scambi internazionali

Wto, la guerra di Trump e la frenata globale congelano il commercio

di Gianluca Di Donfrancesco


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Roberto Azevedo, direttore generale Wto

3' di lettura

L’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) taglia le stime di crescita degli scambi internazionali di oltre un punto percentuale, abbassando le previsioni per il 2019 al 2,6%. In conferenza stampa, il segretario generale, Roberto Azevedo, ha affermato che il risultato non dovrebbe cogliere nessuno di sorpresa, «date le tensioni commerciali» degli ultimi due anni. Al di là dei dazi e delle restrizioni commerciali effettivamente adottate, sottolinea la Wto, la sola minaccia di tariffe «può avere effetti reali, aumentando l’incertezza e scoraggiando gli investimenti». In precedenza, la stima di crescita per il 2019 era stat ipotizzata al 3,7%.

Secondo il capo economista della Wto, Robert Koopman, il peggio potrebbe ancora arrivare, se il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, andrà avanti con il suo piano di imporre dazi sulle importazioni di auto. «L’interscambio tra Usa e Cina vale il 3% del commercio mondiale. Il commercio del settore auto vale circa l’8%», ha sottolineato Koopman.

Per l’anno prossimo, la Wto si aspetta un modesto rimbalzo al 3%. A pesare, però, non è solo la guerra commerciale scatenata dagli Stati Uniti su vari fronti (dalla Cina, al Messico, all’Europa): nel suo rapporto annuale, presentato oggi nel quartier generale di Ginevra, la Wto fa infatti riferimento anche al rallentamento globale (che però è in parte causato dalle stesse tensioni commerciali), alla volatilità dei mercati finanziari e al cambio di modello economico della Cina, che sta cercando di spostare il proprio baricentro dall’attività manifatturiera ai consumi e ai servizi.

LA FRENATA

Dati in percentuale

LA FRENATA

Sulle prospettive del commercio mondiale pende anche la spada di Damocle della Brexit. Gli effetti, spiega la Wto, dipenderanno dalla natura dell’accordo che alla fine sarà raggiunto tra Bruxelles e Londra (se ce ne sarà uno). In ogni caso, «una riduzione degli investimenti nel Regno Unito è probabile nella gran parte degli scenari della Brexit e questo condurrà a una riduzione della capacità produttiva nel Paese».

Nel 2018, il commercio è cresciuto del 3% (secondo le stime preliminari diffuse oggi), molto al di sotto delle previsioni del 3,9% rilasciate a settembre e dopo il 4,6% del 2017. È stato determinante il quarto trimestre, quando gli scambi sono addirittura diminuiti dello 0,3%. Uno dei pochi elementi a sostenere il volume degli scambi nel 2018, si legge nella nota diffusa dalla Wto, è stata la crescita delle importazioni degli Stati Uniti, salite del 5%, nonostante i dazi applicati e minacciati dalla Casa Bianca. «Le aumentate tensioni commerciali - si legge nella nota diffusa dalla Wto - non possono spiegare per intero la frenata registrata nel 2018, ma indubbiamente hanno giocato un ruolo importante, spingendo consumatori e imprese ad anticipare gli effetti delle misure» restrittive via via annunciate.

Azevedo ha difeso il ruolo della Wto e del sistema multilaterale, minacciato dalla aggressiva politica adottata dall’Amministrazione Trump, che ne sta boicottando il sistema di soluzione delle dispute, fino a portarlo sull’orlo del collasso. «Se dimentichiamo l’importanza fondamentale di un sistema commerciale basato su regole certe, rischiamo di indebolirlo e questo - ha sottolineato Azevedo - sarebbe un errore storico con ripercussioni su occupazione, crescita e stabilità nel mondo».

Gli economisti della Wto hanno cercato di misurare l’impatto nel medio termine di un conflitto commerciale ad ampio raggio, con dazi imposti da tutti Paesi. Questo «peggiore scenario possibile» porterebbe a una perdita di 2 punti percentuali di Pil mondiale e a un calo degli scambi commerciali del 17%. Praticamente l’impatto avuto dalla crisi finanziaria nel 2009, quando il Pil arretrò del 2% e il commercio del 12%.

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