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Yacht e ville sequestrate agli oligarchi, costi di manutenzione alle stelle: il governo pensa alla vendita

Gli elevatissimi costi di gestione dei beni “congelati” in Italia agli oligarchi russi agitano l’esecutivo: la spesa per la manutenzione sta lievitando a valori allarmanti

di Ivan Cimmarusti

Ecco lo yacht a Marina di Carrara che potrebbe essere di Putin

3' di lettura

Gli elevatissimi costi di gestione dei beni “congelati” in Italia agli oligarchi russi agitano l’esecutivo. Bisogna decidere cosa fare di questi yacht e ville di lusso da 953 milioni di euro, considerato che nei rendiconti della Ragioneria dello Stato la spesa per la manutenzione sta lievitando a valori allarmanti. Venderli o attuare il diritto di ritenzione - che consente allo Stato di trattenere e disporre da subito di queste proprietà se i destinatari delle misure non saldano il conto - sembrano le uniche soluzioni.

Per questo il Governo sta valutando un aggiornamento del decreto legislativo 109/2007, la norma che attua in Italia le sanzioni disposte dall’Unione europea nei confronti dei fedelissimi dello “zar” Vladimir Putin, finiti nella black list Ue.

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Allo studio modifiche al decreto «sanzioni»

Il problema di fondo è che il decreto 109 è stato emesso per arginare i rischi connessi al finanziamento al terrorismo. Una norma che è sempre stata utilizzata per “congelare” e affidare alla gestione dell’Agenzia del Demanio beni, nella maggior parte dei casi, di modesta portata, come conti correnti o piccole società: un’amministrazione poco dispendiosa, che in via residuale consente anche la vendita. Ma le valutazioni giuridiche che si stanno svolgendo in queste ore escludono che il decreto possa permettere la cessione di proprietà di così alto valore: il rischio di ricorsi per milioni di euro è concreto.

In questo senso il Governo vuole mettere mano al decreto: un aggiornamento che permetta di non far ricadere sul bilancio dello Stato tutti questi costi, che inevitabilmente rischierebbero di vanificare gli effetti dei “congelamenti”. Una via, stando ai ragionamenti preliminari, potrebbe essere proprio il diritto di Ritenzione, che consentirebbe all’Agenzia di amministrare questi beni con più poteri e senza spese elevate, potendo anche venderli o affittarli.

Il caso dello yacht da 140 metri

Attualmente, infatti, al Demanio si trovano a gestire una grana inaspettata. Uno yacht da 140 metri del valore di oltre 530 milioni di euro, come quello di Andrey Melnichenko, non è questione da poco. A maggior ragione se si considera che i panfili sono diversi, così come le ville e le residenze finora messe sottochiave dopo gli accertamenti del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza. Senza contare gli ulteriori “congelamenti” in arrivo, visto che l’Italia è disseminata di proprietà riconducibili direttamente o attraverso trust e società offshore a oligarchi.

Di questo sono consapevoli anche al Comitato di sicurezza finanziaria (Csf), informato costantemente con riunioni bisettimanali e incontri serrati dei sottogruppi. Gli stanziamenti progressivi che sta chiedendo l’Agenzia hanno acceso l’alert: il rischio che le sanzioni, varate per fiaccare economicamente il cerchio finanziario del presidente russo, si trasformino in un conto salato per gli italiani è concreto. Soprattutto perché nell’attuale disciplina del 109/2007, il bene deve essere restituito al proprietario nelle stesse condizioni in cui era al momento del “congelamento”.

Il nodo della manutenzione

Ciò vuol dire che si dovranno anticipare tutte le somme per la manutenzione «mediante prelievo dai fondi stanziati sull’apposito capitolo di spesa del bilancio dello Stato», si legge nella norma.

Per fare un esempio con solo uno dei dieci “congelamenti” finora eseguiti, lo Stato dovrà garantire la corretta manutenzione della villa da 17 milioni di euro in Costa Smeralda di Alisher Usmanov, oligarca con un patrimonio stimato in 15,3 miliardi di euro, ritenuto dal Financial crimes enforcement network (FinCEN) del Tesoro degli Stati Uniti un finanziatore dei consiglieri di Putin. Tutto questo, fino a quando non saranno revocate le sanzioni e i beni saranno restituiti. In tal caso il conto finale lo dovranno saldare gli oligarchi. Il punto, però, è che non sono previste revoche, considerato che difficilmente Putin farà marcia indietro sull’Ucraina.

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