Auto e tech

Xiaomi fa shopping e per Huawei via libera sui chip made in Usa

Xiaomi acquisterà Deepmotion per circa 77,4 milioni di dollari: obiettivo, la guida autonoma. L’amministrazione Usa allenta la presa, ordini dalla Cina fino a 2 miliardi

di Alberto Annicchiarico

Il Covid cambia la mobilita', meta' degli spostamenti sara' in auto

3' di lettura

Big tech cinesi pronte a saltare sul carro dell’affare del secolo, l’auto elettrica e soprattutto iperconnessa. Una torta da 5 trilioni di dollari di qui al 2030. Mentre cresce il ritmo delle partnership tra costruttori, fornitori e player delle tecnologie in ambito software e intelligenza artificiale per garantirsi i componenti chiave dell’auto del futuro. Il settore è in piena evoluzione. Lo confermano le due ultime mosse della nuova star Xiaomi e di Huawei, dopo quella di Baidu, la Google del Dragone, che si è alleata con il costruttore cinese Geely per realizzare un veicolo a guida autonoma entro tre anni.

Xiaomi acquisterà la startup californiana Deepmotion per circa 77,4 milioni di dollari per concentrarsi sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella guida autonoma. La società di Pechino è ormai il secondo produttore di mondiale di smartphone dopo avere superato Apple nel secondo trimestre. Xiaomi è addirittura la numero uno, per la prima volta davanti anche a Samsung, in Europa, con una quota di mercato del 25% sulle spedizioni di smartphone. I suoi ricavi sono quadruplicati a quasi 250 miliardi di yuan (40 miliardi di dollari) tra il 2016 e il 2020. Nel secondo trimestre di quest’anno sono aumentati del 64% a 87,79 miliardi di yuan (13,6 miliardi di dollari), superando la stima media di 85,01 miliardi di yuan.

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Il co-fondatore e amministratore delegato Lei Jun punta molto sul progetto veicoli elettrici a guida autonoma di livello 4 e la società ha annunciato un investimento iniziale di 10 miliardi di dollari nel prossimo decennio nel settore (non una grande cifra, se paragonata agli investimenti da decine di miliardi di Volkswagen, Daimler, Bmw o Stellantis (che ha parlato ai primi di luglio di investimenti per 30 miliardi entro il 2025) ma paragonabile allo sforzo annunciato da Renault. Occorreranno anni, comunque, prima di vedere una Xiaomi in circolazione.

Le azioni di Xiaomi giovedì sono scivolate fino al 4,7% ad Hong Kong, il loro più grande calo intraday in un mese, dopo che gli investitori hanno nuovamente punito le azioni tecnologiche cinesi. Il titolo è stato appesantito anche dalle persistenti preoccupazioni sulla crescente spesa di Xiaomi per i veicoli elettrici. Da inizio d’anno, complice il calo del settore tech, il calo è superiore al 30%.

Semaforo verde parziale per Huawei

Gli Stati Uniti hanno approvato domande di licenza del valore di centinaia di milioni di dollari per la società cinese di telecomunicazioni, ancora nella lista nera del governo di Washington, per l’acquisto di chip dedicati ai componenti per auto. L’altolà a Huawei era arrivato dall’amministrazione Trump nel 2019, mirato sulla vendita di chip e altri componenti utilizzati nelle sue attività di dispositivi di rete e smartphone, decisione che si è riflessa pesantemente sui conti e sulle quote di mercato, vedendo Huawei scivolare fuori dalla top five mondiale. L’amministrazione Biden ha rafforzato la linea dura, negando le licenze per la vendita di chip a Huawei per l’utilizzo in o con dispositivi 5G.

Ma nelle ultime settimane e mesi gli Stati Uniti, ha scritto Reuters, hanno concesso licenze (durano quattro anni) che autorizzano i fornitori a vendere chip a Huawei per componenti di veicoli come schermi video e sensori. La società di Shenzhen avrebbe pronti ordini fino a 2 miliardi di dollari. Anche se un portavoce del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha affermato che il governo continua ad applicare costantemente politiche di licenza «per limitare l’accesso di Huawei a materie prime, software o tecnologia per attività che potrebbero danneggiare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e gli interessi di politica estera». Gli Usa hanno anche fatto una campagna per convincere gli alleati a escludere Huawei dalle loro reti 5G per motivi di spionaggio. Huawei ha sempre respinto le accuse.

Una portavoce di Huawei ha rifiutato di commentare sulle licenze, ma ha dichiarato: «Ci stiamo posizionando come un nuovo fornitore di componenti per veicoli connessi intelligenti e il nostro obiettivo è aiutare i produttori di automobili a costruire auto migliori». Sottolineando il passaggio alle auto intelligenti, il presidente di turno della società Eric Xu ha annunciato patti con tre case automobilistiche cinesi di proprietà statale, tra cui Baic, per fornire “Huawei Inside”, un sistema operativo per veicoli intelligenti, presentato al Salone dell’Auto di Shanghai all’inizio di quest’anno.

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