Sostenibilità ambientale

World Economic Forum: per salvare il Pianeta dalla catastrofe climatica la moda è cruciale

E' la seconda industria più inquinante al mondo. Proprio per questo può fare la differenza. A Davos, il Ceo di Gucci, Marco Bizzarri annuncia il suo progetto

di Redazione

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E' la seconda industria più inquinante al mondo. Proprio per questo può fare la differenza. A Davos, il Ceo di Gucci, Marco Bizzarri annuncia il suo progetto


3' di lettura

«L'industria della moda concorre più o meno al 10% delle emissioni globali, è la seconda industria più inquinante al mondo. Siamo sotto i riflettori, tutto ciò che facciamo ha un peso». Sono le parole con cui il ceo di Gucci, Marco Bizzarri ha aperto il suo intervento al World Economic Forum Davos 2021. Una denuncia precisa – nel cambiamento climatico, nell'inquinamento e sfruttamento del Pianeta, il fashion system gioca un ruolo centrale - che coincide, però, con un ribaltamento di prospettiva: «Questo significa che anche grazie alla visibilità che abbiamo, alle persone che raggiungiamo, possiamo davvero fare la differenza sensibilizzando il pubblico che ci segue». Protagonista della tavola rotonda Building a Net-Zero, Nature-Positive Economy, Bizzarri ha colto l'occasione del Forum per presentare il nuovo Natural Climate Solutions Portfolio di Gucci, che punterà non solo su strategie di contenimento, riduzione e compensazione delle emissioni, ma su attività concrete sul fronte della biodiversità, della lotta alla deforestazione e dell'agricoltura rigenerativa.

La tavola rotonda Building a Net-Zero, Nature-Positive Economy

«Stiamo portando avanti la nostra strategia di sostenibilità lanciata nel 2015. Siamo già dal 2018 carbon neutral in tutte le nostre operazioni e nell'intera catena di fornitura, e nel fare questo abbiamo sempre cercato di monitorare, evitare, ridurre la nostra impronta ambientale e ripristinare, laddove possibile». I dati ufficiali del 2019 parlano di una riduzione di 266.000 tonnellate di CO2e (-706.125 tonnellate di CO2e negli ultimi due anni).

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«Vogliamo ora andare oltre la carbon neutrality investendo in nuovi progetti di agricoltura rigenerativa per incidere ancora di più sulla sostenibilità dell'intera catena di approvvigionamento. Proseguiamo in tre direzioni: continuando a sostenere la conservazione delle foreste, aumentando il nostro impegno di compensazione delle emissioni di gas serra attraverso la difesa delle mangrovie che ci permettono di immagazzinare anidride carbonica fino a dieci volte in più rispetto alle foreste e promuovendo progetti di agricoltura rigenerativa. Dobbiamo sostenere la transizione dall'utilizzo intensivo dell'agricoltura a un'agricoltura rigenerativa perché può aiutare a creare un nuovo modello di business oltre che entrate per gli agricoltori. Stiamo pre acquistando crediti di carbonio dagli agricoltori che così facendo sono a loro volta in grado di investire nelle loro aziende e assicurare la salvaguardia del terreno, assorbendo e non solo riducendo l'emissione di carbonio». L'intervento riguarda 32.000 ettari di terreno e ha l'obiettivo di catturare circa 200.000 tonnellate di CO2 durante l'intera durata del progetto. Dalla rigenerazione al riciclo, un altro progetto interessante riguarda l'apertura di un nuovo e-commerce per articoli second hand in collaborazione con la piattaforma The RealReal.

Non solo emergenza ambientale. Multilateralismo e pandemia sono stati i temi centrali sul tavolo del World Economic Forum di Davos, costretto quest'anno a riunirsi in forma solo virtuale. Sotto il titolo The Great Reset, leader politici ed economici hanno provato a immaginare il mondo di domani e auspicato una ripresa economica socialmente “più inclusiva e più sostenibile” secondo le parole del fondatore Klaus Schwab.

Marco Bizzarri, nel suo intervento, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di un intervento dello stato a supporto delle aziende, in particolare della filiera italiana di piccole e medie imprese.

Marco Bizzarri, ceo Gucci

«Un anno fa era credibile pensare che il settore privato avrebbe potuto percorre la propria strada da solo, ma dopo la pandemia e considerato l'impatto che questa ha avuto su tutta la catena di fornitura - che ha visto molte aziende in difficoltà – è evidente che il privato ha bisogno di lavorare insieme e con il sostegno pubblico. In Italia si sta provando a farlo perché è necessario creare le condizioni per la sostenibilità finanziaria di queste piccole imprese. Soprattutto in Italia che ha un tessuto industriale molto frammentato, fatto di piccole e medie imprese che stanno risentendo fortemente degli effetti della pandemia. È chiaro quindi che non si può più quindi agire da soli, ma insieme».

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