agricoltura hi-tech

Xylella, in Puglia in campo i droni per sconfiggere il killer degli ulivi

Progetto Redoc (Remote Early Detection of Xylella), messo a punto dal distretto tecnologico Aerospaziale (Dta) della Puglia, e finanziato dal Mise

di Vincenzo Rutigliano

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Progetto Redoc (Remote Early Detection of Xylella), messo a punto dal distretto tecnologico Aerospaziale (Dta) della Puglia, e finanziato dal Mise


2' di lettura

BARI - Agricoltura 4.0 per combattere la xylella, con droni e sensori termici in grado di individuare, rapidamente, dall’alto, il patogeno che in pochi anni, a partire dalle prime scoperte nell’ottobre del 2012, ha distrutto migliaia di ettari olivetati nel Salento, e che minaccia, da qualche giorno, anche l’olivicoltura di pregio del barese, con i primi olivi infetti trovati e distrutti a Locorotonto.

L’uso dei droni è previsto nel progetto Redoc (Remote Early Detection of Xylella), messo a punto dal distretto tecnologico Aerospaziale (Dta) della Puglia, che ha un laboratorio tecnologico presso l’aeroporto di Grottaglie, e finanziato dal Mise. Per 36 mesi Redoc consentirà l’acquisizione, trasmissione, archiviazione, elaborazione e condivisione dei dati telerilevati con sensori digitali montati su satellite, aereo, drone appunto, e piattaforme terrestri per individuare le piante infette, ma prima che emergano segnali visibili della patologia.

È infatti proprio il rilevamento precoce - che avverrà con le attività aeree che utilizzeranno l’aeroporto grottagliese gestito da Aeroporti di Puglia - che si conta di sconfiggere il patogeno che spesso non presenta sintomi. L’uso di sensori iperspettrali e di camere termiche messi a disposizione dal Cnr - partner del progetto insieme ad Enav e la sua controllata Dflight e la Planetek - consentirà il monitoraggio di superfici olivetate per migliaia di chilometri quadrati attraverso un sistema software, in ambiente cloud, di archiviazione ed elaborazione realizzato proprio da Planetek che permetterà la condivisione e l’utilizzo dei suoi risultati.

«Questi sistemi - spiega il presidente del Dta,Giuseppe Acierno – sono in grado dunque di identificare precocemente le piante infette, di individuare rami e branche infetti attraverso la elaborazione di immagini da drone e di sviluppare i servizi di navigazione». Il vantaggio è nella possibilità di contenere più efficacemente il patogeno e di risparmiare sui costi di monitoraggio e campionamento degli olivi infetti, attività riprese per l’anno 2020 - dopo una lunga pausa per via delle procedure necessarie - soltanto da poche settimane, e affidate all’Arif, agenzia regionale forestale. E Redoc vuole superare i limiti di questa attività che identifica solo le piante che presentano segni evidenti di disseccamento, comporta costi sostenuti, con quasi 150 agenti fitosanitari, ed i risultati del monitoraggio sono legati alla diversa competenza e attenzione del personale ispettivo durante le fasi di verifica.

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