al g20 di osaka

Xi-Trump alla stretta finale, ma il rischio di rinvio è dietro l’angolo

di Rita Fatiguso


La foto di gruppo al G20 di Osaka: Trump, Putin, Xi e Bin Salman

4' di lettura

Gemelli. A parte il segno zodiacale, Xi e Trump non potrebbero essere più diversi per toni, modi, cultura e galateo.

Questo retroterra ha giocato e gioca un ruolo fondamentale nel rapporto tra i due uomini più potenti del pianeta chiamati, ancora una volta, al G20 di Osaka, a trovare un accordo sulla governance mondiale, non solo sul versante del commercio internazionale.

Per certi versi sembra in arrivo una minestra riscaldata. È solo questione di ore. Per l’ennesima volta la montagna potrebbe partorire il topolino, come è già successo nei precedenti incontri.

E ognuno dei due giganti potrebbe tornare a casa con un nulla di fatto, con buona pace del resto del Pianeta.

La luna di miele e le aragoste di Mar-a-lago

Appena fresco di elezione, Donald Trump si fece un gran punto di onore – far dimenticare Barack Obama e il G20 di Hangzhou – ricevendo in gran spolvero nella sua lussuosa residenza di Mar-a-Lago in Florida il presidente cinese Xi Jinping e la sua signora, Peng. Doveva essere un inizio di dialogo, cosa che poi non accadde: la luna di miele tra Usa e Cina si aprì con il varo del programma dei cento giorni e la nascita di un organismo bilaterale di dialogo finito, in seguito, nelle secche.

Trump iniziò a tirare in ballo l’economia solo per agitare lo spauracchio dei dazi, buoni a stuzzicare la Cina. Food safety e mercati finanziari furono le due aree prioritarie, in particolare le importazioni di carne suina americana da parte cinese, sospese nel 2003, l’accelerazione del meccanismo di approvazione dei raccolti Ogm e di altri prodotti biotech americani non commercializzabili in Cina perché privi di autorizzazioni. L'US economic comprehensive dialogue finì subito sull'ottovolante delle polemiche a distanza.

AP

Un giro nella Città Proibita deserta

Passò qualche mese ancora e Donald Trump e signora Melania nel novembre del 2017 restituirono la visita ricevendo gli amici americani. Xi Jinping aprì le porte di un tour esclusivo per gli ospiti in una Città proibita blindata e magica. Il Dialogo dei Cento giorni a Mar-a-Lago aveva creato un'ondata di buonumore, in fondo era il prodotto del primo accordo commerciale raggiunto dalla Cina nell'era dell'amministrazione di Donald Trump. Addirittura gli americani mandarono delegati nel maggio 2017 perfino al vituperato 1° Forum One Belt One Road.

Trump arrivò nella capitale cinese con l’obiettivo di mettere a segno soprattutto risultati economici, in fondo si era già parlato di commercio di carne e polli poi il presidente aggiunse anche il taglio delle relazioni finanziarie con Pyongyang. La Cina chiese di vigilare sui Nordcoreani rispetto agli impegni presi con l'Onu.

L'ossessione restava e resta il disavanzo Usa-Cina in calo, intanto il presidente americano Donald Trump e la first lady Melania visitarono insieme al presidente Xi Jinping e alla moglie Peng Liyuan una Città proibita chiusa ai visitatori e che lo voglia ammettere o no, Xi dette l'ok a una serie di liberalizzazioni finanziarie giusto un minuto dopo la partenza di Trump da Pechino. Un regalo? Uno sforzo di liberalizzazione dei mercati finanziari? I cinesi dissero che no, quella mossa l’avrebbero fatta ugualmente.

Tango in solitaria a Buenos Aires

Al G20 di Buenos Aires, dopo una cena a due, Xi e Trump decisero di dilazionare i tempi della contesa sui dazi. Il presidente americano continuava a minacciare tariffe da 267 miliardi di dollari su prodotti cinesi se Pechino non si fosse adeguata agli Usa. Washington chiede a Pechino di migliorare l'accesso al mercato e il livello di protezione della proprietà intellettuale per le aziende statunitensi tagliando aiuti di Stato e diminuendo i 375 miliardi di dollari di trade gap.

Gli Usa intanto non hanno partecipato alle celebrazioni dei 40 anni dell'anniversario dell'apertura dell'economia cinese di cui la grande Fiera dell'import-export di Shanghai, è stata il fiore all'occhiello. L'intesa del G20 argentino è stata meramente difensiva.

AP

In bilico tra Buenos Aires e Osaka, sette mesi fa

Quando i co-protagonisti si sono incontrati per l’ultima volta, era finita in una cena a base di bistecche di manzo alla griglia innaffiate da rosso malbec. Trump accettò di non aumentare i dazi di 200 miliardi di beni cinesi al 25%, dal 10% di allora, per creare uno spazio per le due parti per raggiungere un accordo commerciale storico. Nelle settimane che seguirono, le aziende statali cinesi ripresero gli acquisti di prodotti agricoli statunitensi, sebbene non fossero affatto vicini ai livelli della guerra pre-commerciale.

LEGGI: Guerra dei dazi, la Cina sfida Trump: via il bando Huawei o niente accordo

A quasi sette mesi dall’ultima volta che si sono incontrati a Buenos Aires, il mondo è di nuovo in attesa di vedere se i presidenti Donald Trump e Xi Jinping accetteranno una tregua temporanea nella loro guerra commerciale.

Quella tra Xi Jinping e Donald Trump è la storia di una chimica forzata tra due leader globali destinata a deludere le aspettative globali.
Tra i due la distanza resta abissale il che non aiuta a ricomporre le fratture specie a livello di dispute commerciali tanto care a Trump e altrettanto temute da Xi. Quest’ultimo cerca una sponda in Putin e nell’indiano Modi, rieletto alla presidenza. Trump ha detto di non aver ancora promesso alla Cina di congelare le tariffe per altri sei mesi. Ma è sembrato ottimista riguardo all'incontro mentre all'inizio di maggio, le cose stavano precipitando.

Trump ha accusato la Cina di tornare indietro nei negoziati e poi tardivamente ha minacciato di aumentare i dazi sui 200 miliardi di dollari di merci. Per aumentare la pressione, ha iniziato a imporre un dazio del 25% su un altro valore di 300 miliardi di dollari di beni cinesi, che (combinato con un iniziale di 250 miliardi di dollari) porterebbe il totale a 550 miliardi.

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