CINA

Xi al timone «senza scadenza»: il partito non indica l’erede

di Gianluca Di Donfrancesco

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Il presidente cinese Xi Jinping


2' di lettura

Xi per sempre. L’uomo forte di Pechino, il presidentissimo che ha dedicato ampia parte del suo primo mandato alla guida del Paese a raffozare il proprio potere, chiude il 19° Congresso del Partito comunista cinese con una svolta netta. Per la prima volta in circa 25 anni, il Congresso si è astenuto dall’indicare il delfino, colui che al termine del prossimo mandato di cinque anni dovrebbe prendere il posto dell’attuale leader alla guida del partito e dello Stato. Xi punta così a restare al potere a tempo indefinito, dopo aver già fatto inserire nella Costituzione la propria dottrina sul socialismo, insieme al progetto della «Nuova Via della Seta».

Cina, Xi Jinping apre il Congresso del Partito comunista

Cina, Xi Jinping apre il Congresso del Partito comunista

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Con Xi Jinping (64 anni) segretario generale del partito, il Comitato permanente del Politburo, presentato a ranghi completi alla stampa nazionale ed estera, mantiene la composizione a sette membri. Resta anche il premier Li Keqiang (62 anni), promotore di politiche economiche liberali. Entrano Li Zhanshu (67 anni), attualmente una sorta di capo di Gabinetto di Xi; Wang Yang (62 anni), vice premier; Wang Huning (62 anni), a capo del Central policy office; Zhao Leji (60 anni), finora a capo della Organizzazione del Pcc per l’assegnazione degli incarichi; Han Zheng (61 anni), a capo del Partito di Shanghai. Il Comitato permanente guiderà fino al 2022 la Cina, quando il 20° congresso rinnoverà le cariche di vertice del Pcc. Nei suoi ranghi non compaiono soltanto uomini vicini a Xi, come alcuni si aspettavano, ma anche funzionari con ampia esperienza e legami con le altre correnti del Partito.

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Manca quindi un componente “giovane” nella squadra di vertice, il delfino candidato a prendere il posto di Xi tra cinque anni. Quella della designazione del successore dopo il primo mandato è una pratica rigidamente seguita dal Pcc a partire dagli anni 90, per dare stabilità e prevedibilità alla guida di un Partito che non ha procedure formali per governare il ricambio. Fu Deng Xiaoping a introdurla, nel tentativo appunto di stabilizzare il partito dopo i fatti di Piazza Tiananmen. Xi, tuttavia, non sembra affatto intenzionato a farsi da parte al termine del secondo mandato, interrompendo la consuetudine finora osservata dai suoi predecessori.

Secondo il politologo Wu Qiang, sentito dal Wall Street Journal, «la guida collettiva del Partito è morta, Xi ha la strada spianata per accentrare sempre più potere nelle sue mani e restare in carica anche dopo il 2022».

Del resto, nella Costituzione, l’ideologia di Xi compare ora al fianco di quella di Mao (che fu inserita nel 1945) e prima di quella di Deng, che fu aggiunta solo alla sua morte, nel 1997. Nessun altro leader cinese ha la propria dottrina politica incastonata nella Carta fondamentale e solo Xi e Mao hanno ottenuto questo tributo mentre erano ancora in vita.

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