ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGuerra dei semiconduttori

Xi Jinping nomina Liu He a capo della nuova task force sui chip

Il leader del Gruppo di stabilità finanziaria e grande negoziatore del trade deal con gli Usa dovrà guidare la Cina verso l’autosufficienza tecnologica

di Rita Fatiguso

3' di lettura

La mossa è strategica. Il fronte dell’autosufficienza nel mercato dei semiconduttori è cruciale per la Cina, primo mercato per consumo di microchip, i cui campioni tecnologici come Smic e Huawei sono finiti nella black list americana del presidente Biden. Il core leader Xi Jinping ha affidato al vice premier Liu He, uomo di sua strettissima fiducia, il compito di gestire la transizione cinese verso l’autarchia tecnologica nel campo dei microchip. Liu He da tre anni è leader del Gruppo di stabilità finanziaria del Paese e capo negoziatore nel commercio con gli Usa.

Una task force per i chip di terza generazione

Il leader del Gruppo di stabilità finanziaria e capo negoziatore del trade deal con gli Usa dovrà governare la Cina verso l’autosufficienza tecnologica dribblando le sanzioni imposte dagli Usa.

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Pechino sente il fiato sul collo della competizione specie con Usa, Corea e Giappone, nasce così una task force dedicata allo sviluppo dei nuovi chip e allora, a guidarla, chi meglio di Liu He, master ad Harvard, coetaneo e sodale di Xi dai tempi della gioventù, vice ministro peraltro già a capo del gruppo di stabilità finanziaria che monitora un mercato da 5 trilioni di dollari nonchè le trattative nel commercio con gli americani?

La riforma del settore high-tech è considerato un elemento chiave nel Piano quinquennale 2021-25, i nuovi materiali e un adeguato supporto finanziario potranno essere di aiuto nell’individuare la via verso l’autonomia cinese. In un incontro di alto livello a maggio Liu He aveva parlato della concorrenza tecnologica come una questione “di sopravvivenza”.

Aggirare la trappola delle sanzioni americane

Il compito di coordinare quel vasto programma ora spetta a Liu, che deve monitorare le risorse stanziate e guidare la strategia nazionale per aiutare la Cina a raggiungere l’indipendenza dai chip.

Le sanzioni americani hanno colpito duramente già dai tempi di Donald Trump Huawei nel business degli smartphone ma anche nel versante dei chip, in particolare nella transizione di Huawei's HiSilicon verso un upgrade qualitativo.

La supply chain per la Cina è fondamentale, ma non esiste un Paese al mondo in grado di far da sè. Non ancora, almeno. Le sanzioni americane hanno messo a nudo i limiti di Pechino, che adesso va al contrattacco.

Un trilione di dollari è stato iniettato in nuove iniziative, ma un’industria dei semiconduttori richiede tempo e capacità per essere messa a punto. Il Governo aveva messo in chiaro che non avrebbe finanziato iniziative velleitarie.

Ben 62 milioni di dollari sono stati canalizzati solo per studiare i chip di terza generazione. Diverse filiali di China Electronics Technology Group Corp. e China Railway Construction Corp. – organizzazioni già sanzionate dagli Stati Uniti – sono però tra le aziende sostenute dallo stato.

Un altro gigante legato al governo, China Electronics Corp., è tra i leader nello sviluppo di chip di terza generazione, grazie ai suoi investimenti in aziende più piccole tra cui CEC Semiconductor Co. Utilizzando la propria tecnologia interna, CEC Semiconductor produce prodotti a base di carburo di silicio, dispositivi di alimentazione che possono funzionare a 200 gradi Celsius (360 gradi Fahrenheit) per una serie di settori chiave, dalle telecomunicazioni alle auto elettriche, riducendo la dipendenza della Cina da fornitori esteri come Infineon Technologies AG, Rohm Co. e Cree Inc.

Le contromosse dei concorrenti sui chip

Il presidente Joe Biden ha elaborato dal canto suo un piano da 52 miliardi di dollari per rafforzare la produzione nazionale di chip, invitando gli alleati a unirsi ai controlli sulle esportazioni per frenare la spinta di Pechino verso l’autosufficienza tecnologica.

Nazioni come la Corea del Sud e aziende leader come Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. hanno replicato con propri piani di spesa, alimentando la corsa per agguantare la leadership nel settore e contrastare i disegni cinesi.

La Cina con la nomina di Liu He rinnova però le grandi ambizioni sui chip affrontando una serie di sfide, dallo sviluppo tecnologico alla gestione razionale di ingenti investimenti di capitale.


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