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Yellen propone una corporate minimum tax globale del 15%. Sì da Italia, Francia e Germania

L’aliquota è inferiore al 21% inizialmente ipotizzato, in uno sforzo di raggiungere un accordo internazionale entro l’estate

di Marco Valsania

L'articolo è stato aggiornato il 21 maggio alle ore 11:50

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3' di lettura

Il Tesoro americano sfodera la sua proposta per una minimum tax globale sulle aziende. Una proposta più moderata di quanto inizialmente ipotizzato, il 15% anziché il 21 per cento. Anche se ha indicato che quel 15% va considerato alla stregua di un livello minimo, di un punto di partenza che può essere alzato a soglie “più ambiziose” durante negoziati multilaterali. Il Segretario al Tesoro Janet Yellen proseguirà i colloqui nell'ambito degli incontri dei ministri finanziari del G7 il mese prossimo.

La proposta americana è stata annunciata dopo che negoziatori americani si sono incontrati in settimana con le controparti di 24 paesi, in ambito Ocse, sul tema della riforma del sistema di tassazione delle multinazionali. E appare mirata a cercare di facilitare un’intesa entro i prossimi mesi.

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L'introduzione di una minimum tax vuole evitare quella che è stata definita come una dannosa concorrenza fra stati attraverso corse al ribasso nella tassazione internazionale per attirare le imprese. Washington vorrebbe stringere al massimo i tempi, raggiungendo un accordo entro l'estate, per poi passare una legge entro l'anno. La tassa sulle multinazionali è infatti parte integrante dei suoi piani fiscali per rastrellare risorse e finanziare vasti progetti domestici, in particolare un piano da 2.300 miliardi di dollari di rilancio delle infrastrutture.

In un comunicato il Tesoro Usa ha affermato che “l'architettura internazionale delle tasse deve essere stabilizzata, il terreno di gioco globale deve essere giusto, e occorre creare un clima nel quale i paesi lavorano assieme per mantenere le rispettive basi imponibili e per assicurare che il sistema impositivo globale sia equo e attrezzato a rispondere ai bisogni dell'economia del 21esimo secolo”. Il Tesoro ha rivendicato che una corporate minimum tax globale stimolerebbe in realtà innovazione, crescita e prosperità nei diversi paesi.

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Un accordo multilaterale rimane tuttavia ancora da raggiungere e i nodi non sono pochi. Un ridimensionamento al 15% non è indolore per la Casa Bianca: l'imposta potrebbe lasciare significativi vantaggi ad aziende con sedi centrali fuori dagli Usa - o che le spostino all’estero. Tanto più se l'amministrazione Biden alza, come ha in programma, le aliquote domestiche sulle imprese al 28% dal 21% attuale. E se mantiene il progetto di tassare in casa il reddito estero delle multinazionali americane, il cosiddetto Gilti, al 21%, il doppio rispetto ad oggi.

Sfide rimangono anche sul fronte internazionale: un vasto numero di paesi dovrebbe non solo aderire genericamente ma procedere a modificare proprie leggi interne per far rispettare la nuova tassa. Resistenze arrivano da paesi che hanno fatto leva sulla bassa tassazione per il loro successo, quali l’Ungheria o l'Irlanda che ha una aliquota aziendale al 12,5 per cento. Scetticismo è filtrato anche dalla Gran Bretagna.Le trattative sulla minimun tax sono affiancate anche a negoziati sulla tassazione dei grandi colossi tech, anzitutto americani, accusati di pagare troppo poche imposte in paesi dove invece generano ingenti profitti.

Franco a favore e punta ad un accordo in luglio a Venezia

«Accolgo con favore la proposta avanzata dal Tesoro degli Stati Uniti per introdurre un'aliquota fiscale minima globale di almeno il 15%. Questo è un altro passo importante verso un accordo sulla nuova architettura fiscale internazionale». Lo ha detto il ministro dell'Economia Daniele Franco. «Le discussioni tecniche presso l'Ocse stanno procedendo bene e la prospettiva di raggiungere una soluzione globale e basata sul consenso sui due pilastri della riforma fiscale internazionale è ora concreta. In qualità di Presidenza del G20, stiamo compiendo tutti gli sforzi per garantire il raggiungimento di un accordo politico alla riunione del G20 di luglio a Venezia», aggiunge il ministro.

Francia e Germania: buon compromesso

Fra i paesi che si sono mostrati già favorevoli ci sono, invece, Francia e Germania. Parigi e Berlino ritengono che la proposta americana di fissare al 15%, invece che al 21%, la tassa globale minima sulle multinazionali costituisca una svolta per strappare un'intesa in sede Ocse e G20. Sia il ministro dell'economia francese Bruno Le Maire che il ministro tedesco Olaf Scholz hanno indicato la loro piena disponibilità a chiudere la «partita».

Per il ministro francese la proposta americana «è un buon compromesso: la questione non è la cifra (in sé) ma avere un accordo politico non più tardi della riunione del G20 in Italia a luglio». Per il collega tedesco si tratta «della migliore occasione per definire una riforma della tassazione a livello globale allo scopo di contrastare la corsa fiscale al ribasso», ovvero per ridurre la concorrenza sleale tra imprese e Stati. Scholz si è detto fiducioso sul raggiungimento di un accordo «entro l’estate».

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