond con varie scadenze e grado di rischiosità. In parole semplici, con un opportuno mix di crediti ad alto rating ed altri junk - e distribuendo opportunamente le scadenze - il prodotto finale può avere un rating investment grade anche se i singoli crediti che lo compongono sono per l'80-90% di livello junk.

La rischiosità dei miliardi di Clo in circolazione dipende dal sottostante ai crediti. Quando si tratta di azioni, come nel caso di Braun, un crollo repentino come quello delle azioni Wirecard ha serie probabilità di trasformarsi un un default. Ma anche la crisi economica originata dal Covid sta facendo scricchiolare molti Clo in circolazione. L'agenzia di rating Moody’s ha annunciato a fine aprile di aver messo sotto osservazione per un possibile downgrade il 19% dei Clo per un ammontare fino a 22 miliardi.

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