Fintech

Yapily chiude round da 51 milioni $ per l’espansione dell’open banking in Europa

Le risorse saranno utilizzate per aprire i nuovi mercati in Francia e Spagna e per consolidare la presenza in Uk, Germania e Italia

di Pierangelo Soldavini

(Adobe Stock)

2' di lettura

L'obiettivo? «Creare un ambiente sano di open banking eliminando gli ostacoli che ne frenano le potenzialità: per questo è necessario un maggior coinvolgimento delle Authority regolamentari con un atteggiamento proattivo all'insegna dell'apertura nei confronti di tutti gli attori coinvolti spingendoli al cambiamento». Ha le idee chiare Stefano Vaccino, Ceo e founder di Yapily, piattaforma di open banking con sede a Londra ma cuore in Italia.

La startup nata nel 2017 ha chiuso un round di finanziamento serie B da 51 milioni di dollari guidato da Sapphire Ventures, venture capital americano focalizzato in investimenti in tecnologia e innovazione a livello globale, affiancato dagli attuali investitori internazionali Lakestar, HV Capital e Latitude.

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Nel capitale sono presenti anche investitori italiani, come l'angel investor Roberto Nicastro e il fondo Ithaca Investments di Luigi Berlusconi e Giorgio Valaguzza.

Le nuove risorse saranno utilizzate per l'ulteriore sviluppo dell'infrastruttura tecnologica e per l’espansione delle attività in Europa e a livello globale, con l'obiettivo di essere operativi nel 95% del continente europeo entro la fine dell'anno.

Yapily è presente con sedi nazionali in Regno Unito, Germania e Italia, puntando a espandersi a Francia e Spagna: a oggi conta un centinaio di clienti, aziende collegate con le 1.500 banche connesse a livello continentale.

L'obiettivo è raddoppiare i dipendenti dal centinaio attuale entro il prossimo anno e proseguire un ritmo di crescita che ha visto il fatturato più che triplicato ogni anno. In Italia supporta diversi clienti, tra cui Moneyfarm, Myfoglio, Cashinvoice e Mobysign.

L'Italia è considerata un mercato chiave, con un grande potenziale di crescita per il settore fintech. Ma bisogna abilitare la crescita, «frenata da autenticazioni Sca ancora troppo laboriose e dall'implementazione dei processi lenta – prosegue Vaccino -: per questo puntiamo a sviluppare il team italiano sia per ottimizzare il sistema delle Api, ma anche per avviare azioni mirate di confronto e stimolo con le istituzioni coinvolte».

Il focus dell'open banking in salsa italiana rimane «puntato sulle opportunità per le piccole imprese, in particolare per quanto riguarda il digital lending e il finanziamento del capitale circolante, ma registriamo grandi potenzialità anche per quanto riguarda i pagamenti account-to-account che risparmiano l'intermediazione, l'automatizzazione dei processi contabili e l'incentivazione a una migliore consapevolezza finanziaria da parte dei clienti».

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