VERSO IL DECRETO

Writer e vandali al lavoro gratis per risarcire i danni alle città

di Marco Ludovico

Vandali al Colosseo

2' di lettura

Lotta ai writers e a chi deturpa le città. Con una formula inedita: dovranno ripulire o riparare i danni. Di più: il giudice, dopo la sentenza definitiva, potrà disporre un'attività di lavoro svolta gratis in favore della collettività per il tempo equivalente al risarcimento del danno. La novità è prevista dalla bozza del decreto legge sulla sicurezza urbana oggi all'esame del Consiglio dei ministri su proposta del titolare del Viminale, Marco Minniti. Nel testo in bozza è l'articolo 16, intitolato «Modifiche all’articolo 639 del codice penale». L’articolo 639 è intitolato «Deturpamento o imbrattamento di cose altrui».

Nei casi di recidiva si applica la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa fino a 10.000 euro

Multe fino a 10mila euro per i recidivi
Prevede che «se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro». Inoltre «nei casi di recidiva per le ipotesi di cui al secondo comma si applica la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa fino a 10.000 euro».

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Ripulitura dei luoghi a carico dei writer
Il testo del Viminale modifica e integra le sanzioni. Stabilisce che in questi casi «il giudice dispone l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi ovvero, qualora ciò non sia possibile, l’obbligo a sostenerne le relative spese o a rimborsarne quelle a tal fine sostenute».

Previste anche attività utili gratuite in favore della collettività
Può accadere tuttavia che il danno - se avviene su monumenti, per esempio - abbia un valore ingente. Così il ministero dell'Interno propone una soluzione quasi “esemplare”: «Se il condannato non si oppone» il giudice in alternativa al risarcimento può disporre che il condannato svolga una «prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato comunque non superiore alla durata della pena sospesa». Lavorare gratis, insomma, per una forma di indennizzo al danno fatto subire alla comunità dei cittadini.

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