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X Factor al via: fuori Mariam. Oltre Marco (e Mika) la noia

Prima puntata di live show senza grosse emozioni: Sfera Ebbasta, Malika Ayane e Samuel ancora in fase di rodaggio, così l’ex giudice si prende la scena. Tra i concorrenti spicca il cooperante con la chitarra. Orfano del salvinismo

di Francesco Prisco

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Marco esegue «Sugar Man» a X Factor: sua la migliore prestazione alla puntata di avvio

Prima puntata di live show senza grosse emozioni: Sfera Ebbasta, Malika Ayane e Samuel ancora in fase di rodaggio, così l’ex giudice si prende la scena. Tra i concorrenti spicca il cooperante con la chitarra. Orfano del salvinismo


3' di lettura

Anche i migliori format invecchiano e, salvo evoluzioni clamorose, rischiano di morire di noia. Per dare una bella scossa a X Factor, talent show giunto alla 13esima edizione italiana che giovedì 24 ottobre ha esordito su Sky Uno, occorrerebbe una svolta tipo Rollerball, film futuribile del 1975 in cui lo spettacolo più seguito in Tv era uno sport velocissimo e senza esclusione di colpi. La prima puntata si è conclusa con l’eliminazione di Mariam ma, a parte la performance di Marco, ci è calata spesso la palpebra.

Quando i giudici non funzionano
Del resto, che vuoi fare? I meccanismi sono quelli: se i giudici funzionano e sul palco il talento abbonda, lo show sta in piedi. I nuovi giudici dell’edizione 2019, almeno per quello che si è visto finora, sono ancora in fase di rodaggio. Sfera Ebbasta è un ragazzo simpatico, ma in quanto a musica gli mancano i fondamentali. Samuel i fondamentali ce li ha, ma non è abbastanza tagliente quando si tratta di stroncare. Malika Ayane, quando non canta, non sempre riesce a esprimersi efficacemente e i brani affidati a due dei suoi tre concorrenti gridano vendetta. Tradotto: aridatece Morgan e Elio ma pure un Manuel Agnelli qualsiasi andrebbe bene.

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Meno male che Mara c’è
E meno male che Mara c’è: in questa valle di lacrime la Maionchi, eredità degli anni in cui il format funzionava eccome, stravince. Ok, non conosce Don’t look back in anger ma chi non ha mai peccato scagli la prima pietra. E meno male che c’è pure Alessandro Cattelan, la solita garanzia nei panni di conduttore. Aspettando quel Sanremo che, se esiste una giustizia, prima o poi gli affideranno. Valida, quindi, venne l’ospitata di Mika, ex giudice sempre in palla che riporta in quota la puntata. Quanto alla confezione scenografica, Simone Ferrari è un maestro e non lo scopriamo certo oggi.

Mariam, prima eliminazione a X Factor 13

L’eliminazi0ne di Mariam
Il deficit di talento dei concorrenti è un altro punto debole di questa edizione. È stata eliminata Mariam Rouass, Under Donna che aveva eseguito una scolastica versione della Juice di Lizzo. Al ballottaggio si è trovata davanti la compagna di squadra Giordana (Jocelyn Flowers), vittima del difficile equilibrio tra l’arpa che suona e la voce prepotente che si ritrova, ed Enrico, messo pesantemente in difficoltà da Love will tear us apart, brano che probabilmente neanche aveva capito. Mika, giudice supplementare, ha deciso di salvare Giordana, storia troppo interessante perché finisse sul nascere. Il pubblico, interpellato dal meccanismo del tilt, ha salvato Enrico che ha ben figurato con la Make You Feel My Love di un tardo Bob Dylan.

Lorenzo esegue «Don’t look back in anger»

Marco il cooperante, «orfano» del salvinismo
«Cerco il talento», direbbe un novello Diogene in giro per l’X Factor Dome di Monza indossando una botte. Ce n’è pochissimo, lo abbiamo detto, ma quel poco che c’è, vuoi o non vuoi, è affidato alle mani sapienti di madre Maionchi. A cominciare da Marco, il cooperante con l’acconciatura dreadlock che, in sede di qualificazioni, Sfera Ebbasta non sapeva come collocare (!). Commovente la sua interpretazione, chitarra e voce, della Sugar Man di Sixto Rodriguez. Il ragazzo ha un solo problema: Matteo Salvini non è più ministro degli Interni. Un anno fa, di questi tempi, sai che dibattiti sui ragazzi delle ong con la passione per la musica. E poi Nicola, pure lui Over, esplosivo su This is America di Childish Gambino. Terza performance migliore della serata per quanto ci riguarda, quella dell’Under Uomo Lorenzo alle prese con una versione intimista di Don’t look back in anger degli Oasis. Delicatissima. Che inventarsi per movimentare le prossime puntate? Un consiglio spassionato a Fremantle: insista con le ospitate dei vecchi giudici. L’esperimento Mika ha funzionato: quando la squadra non gira, meglio buttare nella mischia un «senatore» che spizza la palla di testa e la mette in rete. Tanto alla fine conta il risultato.

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