L’attivista egiziano

Processo Zaki, udienza rinviata al 6 aprile

Dopo 22 mesi di custodia cautelare in carcere, Patrick è stato rilasciato l’8 dicembre scorso, pur restando imputato nel processo a suo carico per “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese”

Zaki prima dell'udienza: "Sono abbastanza ottimista, spero di tornare presto a Bologna"

2' di lettura

Il processo a Patrick Zaki è stato aggiornato al 6 aprile: lo ha detto all’Ansa lo stesso studente egiziano dell’università di Bologna.

Oggi era il giorno della quarta udienza, che si preannunciava “decisiva”, per il processo a carico dell’attivista per i diritti umani e studente dell’ateneo emiliano, in bilico tra la libertà e il rischio di altri 5 anni di carcere. A Mansura, la sua città natale sul delta del Nilo, in Egitto, dove si tiene il procedimento presso il tribunale speciale per le accuse di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie, e propaganda per il terrorismo, si respirava un’aria di cauto ottimismo.

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Poi ancora una doccia fredda, con il nuovo rinvio dell’udienza. «È un’attesa ancora enormemente lunga quella di Patrick per avere finalmente la sua libertà», commenta il portavoce di Amnesty International in Italia, Riccardo Noury. «È una data che ricorre quella del 6 aprile: nel 2020 e nel 2021 c’erano state altre udienze in questa data. Speriamo che sia l’ultimo giorno in cui Patrick si presenterà di fronte a un giudice e fino ad allora c’è da aspettare, da stargli vicino e accompagnarlo in questa lunga attesa di quella che speriamo sia l’ultima udienza».

L’ottimismo dello studente di Bologna

In un video dell’Ansa girato all’immediata vigilia dell’udienza Zaki si era detto relativamente ottimista per l’esito del procedimento, confermando di voler tornare subito a Bologna e, per prima cosa, passeggiare in Piazza Maggiore. “Spero che tutto vada bene. Sono un po’ ottimista e incrociamo le dita affinché accada qualcosa di buono, che chiudano il caso e prendano la decisione finale”, ha spiegato lo studente dell’ateneo bolognese. “Subito dopo proverò a tornare a Bologna, spero molto presto”, ha aggiunto Patrick. Alla domanda su quale sarà la “prima cosa” che farà nel capoluogo dell’Emilia-Romagna, l’attivista e ricercatore ha risposto: “andrò in Piazza Maggiore e poi all’università”.

Ancora possibile condanna a 5 anni di carcere

Dopo 22 mesi di custodia cautelare in carcere, Patrick è stato rilasciato l’8 dicembre scorso, pur restando imputato nel processo a suo carico per “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese”. Il reato, secondo la Procura, sarebbe stato perpetrato attraverso un suo articolo del 2019 sui cristiani in Egitto perseguitati dall’Isis e discriminati da frange della società musulmana. Il massimo della pena per questo tipo di accusa è di cinque anni di reclusione. Né Patrick né i suoi legali sembrano dunque preoccupati per le accuse di istigazione al terrorismo che lo avevano tenuto per oltre un anno e mezzo in custodia cautelare soprattutto nel carcere cairota di Tora. Le imputazioni basate sui fantomatici 10 post Facebook di controversa attribuzione erano state accantonate (sebbene formalmente non archiviate) per dar vita al processo imperniato sull’articolo sui copti.

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