il vertice in florida

Xi e Trump potrebbero trovare un terreno d’intesa sugli investimenti

dal nostro corrispondente da Pechino Rita Fatiguso

(AFP)

2' di lettura

È il giorno del faccia a faccia tra i presidenti delle due più grandi potenze economiche mondiali. L’obiettivo, per il presidente Xi Jinping (e per la Cina) è quello di contribuire alla riscrittura delle regole dell’economia dell’era Trump: yuan debole, dazi all’import-export, investimenti bilaterali.
Donald Trump ha mosso per primo, non è detto che vinca la partita, ma questa è la lista della spesa che Xi presenta al suo collega americano. L’augurio, dal punto di vista del galateo, è che i due depongano le armi e si parlino nella maggiore discrezione possibile.

Gli esperti del ministero del Commercio cinese sono all’opera da giorni per cercare di trovare soluzioni adatte a invertire la rotta rispetto alle dichiarazioni protezionistiche americane. Sanno bene che se Donald Trump dalle parole passasse ai fatti per la Cina sarebbe un colpo ferale, almeno in prima battuta. Un’idea praticabile sarebbe quella di riprendere il controllo del meccanismo degli investimenti bilaterali, trovando un accordo sulle acquisizioni di asset . Se la manovra dovesse riuscire sarebbe un modo per bloccare la tesi di Trump secondo la quale la Cina è l'unica e sola colpevole del deficit commerciale americano. Trump, dal canto suo, potrebbe “spingere” su Xi per ottenere una maggiore apertura nell’accesso al mercato cinese, proprio a partire dalle acquisizioni.

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Uno studio sull’evoluzione degli investimenti reciproci Cina-Usa dai tempi di Deng Xiaoping, realizzato e reso noto qualche settimana fa dalla Camera di commercio americana a Shanghai, dimostra il rallentamento del processo di investimenti reciproci. E anche la sproporzione delle forze in campo, i cinesi hanno finora prodotto 100mila posti di lavoro negli Usa, questi ultimi un milione e mezzo in Cina. Oggi la Cina vuole investire negli Usa, gli Usa hanno enormi asset da vendere. Cosa aspetta Trump?

Mentre gli Usa hanno dato prova di buona volontà dando l’ok all’acquisizione di Syngenta da parte di ChemChina, molti asset sono (e rimangono) formalmente sul mercato, tra questi Westinghouse Electric in stato fallimentare dalla fine di marzo, potrebbe esserci pronto un acquirente cinese ma di questi tempi la prudenza è d’obbligo; Alibaba, com’è noto, sta cercando in tutti i modi attraverso Ant Financial di acquisire MoneyGram.

Il terreno degli investimenti reciproci tirerebbe in ballo anche il problema di decidere quali investimenti sono utili e quali no. Quali toccano la sicurezza nazionale e quali no.

Forse questo è l’unico terreno di scambio negoziabile in questo momento. Trump potrebbe almeno accogliere gli investimenti cinesi in settori a basso contenuto tecnologico che non sono una priorità per il presidente degli Stati Uniti. Donald Trump spera la Cina investirà nella produzione negli Stati Uniti e in altri settori che non sono direttamente collegati al militare o a all’alta tecnologia o in cui gli Stati Uniti non vogliono investire. Questo è un terreno praticabile. Ammesso che in Trump non prevalga la voglia di mostrare i muscoli in funzione anti-Cina in primis ai suoi sostenitori nel Congresso.

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