Innovazione

Zalando punta sulla seconda mano e lancia una nuova offerta per comprare e vendere moda usata

Il gruppo tedesco si inserisce in una tendenza in veloce sviluppo e che raggiungerà i 64 miliardi di dollari di giro d’affari entro il 2024. Contribuendo a rendere più sostenibile l’industria dell’abbigliamento

di Redazione Moda

(courtesy of Zalando)

3' di lettura

Secondo GlobalData il business della compravendita di usato, il cosiddetto second hand - potrà raggiungere un valore globale di 64 miliardi di dollari entro il 2024, in aumento del 39% medio annuo rispetto ai 28 miliardi del 2019. Una potenzialità di sviluppo enorme, non solo per i ricavi, ma anche per la sostenibilità. Anche per questo la piattaforma Zalando ha deciso di estendere la sua offerta di moda e accessori “nuovi” introducendo la categoria “Second Hand”, capi, appunto, di seconda mano.

Già sperimentata da piattaforme come Farfetch, e al centro del business di progetti come Vestiaire Collective (in cui il gruppo Kering ha appena aumentato al 5% la sua quota di partecipazione), l’ampiezza della piattaforma di Zalando, presente in 17 Paesi, con 38 milioni di utenti attivi e oltre 3.500 marchi, potrebbe conferire al fenomeno una spinta ulteriore e forse decisiva. Anche perché per gli utenti hanno a disposizione un meccanismo fluido per la compravendita dei capi usati: la lista desideri dello store, per esempio, è stata aggiornata, i clienti vedranno ora in automatico tutti gli articoli che hanno acquistato su Zalando e potranno caricare i capi acquistati altrove già in loro possesso, per venderli con pochi clic.

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Dopo aver venduto gli articoli, i clienti italiani potranno scegliere se ricevere un buono Zalando del valore corrispondente o se fare una donazione a uno dei due partner coinvolti, Croce Rossa e WeForest. Tutti gli articoli di seconda mano offerti da Zalando verranno sottoposti a un controllo di qualità e catalogati. Tutti gli ordini, inoltre, saranno avvolti in carta riciclata, in linea con la strategia do.MORE di Zalando, che ha fra i suoi obiettivi anche l’eliminazione della plastica monouso entro il 2023.

In un nuovo report, l’impegno record degli italiani

Per il lancio di questa novità il gruppo tedesco ha pubblicato anche il report “It Takes Two: How the Industry and Consumers Can Close the Sustainability “Attitude-Behavior Gap” in Fashion”, con dati specifici sull'Italia e che attesta come molti consumatori abbiano difficoltà nel trasformare le proprie priorità di sostenibilità in decisioni di acquisto di moda. Il report fornisce inoltre delle raccomandazioni su come consumatori e industria della moda possano collaborare per colmare questo divario.

L’Italia è in prima posizione rispetto ad altri Paesi europei per la richiesta, da parte dei clienti, alle aziende di offrire opzioni di acquisti di seconda mano, con più di un italiano su due che vorrebbe essere aiutato ad agire in modo più sostenibile. Al secondo posto i francesi (55%), al terzo gli spagnoli (46%).

I più giovani pronti a boicottare le aziende poco virtuose

Il report evidenzia, o meglio conferma, come il bisogno di una moda più sostenibile spicchi in particolare tra i consumatori più giovani: più del 90% dei consumatori della Generazione Z (di età compresa tra 18 e 24 anni) afferma che le aziende hanno la responsabilità di proteggere l'ambiente e avere un impatto sociale positivo. Molti di questi consumatori desiderano che le proprie decisioni in materia di moda riflettano i propri valori, inclusi gli acquisti di seconda mano, il riciclo e la riparazione.

Dal report emerge inoltre che i due terzi dei consumatori di moda, a livello europeo, ritengono che la sostenibilità sia diventata più importante per loro dall'inizio della crisi e una percentuale simile si sentirebbe propensa a “boicottare” un brand che non riesce a fare la sua parte in termini di protezione del pianeta.

La trasparenza diventa un valore sempre più rilevante: in media il 60% dei consumatori ritiene, infatti, che la trasparenza da parte dei brand sia importante anche in termini di miglioramenti sul lungo termine. Gli italiani, in particolare, si posizionano ben oltre la media, al 71%, seguiti dai francesi (62%), tedeschi (57%) e svedesi e inglesi (entrambi 55%).

Ma solo meno di uno su quattro ripara gli abiti

Tuttavia, pochi hanno abbracciato il concetto di circolarità: solo il 23% ripara i propri vestiti e solo il 25% acquista regolarmente articoli di seconda mano. Si attesta pertanto l'esistenza di un divario tra gli atteggiamenti e i comportamenti, dal momento che molti consumatori fanno fatica a trasformare le proprie priorità di sostenibilità in decisioni di acquisto.

«Il report “It Takes Two” segna una tappa fondamentale in questa direzione in quanto fornisce dieci raccomandazioni a supporto delle aziende del settore per colmare il divario tra atteggiamento e comportamento. - commenta Riccardo Vola, director of Southern Europe di Zalando -. L'industria della moda deve guadagnarsi la fiducia dei consumatori ed essere di esempio per loro attraverso una comunicazione semplice ed efficace, motivando a un cambiamento nei comportamenti. Il nostro ruolo come piattaforma è consentire a noi stessi, ai nostri brand e ai nostri clienti di fare scelte più sostenibili, scalare la circolarità e offrire soluzioni per chiudere il cerchio».

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