biotecnologia

Zanzara tigre, il maschio sterilizzante frena la riproduzione

di Davide Madeddu


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2' di lettura

La biotecnologia per arginare la riproduzione della zanzara tigre. E contrastare la presenza dell'insetto che con le sue punture crea non solo fastidi e irritazioni ma, nei casi più gravi, problemi alla salute. Ora la nuova sperimentazione che non fa ricorso né a radiazioni, né a manipolazioni genetiche, ma impiega i cosiddetti “maschi sterilizzanti” capaci di neutralizzare le femmine con cui si accoppieranno.

Ad attuarla è la startup Biovecblok, fondata nel 2016 da quattro giovani ricercatori dell'Università di Camerino, cui l'Enea ha concesso lo sfruttamento del metodo biotecnologico - sviluppato dall'Agenzia - per limitare la riproduzione dell'insetto. Una volta avviato il programma «potranno essere portate avanti campagne di disinfestazione in campo basate sul rilascio di esemplari non in grado di riprodursi».

«In buona sostanza, attraverso il rilascio della nostra linea di maschi sterilizzanti – chiarisce Maurizio Calvitti, della Divisione Biotecnologie e Agroindustria dell'Enea - verranno abbattute le capacità riproduttive e la densità di popolazione delle zanzare, così come il rischio di trasmissione all'uomo di importanti patologie quali dengue, chikungunya, Zika e febbre gialla che sempre più di frequente si affacciano alle nostre latitudini, favorite dai viaggi intercontinentali e dai cambiamenti climatici».

La zanzara tigre si combatte con la prevenzione

Un intervento importante per contrastare la presenza della zanzara tigre presente in Italia come insetto adulto, come viene rimarcato dal “portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica” curato dall'Istituto superiore di sanità,da marzo a novembre-dicembre.

«In pratica, i ricercatori dell'Enea – chiariscono dall'agenzia di ricerca - hanno introdotto nella zanzara tigre ceppi specifici del batterio Wolbachia, innocuo per l'uomo e presente in gran parte degli insetti, con un duplice effetto: le femmine manifestano un azzeramento della trasmissione del virus Zika e una riduzione a meno del 5% di quella dei virus di dengue e chikungunya, mentre i maschi rendono sterili le femmine selvatiche con cui si accoppiano».
Collaborazione che, come chiariscono all'Enea “si inquadra nell'ambito della mission di trasferire alle imprese i risultati della ricerca, favorendo la competitività e la creazione di posti di lavoro”.

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