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Xiaomi, i produttori cinesi e la corsa al ribasso degli smartphone

Arriva in Italia il RedMi Note 8 Pro di Xiaomi. Per 299,90 euro avete 6 Gigabyte di RAM e 128 Gigabyte di memoria interna. Lo smartphone sarà commercializzato a partire dal 5 ottobre. Ecco come i cinesi stanno cambiando il mercato smartphone

di Luca Tremolada


La cavalcata degli smartphone da Nokia al telefono pieghevole

2' di lettura

C’è stato un tempo in cui le specifiche tecniche erano rilevanti. Un chip più veloce voleva dire pagare una smartphone 20-30 dollari in più. E un chip più veloce era il cuore dell’offerta commerciale: prendete questo telefono perché è quattro volte più veloce del processore precedente. E poi perché ha più Ram e poi perché ha più spazio per l’archivio, ecc, ecc. Ogni telefonino era una anche una prova muscolare, una corsa a ficcare dentro più upgrade hardware al minore prezzo (e in meno spazio).

Come è il Redmi Note 8

Come è il Redmi Note 8

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Questo tempo non è finito ma è sempre meno rilevante. La standardizzazione dei formati, la stanchezza a rincorrere l’utente più smanettone, una certa stanchezza progettuale e quella che gli analisti definiscono la “democratizzazione dello smartphone” hanno spinto i produttori a tirare il freno. Una parte non piccola l’hanno giocata nuovi brand cinesi low cost che stanno saturando il mercato di nuovi dispositivi per la fascia media e bassa. Il più dinamico è Xiaomi che sta spingendo moltissimo sul mercato europeo. Oggi arriva in Italia con un nuovo smartphone. L’ennesimo. Redmi Note 8 Pro uno smartphone di fascia media che al prezzo di 299 euro ti dà una con fotocamera da 64MP, un secondo sensore da 8 Megapixel, uno per le macro da 2 Megapixel e un sensore di profondità sempre da 2 Megapixel, poi 6 GB di RAM, una batteria da 4500mAh e 128 Gb di memoria di archivo. Sono quattro fotocamere di cui una da 64 Mp. Nella stessa fascia di prezzo difficile trovare di meglio.

Una settimana prima sempre Xiaomi aveva lanciato il Mi 9 Lite: sei Gigabyte di RAM, 64 o 128 Gigabyte di memoria interna espandibile, fotocamera frontale da 32 Megapixel, tre fotocamere posteriori così distribuite: un sensore principale da 48 Megapixel, più un grandangolare da 8 Megapixel una camera da 2 Megapixel utilizzata per raccogliere informazione sulla profondità di campo.

La strategie Xiaomi. La strategia sembra quella di occupare il mercato con smartphone progettati per avere l’harware più potente al minore prezzo. Non c’è una pianificazione tradizionale, c’è la certezza di volere entrare velocemente nel mercato con il meglio dello stato dell’arte. Il prezzo, in questo senso, gioca un ruolo centrale.

Siamo lontani dalle scelte di Apple, Samsung e Huawei che hanno puntato su top di gamma oltre quota mille euro che cambiano di anno in anno. Xiaomi guarda alla sostanza, al budget delle persone e ai componenti harware. Difficile trovare per quella cifra un telefonino con specifiche tecniche. Lato software invece sono davvero poche le personalizzazioni, anzi nulle. Android funziona, lo installano e poi nel tempo lo mettono a posto senza puntare su applicazioni rivoluzionarie made in Google. Il risultato è uno smartphone a volte legnoso nelle applicazioni, ma davvero performante.

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