Tra Russia e Cina

Xi e Putin prorogano gli accordi di «cooperazione e buon vicinato»

La videoconferenza tra Mosca e Pechino si è svolta con un sistema chiuso: «Trattative top secret - dice il portavoce del Cremlino - a conferma di una relazione particolarmente stretta»

di Antonella Scott

(REUTERS)

3' di lettura

Quando Vladimir Putin e Xi Jinping si incontrano - cosa che avviene molto spesso, sia pure ultimamente a distanza - i toni altisonanti tra i due «migliori amici» non mancano mai. Due anni fa, in occasione del 70° anniversario delle relazioni diplomatiche, il presidente russo si disse compiaciuto per il fatto che il legame tra Russia e Cina era salito a «livelli senza precedenti». Un percorso di avvicinamento che si è intensificato, suscitando la preoccupazione di americani ed europei.

L’occasione per ritrovarsi è stata il 20° anniversario del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione tra Mosca e Pechino, firmato nel luglio 2001 da Putin e dal leader cinese di allora, Jiang Zemin. Con una dichiarazione congiunta, Putin e Xi ne hanno annunciato ufficialmente la proroga (anche se solo per cinque anni): il Trattato «si allinea con gli interessi fondamentali di entrambi i Paesi», ha detto Xi al «caro, vecchio amico».

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Cina e Russia, ha aggiunto il presidente cinese nel collegamento con Mosca, «hanno collaborato strettamente per iniettare energia positiva nella comunità internazionale e dare l’esempio di un nuovo tipo di relazioni internazionali, nel mezzo di un contesto di mondo che sta entrando in un periodo di rapidi cambiamenti e sviluppi, con molteplici crisi». Citato dall’agenzia Tass, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov è sembrato voler enfatizzare una volta di più la particolarità del legame e dell’occasione: la videoconferenza, ha spiegato Peskov, si è svolta in collegamento video chiuso, «che consente di condurre trattative top secret». A conferma della «natura speciale e riservata della relazione di partenariato di tra i nostri Stati».

Come Xi, anche Putin ha esaltato il coordinamento tra Russia e Cina e il ruolo «stabilizzatore» che svolge negli affari globali segnati da «una crescente turbolenza geopolitica, la rottura degli accordi sul controllo degli armamenti, il crescente potenziale di conflitto nel mondo». Putin ha citato un meccanismo di coordinamento bilaterale «unico», a più livelli, con contatti regolari tra leader e capi di governo, cinque commissioni intergovernative, varie forme di dialogo a livello parlamentare e regionali. «Tutto ciò aiuta a risolvere eventuali problemi che possano sorgere tra le parti», ha spiegato Putin.

Un altro segnale indicativo del riavvicinamento è il fatto che recentemente non ha escluso la possibilità di stringere una vera alleanza militare con Pechino, qualcosa che non si era mai ipotizzato in precedenza. Ora, oltre a una maggiore disponibilità russa a vendere sistemi di armamenti alla Cina, anche a rischio di “copiature”, sono sempre più frequenti le occasioni di esercitazioni militari congiunte tra le forze armate russe e l’Armata popolare.

Nel sottolineare con enfasi lo stretto legame con la Cina, Mosca vuole dimostrare le proprie alternative agli europei spaccati sull’opportunità di riavviare un dialogo diretto con Putin, e agli americani che hanno voluto il summit tra Putin e Biden, il 16 giugno scorso a Ginevra, per stabilizzare le relazioni con la Russia prima di portare la Cina al centro dell’attenzione globale. Come scrive il South China Morning Post, la Casa Bianca sta cercando di evitare «lo scenario da incubo di una guerra su due fronti con entrambe le potenze rivali. La speranza di Washington è impedire che Mosca scivoli ulteriormente nell’orbita cinese».

La situazione offre a Vladimir Putin diverse possibilità di manovra: anche se, al di là delle professioni di amicizia, il legame tra russi e cinesi è segnato da sempre dalla diffidenza e la rivalità naturale per due potenze territorialmente confinanti, e ora dallo squilibrio per il diverso peso delle due economie. Un’asimmetria destinata ad aumentare, a rischio della Russia, man mano che il legame si approfondisce, e con esso il peso contrattuale di Pechino. Come ha riferito il sottosegretario americano agli Esteri Victoria Nuland, a Ginevra lo stesso Biden avrebbe avvertito Putin: ti conviene aumentare la tua dipendenza dalla Cina?

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