il nuovo servizio in una app

YouTube Music arriva in Italia: tutta la musica in streaming (gratis e pay)

di Francesco Prisco


YouTube Music debutta in Italia, da oggi tutta la musica a portata di app

4' di lettura

Il D-day è oggi: YouTube Music, piattaforma di streaming musicale che il gruppo Alphabet Google il mese scorso ha lanciato come «Spotify Fighter», debutta anche in Italia. Il nostro Paese, insieme con Gran Bretagna, Irlanda, Germania, Austria, Francia, Spagna, Svezia, Norvegia, Finlandia, Russia e Canada, entra nella lista delle nazioni raggiunte dal servizio che, finora, è attivo in 17 mercati. C’è la versione gratuita, supportata da annunci, e YouTube Music Premium a 9,99 euro al mese. In cambio hai una app e un web player con la musica al centro, grossa novità rispetto alla «tradizione» di YouTube tutta incentrata sul video.

Chi è interessato a testare il servizio ha a disposizione tre mesi di prova gratuita: non deve fare altro che collegarsi al portale dedicato music.youtube.com. E troverà già una serie di playlist appositamente create: da Italian Happy Hits, con tanto mainstream da Jovanotti a Francesco Gabbani, fino a Soul Food, con dentro il meglio della black music dagli anni Sessanta ai giorni nostri.

Le caratteristiche principali
L’idea degli sviluppatori di Mountain View era quella di rendere la musica estremamente facile da trovare per i fan. E non solo quella già disponibile sugli altri servizi di streaming: YouTube Music ha anche innumerevoli versioni remix, cover, versioni live e brani di artisti difficili da trovare. E grazie alla tecnologia di Google, la funzionalità di ricerca di YouTube Music funziona anche se non sai esattamente cosa stai cercando: per esempio si può cercare «quella canzone hipster con il fischio». YouTube Music combina la tecnologia di Google e YouTube anche per fornire consigli basati non solo su ciò che hai ascoltato in precedenza, ma su dove ti trovi e cosa stai facendo. Migliaia le playlist create appositamente non solo per i diversi stati d’animo e i generi preferiti, ma anche per la musica più in voga del momento.

La schermata della app di YouTube Music

Il debutto di YouTube Premium
Accanto a YouTube Music arriva anche YouTube Premium (il vecchio servizio YouTube Red che già esisteva in alcuni mercati, come quello degli Stati Uniti), al prezzo di 11,99 euro al mese. Un servizio di streaming a pagamento che offre ai membri i vantaggi di Music Premium, oltre alla fruizione libera da pubblicità, all’ascolto in background e alla possibilità di download dalla piattaforma. I membri di YouTube Premium hanno anche accesso alla lista completa degli show originali di YouTube Originals.

Candice Morrissey

La sifda del value gap
Oggi il modello di business di YouTube è incentrato sulle inserzioni pubblicitarie. La progressiva espansione dei servizi premium è destinata a cambiare le regole del gioco? «Al di là di quanto possiamo pensare», risponde Candice Morrissey, capo dell’area Music Content Partnerships di YouTube, «ciò che conta è il comportamento degli utenti . Abbiamo appreso dalla versione beta di Music Key che i fan della musica su YouTube guardano anche molti contenuti non musicali sulla piattaforma. Abbiamo appreso dagli stessi utenti che desiderano un servizio che offra funzionalità premium su tutti i contenuti di YouTube, non solo sui video musicali. Quindi, l’esperienza che offriamo è diversa da altri servizi di streaming musicale. È qualcosa di molto più ampio per i nostri utenti. Dobbiamo far crescere il business e capire cosa significa esattamente tutto questo, ma una cosa è certa: maggiore è il numero di abbonati, meglio è per la musica».

Ci aspettiamo che i nostri partner, così come gli artisti e gli autori, accolgano favorevolmente il flusso di ricavi che si aggiungerà a quelli derivanti dalla pubblicità

Le case discografiche spesso giudicano YouTube il principale responsabile del value gap, quella iniqua distribuzione di ricavi tra chi la musica la produce e chi la distribuisce online. Iniziative come YouTube Music possono contribuire al superamento del problema? «Ci aspettiamo - prosegue la Morrissey - che i nostri partner, così come gli artisti e gli autori, accolgano favorevolmente il flusso di ricavi che si aggiungerà a quelli derivanti dalla pubblicità, nonché da tutti gli strumenti che abbiamo annunciato di recente. Da tempo - prosegue la manager - collaboriamo con l’industria musicale per fornire strumenti che consentano di sfruttare appieno il valore di YouTube. Negli ultimi dieci anni abbiamo investito molto in Content Id, che porta valore all’industria musicale attraverso guadagni aggiuntivi e il coinvolgimento dei fan. Sfruttare la tecnologia Content Id per tutelare il diritto d’autore sulla piattaforma è un passo fondamentale per amplificare l’esposizione di un contenuto e per garantire una trasparenza maggiore. Ora artisti e cantautori hanno più opportunità di raggiungere il vasto pubblico di YouTube, che si tratti di video musicali, esperimenti scientifici o vlog di bellezza».

Viaggio in Italia, «mercato interessante»
Le major discografiche considerano quello italiano un «local market», se non addirittura un «ethnic market». Per Candice Morrissey, quello del Bel Paese «è un mercato molto interessante e decisamente creativo. Le tendenze su YouTube mostrano che la musica italiana è predominante, ma allo stesso tempo il pubblico italiano è sempre più aperto a scoprire musica di generi e provenienza svariati. In media, tutti i video su YouTube ottengono il 60% del traffico al di fuori della nazione di chi l’ha caricato: questo significa che, indipendentemente da dove viene caricato un video, l’opportunità di esportare i contenuti a livello globale è davvero alta. Crediamo che gli artisti e le etichette italiane possano far leva su questo: la musica e la creatività italiane - conclude la manager - possono oltrepassare ogni confine». L’avvincente cronaca della guerra sullo streaming delle tech, che oltre a Spotify coinvolge anche Amazon che ha da poco lanciato Amazon Prime Music, si arricchisce insomma di un avvincente altro capitolo.

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