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Xacus ripensa le camicie per nuovi stili di vita

Vestibilità diverse e collezioni razionalizzate per ripartire

di Silvia Pieraccini

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Legacy.  La capsule segna il legame con il passato, con quel know how che è parte del dna del marchio

Vestibilità diverse e collezioni razionalizzate per ripartire


2' di lettura

«Abbiamo una lunga storia, un posizionamento solido soprattutto sul mercato interno, un nuovo stabilimento produttivo appena completato in Albania: siamo pronti a ripartire appena il mercato riprenderà slancio». Paolo Xoccato, amministratore delegato di Xacus, l’azienda vicentina di famiglia fondata nel 1956 e specializzata in camicie di fascia alta (all’83% da uomo), non nasconde la palude in cui sono immerse le aziende della moda. Alle spalle c’è l’anno della pandemia; il presente è assorbito dalla campagna vendite per l’autunno-inverno 2021-2022 che s’annuncia come la più difficile degli ultimi decenni. I negozi sono sommersi di rimanenze e i saldi sono stati deludenti; davanti si staglia un futuro incerto proprio a causa del virus e dei vaccini a singhiozzo.

Eppure Xacus ha costruito una collezione invernale ricca di proposte («non è una collezione da pandemia», sorride l’imprenditore), che rispetto al passato elimina qualche ridondanza stilistica ma soprattutto – questa è la vera differenza – si focalizza su camicie più morbide, informali, divertenti, legate alla stagione, attente alla sostenibilità e alle performance (non-stiro, antibatterico, traspirabile). Sono capi in linea col nuovo stile di vita al tempo del Covid, che ha penalizzato il segmento più formale e elegante a vantaggio della comodità.

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«Naturalmente siamo stati più attenti ai costi, ma non abbiamo inciso sul risultato finale – spiega Xoccato che prevede un primo semestre dell’anno ancora incerto e, se la campagna vaccinale partirà spedita, ipotizza l’avvio della ripresa nel secondo semestre –. Speriamo che riprendano viaggi, eventi, matrimoni, feste per rimettere in moto i consumi: è l’unico modo per ripartire».

Xacus ha chiuso il 2020 con un calo di circa il 20%: il fatturato aggregato (per il 40% riconducibile all’estero) è sceso sotto i 20 milioni , mentre il risultato è in sostanziale pareggio. L’obiettivo è tornare ai livelli pre-Covid entro il 2022, massimo 2023. Quest’anno la prospettiva è di consolidamento, ma c’è la convinzione di avere gli strumenti giusti per ripartire. «Non abbiamo interrotto gli investimenti – conclude Xoccato – e abbiamo appena completato la costruzione di un nuovo stabilimento di 12mila metri quadrati a Tirana, frutto di un progetto di sostenibilità sociale e ambientale, che produce camicie uomo e donna e che sarà il nostro motore per i prossimi dieci anni. Abbiamo sempre avuto un’anima industriale e la gestione industriale, in questa fase, farà la differenza».

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