designazione ufficializzata

World Bank, Trump nomina David Malpass presidente

di Riccardo Barlaam

(EPA)

4' di lettura

NEW YORK - Trump ha scelto David Malpass come candidato americano per la presidenza della Banca mondiale. La notizia è stata ufficializzata dalla Casa Bianca il 6 febbraio dopo il discorso del presidente sullo stato dell'Unione. Malpass, 62 anni, è un economista con una lunga esperienza delle amministrazioni repubblicane. Ha lavorato con la presidenza di Ronald Reagan e in seguito con quella di George W. Bush. Consigliere economico di Trump durante la campagna per le presidenziali, occupa attualmente la poltrona di sottosegretario al dipartimento al Tesoro con la delega alle relazioni internazionali. Più volte ha criticato apertamente la World Bank e il Fmi dichiarando che il “multilateralismo è andato troppo lontano”, accusando l'organizzazione internazionale di “gigantismo” e di “inefficienza”.

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Lo scorso anno ha attaccato la decisione di finanziare i programmi anti povertà della Cina: la Cina è il terzo azionista della Banca mondiale dopo Stati Uniti e Giappone. Nell'ultimo anno fiscale, terminato il 30 giugno 2018, la Banca mondiale che ha 189 paesi membri, ha investito circa 64 miliardi di dollari di investimenti nei programmi per i paesi in via di sviluppo.

L’ostilità dell'amministrazione Trump, che critica i piani di sviluppo e quelli legati al cambiamento climatico della World Bank, sarebbe stata determinante nella decisione del coreano Jim Yong Kim, scelto da Obama nel 2012 - a dire il vero, mai diventato popolare anche all'interno dell'organizzazione – di dimettersi da presidente a inizio gennaio, tre anni prima della scadenza del mandato, annunciando il passaggio al fondo di private equity Global infrastructure partners.

Malpass in precedenza aveva lavorato per 15 anni a Bear Stearns, fino ad arrivare a occupare la carica di capo economista nei sei anni precedenti alla crisi subprime. Nel 2007, poco prima del fallimento della banca di investimento americana e della più grave crisi finanziaria dal 1929, sulle colonne del Wall Street Journal difendeva il settore dei mutui subprime. Scriveva: «Le correzioni del mercato immobiliare aumenteranno la durata dell'espansione economica americana».

L'amministrazione Usa, secondo fonti interne, ha già iniziato lunedì un giro informale di consultazioni tra le cancellerie dei paesi europei e tra altri paesi membri del board della World Bank per sostenere la nomina di Malpass. Le stesse fonti della Casa Bianca fanno sapere che non sarebbero emersi da parte europea elementi di contrarietà sulla scelta americana.

Sotto le righe dell'ufficialità diplomatica per la selezione del nuovo presidente dell'organizzazione internazionale a Washington si sta giocando una complessa partita a scacchi. World Bank e Fmi furono create nel 1944 sulle ceneri della seconda guerra mondiale, agli incontri di Bretton Woods. John Maynard Keynes fu tra gli ideatori delle due istituzioni, create per far ripartire l'ordine economico post guerra. Il primo scopo della World Bank fu quello di sostenere la ricostruzione europea. Dalla fine degli anni Sessanta la banca ha spostato i suoi programmi verso lo sviluppo dei paesi poveri.

Per un accordo non scritto, da 75 anni gli europei scelgono il presidente del Fmi, e gli americani il presidente della World Bank. I paesi emergenti chiedono da anni che queste regole vengano cambiate per avere un peso maggiore nell'organizzazione. Dopo la scelta di Christine Lagarde per il Fondo, molti si attendevano una donna con una chiara esperienza internazionale e multilaterale per guidare la banca. Diversi i nomi emersi in queste settimane negli Stati Uniti. Nemat Shafik, direttrice della London School of Economics, egiziana con il doppio passaporto americano e inglese. L'ex ceo di PepsiCo, Indra Nooyi, manager indiana di origine che ha guidato per 12 anni la multinazionale Usa. Dina Powell, egiziana di nascita, executive di Goldman Sachs già consigliere di Trump sulla sicurezza nazionale.

Addirittura a Washington si è parlato anche di Ivanka Trump per la poltrona di presidente, tanto che a metà mese per smentire l'indiscrezione è uscita una nota della Casa Bianca in cui la figlia-consigliera del presidente confermava il suo ruolo nella selezione del candidato, assieme al segretario al Tesoro Steven Mnuchin e al capo dello staff presidenzale Mick Mulvaney. Un nome molto popolare all'interno della World Bank è quello del ceo Kristalina Georgieva, bulgara, già vice presidente della Commissione europea, che ha preso l'interim della presidenza dal primo febbraio, incarico che manterrà fino a quando non verrà deciso il nuovo leader.

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Un possibile compromesso tra Europa e Stati Uniti potrebbe essere quello di lasciare Georgieva come ceo per garantire la continuità con il nuovo presidente.
I paesi emergenti hanno anche loro due candidati: l'ex ministro degli Esteri e delle Finanze nigeriano Ngozi Okonjio-Iweale e il ministro delle Finanze indonesiano Sri Mulyani Indrawati.

Il board della World Bank ha 25 componenti. Il presidente nominato deve ottenere la maggioranza dei voti. Gli Stati Uniti controllano il 16% dei diritti di voto. Il blocco degli altri paesi, compresa l'Unione europea che ha il 26% dei voti, ha la possibilità di bocciare in linea teorica un candidato che si ritenga non abbia le caratteristiche necessarie o apertamente critico alle organizzazioni multilaterali. Il direttivo della banca ha tempo fino al 14 marzo per esprimere il gradimento di Malpass e può presentare fino a tre candidati alternativi.
La partita a scacchi non è ancora conclusa.

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