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Contro il climate change Greta non basta. L’Aie: «Siano i governi a guidare»

La crescita delle energie rinnovabili accelererà nei prossimi decenni, ma questo potrebbe non essere abbastanza per mettere un tetto alle emissioni del settore energetico prima del 2040. Lo afferma l'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) invitando a «un cambio di rotta radicale»

di Sissi Bellomo

2' di lettura

Per contrastare il climate change senza rinunciare a sconfiggere la fame energetica non bastano gli emuli di Greta Thunberg, ma ci vuole uno scatto di reni da parte dei governi di tutto il mondo. È questo il messaggio centrale lanciato dall’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) nell’ultima edizione del World Energy Outlook.

L’organismo dell’Ocse, spesso criticato dagli ambientalisti, ha assunto un tono più perentorio sulla necessità di frenare le emissioni di CO2, che vede aumentare almeno fino al 2040 in tutti gli scenari previsionali, compreso quello più ottimista in cui la crescita del fabbisogno di elettricità riesce ad essere soddisfatto al 100% da fonti rinnovabili.

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Nella sfida contro il cambiamento climatico «tutti possono aiutare, ma sono i governi che devono assumere la guida», avverte l’Aie, che quest’anno presenta il suo rapporto mentre Venezia è sommersa da un’acqua alta da record, l’ennesimo fenomeno meteorologico estremo, e mentre gli Usa hanno appena dato l’addio ufficiale agli Accordi di Parigi.

«Le iniziative degli individui, della società civile, delle aziende e degli investitori possono fare una grande differenza – scrive l’Agenzia – ma la maggiore capacità di plasmare il nostro destino energetico è nelle mani dei governi».

Nello scenario “business-as-usual”, quello in cui si applicano solo le misure già in vigore, l’Aie prevede che di qui al 2040 riverseremo nell’atmosfera altre 41,3 Gigatonnellate (Gt) di anidride carbonica (una Gigatonnellata equivale a un miliardo di tonnellate). Lo scenario centrale, in cui le istituzioni daranno seguito agli annunci di politiche più stringenti, comporta nello stesso periodo 35,6 Gt di CO2 extra. Nello scenario iper virtuoso l’incremento si ridurrebbe a 15,8 Gt, ma si tratta di una quantità comunque incompatibile con l’obiettivo di limitare a 1,5° C il rialzo della temperatura globale .

La colpa sarebbe soprattutto delle centrali a carbone, che in Asia spesso hanno una lunga vita residua (e continuano ad essere costruite, senza che nessuno per ora pianifichi un phase-out). Ma la crescita dei consumi di energia primaria – circa il 25% entro il 2040 per l’Aie – da sola basta a a metterci in difficoltà. E l’aumento sarà inevitabile, non fosse altro che per motivi demografici e per il sacrosanto diritto di qualunque abitante del pianeta a superare la povertà energetica.

L’Agenzia Ocse sta comunque diventando più ottimista sulla possibilità di contenere i consumi di petrolio, tanto da prevedere che tra una decina d’anni si arriverà a un plateau della domanda, con una crescita annua di appena 100mila barili al giorno dopo il 2030 (anche se fino al 2025 è atteso un incremento medio di un milione di bg all’anno).

Eliminare il petrolio nei trasporti aerei e marittimi e nella produzione di plastica è troppo difficile secondo l’Aie. In compenso l’Agenzia si è convinta che nell’alimentazione delle automobili il picco della domanda arriverà verso la fine del prossimo decennio. I veicoli elettrici e la crescente efficienza dei motori a combustione entro il 2040 ci eviteranno consumi di greggio per 13 mbg (4 mbg nel primo caso, 9 mbg nel secondo).


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