ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl XX Congresso

Xi Jinping, l’imperatore nell’era dell’instabilità cinese

Alla vigilia del XX Congresso del Partito comunista cinese Xi si presenta più forte che mai ma i nodi strutturali dell’economia cinese non sono risolti

di Rita Fatiguso

In Cina inediti striscioni di protesta contro Xi Jinping

4' di lettura

La fortuna non arriva mai per caso. Quella di Xi Jinping, come in un noir, si manifestò un anno prima del 18esimo Congresso nazionale che dieci anni fa gli avrebbe consegnato le chiavi del Partito e del Paese, con la scoperta in un hotel di Chongqing del cadavere di Neil Heywood. L’anno era il 2011. Il businessman inglese era legato a doppio filo alla famiglia dell’astro nascente della politica cinese Bo Xilai, l’erede di Bo Yibo, tra gli otto uomini d’oro che governarono la Cina alla morte di Mao Zedong e che, dopo aver spalleggiato Jiang Zhemin, tesseva nell’ombra le sorti del più brillante dei suoi rampolli.

Si scoprì che ad avvelenare Heywood era stata la moglie di Bo Xilai, Gu Kailai. Fu l’inizio di una serie di scandali che lo misero fuori gioco, sgombrando la strada al concorrente Xi Jinping.

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Il colpo di fortuna

Ai grandi elettori del Congresso, Jiang Zhemin in testa, non rimase che votare il candidato meno appariscente: il grigio funzionario con laurea in ingegneria chimica, stage in una fattoria di maiali dello Iowa e sorriso rassicurante, l’outsider Xi, sbucò a sorpresa dai pesanti drappeggi di velluto rosso del Palazzo del Popolo. Peng Liyuan, sua moglie, famosa cantante folk, all’epoca era molto più popolare di lui.

Ma il figlio di Xi Zhongxun, il dirigente che per conto del riformista Deng Xiaoping andò dai pescatori del villaggio di Shenzhen a spiegare che potevano diventare ricchi come quelli della dirimpettaia Hong Kong, si è rivelato un politico razionale e pragmatico che ha capitalizzato ben presto la fortuna di poter governare una Cina che macinava utili, con una locomotiva che marciava e inquinava ma tirava, eccome.

La prima cosa fu consolidare il potere, eliminare i potenziali nemici, usare l’anticorruzione per ripulire il Paese, sfibrare le correnti interne e coagulare attorno a sé un nuovo gruppo di potere. All’esterno, lancio del Go Global, della Belt and Road eurasiatica, della Banca Aiib, con il multilateralismo a tutto campo e l’espansione africana.

Inizio difficile

Tutto ben raccontato nelle collane “Xi Jinping e la Governance della Cina” che inaugurava la narrativa sulla sua persona e sull’orgoglio nazionalista ritrovato. Non fu semplice ingranare, i nemici interni opposero resistenza, il fido Wang Qishan lo sostenne nella caccia a “tigri e mosche” e alle “volpi” scappate all’estero col bottino, ma quando una macchina uigura kamikaze andò a schiantarsi sul ritratto di Mao Zedong della Tienanmen seguirono giorni difficili. Il malcontento della popolazione contro l’inquinamento iniziò a serpeggiare. Ferale il crollo delle borse cinesi, nell’agosto del 2015, quando per 24 ore il mondo aspettò invano un segnale da Pechino mentre 5 trilioni di dollari andavano in fumo. Alla chiusura del primo quinquennio al potere arrivò l’imprevedibile nuovo presidente Donald Trump a guastare la festa, con i suoi dazi stellari e le telefonate di congratulazioni all’odiata presidente di Taiwan, Tsai Ing-Wen, il decoupling delle filiere produttive, le liste nere delle società cinesi colluse con la Difesa, le mosse nei mari del Sud della Cina.

In parallelo Xi Jinping, il politico con il più grande cumulo di cariche mai visto della Cina contemporanea, da core leader a comandante in campo, arrivò al giro di boa del secondo mandato con una squadra plasmata a sua immagine, fatte alcune eccezioni come Wang Yang, Hu Chunhua, Han Zheng. E il premier Li Keqiang, destinato al pensionamento. Nel frattempo cresceva l’immagine del grande padre che si occupa dei suoi figli e lotta contro la povertà.

Via il limite del doppio mandato

Con il 19esimo Congresso il colpo da maestro: l’assise approvò la modifica costituzionale che faceva saltare il tetto al doppio mandato da segretario del partito e oggi Xi ne coglie i frutti. Il terzo round è scontato. Ma l’ultimo quinquennio ha segnato il declino della Cina dei record, esacerbato dagli effetti della filosofia dello sviluppo ordinato del socialismo con caratteristiche cinesi scritto a caratteri cubitali nel 14esimo piano quinquennale. Separazione di finanza da e-commerce e controllo assoluto su dati personali, flussi di informazioni destinate all’estero, movimenti delle persone, perchè dalla finestra del web possono entrare anche le mosche.

Lo shock della pandemia

Peccato che sia sopraggiunto un fattore impensabile, la pandemìa da coronavirus che ha messo il mondo e la Cina in ginocchio agli inizi del 2020, epicentro Wuhan, e con le varianti anche nel 2022. Nel frattempo, vecchi problemi sono giunti a maturazione, lo scoppio della bolla immobiliare che ha seminato il panico tra investitori esteri e risparmiatori, innescando il primo sciopero dei mutui della storia della Cina. E l’instabilità politica mondiale con tensioni belliche sempre più forti all’orizzonte, il fianco scoperto di Taipei visitata dalla speaker Nancy Pelosi.

Il quinquennio delle incognite

La stabilità politica del terzo mandato diventa un fattore di garanzia anche se il quasi settantenne Xi Jinping, finora, ha cooptato alleati senza allevare eredi, lasciando in panchina i leader della sesta generazione nati negli anni Sessanta. Il vertice di Samarcanda il mese scorso è stato un capolavoro di pragmatismo, tenere a bada un alleato guerrafondaio come Vladimir Putin, rinsaldare i legami con gli ex Stati sovietici ricchi di materie prime e, sembra, declinare anche l’offerta di un incontro con il Papa di passaggio da quelle parti, è cosa non da poco. Tuttavia ora parte il quinquennio delle incognite, crescita risicata, debito e inflazione in aumento, la cappa dell’autarchia tecnologica, i focolai di Covid-19, gli stranieri in fuga, la denatalità. La Cina ha più problemi interni di quanti non ne racconti, terreno fertile perché il caso prenda il sopravvento sulla fortuna.

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