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Yonghong Li: «In tre anni ricavi da raddoppiare»

di Marco Bellinazzo e Carlo Festa

(AP)

3' di lettura

Il closing del Milan arriva all’ultimo atto. Con la presentazione dei protagonisti della cordata acquirente a Casa Milan, il neo Ad Marco Fassone, il nuovo proprietario Yonghong Li e il suo braccio destro Han Li, la nuova gestione entra in possesso della squadra. Ora si guarda al futuro. E il futuro è tutto focalizzato sul piano industriale che vedrà tutti gli sforzi concentrati sull’Asia per raddoppiare nel giro di tre anni il fatturato. L’obiettivo è riportare il Milan in poco tempo al pareggio di bilancio e quindi in utile. I volani delle nuove entrate saranno di tre tipi: le sponsorship commerciali in Cina, l’ingresso dopo tanti anni di assenza nella Champions League dalla stagione 2018/19 sfruttando le nuove regole che concedono quattro posti all’Italia (che dovrebbe portare nelle casse del Milan una cinquantina di milioni) e, infine, il progetto del nuovo stadio, dossier che potrebbe essere riaperto dalla nuova proprietà.

Nel frattempo da ieri ha iniziato a lavorare il nuovo Cda, costituito, oltre che dalla componente cinese, dai quattro membri italiani: l’ex ad di Eni, Paolo Scaroni, l’avvocato Roberto Cappelli e l’ex ad di Telecom, Marco Patuano, oltre al nuovo ad rossonero, Marco Fassone.

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Sul tavolo del neo-presidente Yonghong Li potrebbe inoltre presto finire il dossier della quotazione del Milan in qualche Borsa asiatica: l’obiettivo è rimborsare gli oltre 300 milioni di prestiti concessi dal fondo statunitense Elliott. Proprio la Borsa potrebbe essere scelta per trovare i fondi necessari al rimborso.

Ma quali sono gli impegni con il fondo Elliot che di fatto ha prestato al neo proprietario rossonero circa la metà dei 610 milioni con cui è stato saldato il conto con Fininvest (inclusi i 90 milioni necessari a rimborsare la vecchia proprietà delle spese di gestione delle stagione in corso)?

Li Yonghong dovrà far fronte a interessi mediamente sopra il 10%, quindi dovrà rimborsare, oltre al capitale di circa 300 milioni, interessi passivi per 30-35 milioni di interessi, più 15 milioni di arrangement fee. Difficile che possa recuperare queste risorse con ipotetici profitti di un club che al momento ne brucia 70/80 all’anno, non disputando la Champions League. In caso di inadempimento l’hedge fund Usa potrà rivalersi sui beni posseduti da Yonghong Li (assieme alla moglie può contare su beni per circa 500 milioni di euro). Ma Elliott potrebbe subentrare anche nella proprietà del club rossonero per rimetterlo in vendita. Un esito che Li è convinto di poter scongiurare. L’altra opzione, oltre alla Borsa, è lo scongelamento da parte del governo di Pechino dei fondi che Mr Li avrebbe già raccolto in Cina prima delle limitazioni all’espatrio di capitali ovvero trovando nuovi soci disposti a entrare nell’azionariato rossonero.

C’è poi il capitolo del fair play finanziario. Il Milan tra il 2014 e il 2015 ha perso 180 milioni. Il bilancio al 31 dicembre 2016 che dovrà essere approvato a breve potrebbe contenere perdite per almeno 70 milioni. Il rosso triennale, dunque, è di 250 milioni contro i 30 di sforamento massimo ammesso dalla Uefa. Il Milan nel corso della trattativa a fine 2016 aveva già presentato a Nyon un’istanza per essere ammesso al voluntary agreement. Si tratta della procedura volontaria attraverso la quale la Uefa concede a una nuova proprietà di derogare ai parametri del financial fair play in presenza di un piano industriale credibile di 3/5 anni che dimostri come la società intende aumentare il proprio fatturato e rimettersi in carreggiata. Con lo slittamento del closing il Milan ha ottenuto una proroga per presentare questo piano prima al 31 marzo 2017 e ora entro la fine di aprile. Toccherà a Fassone presentare alla Uefa la documentazione per ottenere questa agevolazione.

Ovviamente il tutto condizionato alla qualificazione in Europa League. Se il Milan dovesse mancare l’obiettivo potrebbe concedersi un altro anno senza essere sotto monitoraggio. Questo non vuol dire essere liberi di fare ciò che si vuole, perché il bilancio dell’anno “Uefa free” comunque rientra nel calcolo triennale. Però evidentemente le restrizioni come tetto alla rosa o limiti alle spese del calciomercato non ci sarebbero.

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