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La visione di Wp compie 40 anni e chiude il 2022 in crescita del 20%

Intervista a Cristina Calori, co-fondatrice e presidente del gruppo bolognese che ha portato in Italia marchi come Barbour e Woolrich: «Non ci stancheremo mai di scovarne di nuovi»

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Cristina Calori ama collezionare oggetti, mobili, complementi d’arredo e deve trattenersi dall’acquistare archivi aziendali di abiti e accessori. Ma soprattutto, potremmo dire, colleziona marchi, in particolare americani e britannici. Nel 2022 la Wp Lavori in Corso, fondata insieme al padre Giuseppe, ha compiuto 40 anni e la storia della società racconta molto anche dei cambiamenti nello stile di vita - e quindi di abbigliamento - degli italiani. Cristina Calori non ama i riflettori, ma, da autentica bolognese, è una donna allegra, gioviale e autoironica, dote preziosa ma sempre più rara. Non abbastanza persone conoscono la sua storia e quella della sua famiglia, che forse meriterebbe un libro, per l’unicità del progetto Wp nel panorama italiano ed europeo, per i successi raggiunti e per gli innumerevoli incontri fatti nella sua vita personale e di imprenditrice.

Il 2022 era iniziato con gli eventi di Pitti Uomo, dove avete celebrato l’anniversario e dedicato spazio a tutti i brand, di proprietà e in distribuzione. Sarete a Pitti anche nel gennaio 2023?
Certo, è una fiera alla quale sono molto legata e che ha saputo evolversi e restare strategica non tanto per raccogliere ordini, ma per incontrare colleghi, osservatori, creativi. Serve come vetrina per i propri marchi e forse ancora di più per farsi un’idea o intuire dove sta andando il mondo. Certo, bisogna saper osservare e, a volte, non aver paura di cambiare.

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Tra i tanti brand che avete portato in Italia c’è Woolrich. Avevate iniziato con la distribuzione, poi l’avevate comprato e infine l’avete venduto. Rimpianti?
Come dicevo, non bisogna avere paura di cambiare e a volte di cogliere opportunità che ne possono aprire altre. La maggioranza di Woolrich Inc. era stata acquisita nel novembre 2016 da Woolrich Europe, una società del nostro gruppo, al tempo licenziataria del marchio per Europa e Asia. Un anno dopo erano entrati i giapponesi di Goldwin e nel 2018 è stata la volta del fondo L-Gam. Non è stato facile, certo, separarsi da un marchio in cui abbiamo creduto e investito tanto, ma l’operazione ci ha permesso di concentrarci sugli altri marchi in portafoglio e di liberare energie, anche creative. E non mi stancherò mai di fare scouting: ogni volta che vado negli Stati Uniti, oltre a pensare a come far crescere Wp in quel mercato ultra competitivo, vedo brand interessanti sui quali comincio a ragionare. O a sognare.

È un momento di cambiamenti ai vertici creativi, e non solo, delle aziende dell’industria globale della moda. Cosa ne pensa?
In effetti nel giro di poche settimane sono arrivate molte notizie a sorpresa: Raf Simons che chiude il suo marchio, Alessandro Michele che lascia Gucci, Andrea Guerra nuovo ceo del gruppo Prada e, per restare al settore più vicino a Wp, Steve Rendle che lascia la guida del colosso americano di casualwear e outwear Vf. Non so se sia una semplice combinazione o stia succedendo qualcosa di trasversale, per così dire. Noi siamo rimasti un’azienda a conduzione famigliare, potremmo dire, ma aprendoci a manager e competenze esterne. Le mie due figlie e mio fratello lavorano in azienda, in armonia con Paolo Corinaldesi, il nostro amministratore delegato. Credo che il nostro sia di Wp, se c’è, sia un’affinità di gusti, visioni del mondo e dei rapporti tra le persone. Nel 2020 e 2021 è stato difficile per tutti, nel settore della moda e non solo: la solidità della nostra squadra ci ha fatto superare le difficoltà emotive e ovviamente oggettive, economiche. Abbiamo anche sviluppato progetti che erano solo embrionali, come l’e-commerce, e nel 2022 siamo tornati a crescere: chiuderemo l’anno con un fatturato di 50 milioni, il 20% in più rispetto al 2021.

Ci sono progetti anche per il retail fisico?
Un altro addio difficile è stato quello al nostro storico negozio di Milano in via Borgogna, a due passi da piazza San Babila, un multibrand a insegna Wp. Ma i lockdown e poi gli infiniti lavori per la metropolitana ci hanno convinto a cercare un’altra location, che presto annunceremo. In città comunque abbiamo negozi a insegna Barbour, brand che sta andando benissimo, anche per la donna e il bambino, e a insegna Baracuta.

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