DIARIO DI VIAGGIO

Zanzibar, alla scoperta delle isole delle spezie

di Evelina Marchesini


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8' di lettura

Mare d'inverno, ma anche un viaggio esperienziale che coinvolge in pieno i cinque sensi, fatto di colori a tinte forti, food street dai sapori unici, profumi orientali, tatuaggi all'hennè a regola d'arte, al suono del Taarab. Questa è Zanzibar, l'arcipelago della Tanzania, spesso denominato l’isola delle spezie: in realtà si tratta di più isole e offrono molto più di questo. Per esempio, ha dato i natali a Freddie Mercury, la cui casa è visitabile a Stone Town, la capitale. In breve. Le due isole principali dell'arcipelago sono Zanzibar e Pemba. Il mare è turchese, dalle tonalità cangianti, le spiagge di sabbia corallina finissima. Il fenomeno delle maree qui è particolarmente intenso e i paesaggi marini cambiano enormemente.

A Zanzibar si può stare una settimana, ma anche un mese intero: l'importante è non fermarsi nel classico all inclusive e spingersi, invece, a girare le isole, peraltro sicure anche per i viaggiatori individuali. Non pensate però solo al mare. Appena arrivati a Stone Town è evidente l'impressione di venire catapultati in un viaggio nel tempo: qui troverete tracce dell'antico Regno di Persia, della corte dei principi swahili e dell'Oman dei califfi, sentirete prendere vita le leggende sui mercati Shirazi che diedero vita a “Sinbad il marinaio” e ripercorrerete i sentieri della tratta degli schiavi.

Stone Town
Il primo impatto con Zanzibar dovrebbe essere con la capitale, dove arrivano i traghetti dalla Tanzania, per assaporare fin da subito il mix mare-storia. La cittadina è un intrico di vicoli acciotolati su cui si sporgono antichi balconi di legno, animata sia di giorno sia di sera e il lungomare raduna etnie africane e asiatiche in un mix affascinante. Da ricordare fin da subito che si tratta di un luogo a maggioranza musulmana e occorre vestirsi in modo da non offendere la sensibilità dei residenti, abituati sì ai turisti ma non per questo insensibili ad eventuali abusi di stile. Il modo migliore è girovagare per i quartieri, con una cartina in mano ma senza ansie. Personalmente ho girato da sola con mia figlia di 12 anni e non ho mai avuto alcun tipo di problema, anzi ci siamo innamorate da subito della cittadina e…dei suoi gatti. La prima tappa è stata Old Fort, o Ngome Kongwe, costruito in ardesia, la prima struttura difensiva eretta dai sultani busaidi quando sottrassero l'isola ai portoghesi nel 1698. Oltre che per la sua importanza storica, è una bella esperienza: nel vecchio forte c'è un teatro all'aperto, dove i giovani artisti si radunano per provare spettacoli di strada o rap africani e, la sera, ci sono spesso show. Tutto intorno, negozietti di artigianato e souvenir, ma noi ci siamo andate con un intento preciso: farci fare un vero tatuaggio all'hennè dalle donne musulmane vestite di nero. Si fanno chiamare “mama”, non parlano inglese ma si avvalgono delle traduzioni di giovani assistenti e vi assicuro che è una vera esperienza. Il costo si può contrattare e dipende dalla complessità del disegno che si sceglie e la qualità è ottima: a noi, nonostante tutti i giorni di mare successivi, sono durati più di un mese. Subito dopo siamo andate al Palazzo delle Meraviglie, o Beit el-Ajaib, poco lontano dall'Old Fort. Costruito nel 1883 come palazzo delle cerimonie dal sultano Barghash, è un edificio sontuoso, in grado di evocare i fasti dei sultanati e attualmente ospita il National Museum of History and Culture, con esposizioni sugli swahili e i dhow, le tipiche imbarcazioni a vela che si usano tuttora. Pare che le porte intagliate siano le più grandi in tutta l'Africa orientale. A proposito di porte, Stone Town è una sorpresa: a ogni angolo si possono ammirare incredibili porte di legno intagliate, tutte diverse e imponenti. Un altro palazzo da non perdere è il Beit el-Sahel, ricostruzione della dimora del sultano Seyyid Said che fu distrutta durante i bombardamenti inglesi del 1896, un grandioso edificio che occupa più isolati e che un tempo, con l'adiacente Beit el-Hukum, l'harem, costituivano una vera e propria città nella città. Per fare un tuffo nell'antica India, da vedere è l'Old Dispensary in Mizingani Road, l'edificio più bello del lungomare con i suoi balconi di legno intagliati color verde menta e l'elaborata torre dell'orologio: fu fatto costruire alla fine del XIX secolo da Tharia Topan, ricco mercante indiano ismailita. Oggi ospita uffici ma è possibile entrare per visitarlo. La cattedrale anglicana nei pressi di New Mkunazini Road è piena di storia, in quanto sorge dove un tempo c'era il mercato degli schiavi e dicono che l'altare sia esattamente dove c'era l'albero a cui gli schiavi venivano legati per essere percossi con rami pieni di spine. La chiesa fu voluta dal noto esploratore David Livingstone e il crocifisso è stato realizzato con il legno dell'albero cresciuto dove fu sepolto il suo cuore, nel villaggio di Chitambo, in Zambia.

Se vi fermate due giorni, andate di prima mattina al Darajani Market in Creek Road, uno dei luoghi più affascinanti di Zanzibar, il suo mercato principale. Nei vicoli si trova di tutto, da montagne di spezie ai telefoni cellulari, da carne, pesce, polli vivi alle scarpe da ginnastica. Vestitevi in maniera adeguata e preparatevi per uno stomaco a prova di sensibilità, perché vedrete di tutto. Per la cena non dannatevi a cercare un ristorante, perché l'esperienza migliore è andare ai Forodhani Gardens, dove tutte le sere, a partire dalle 17, i gestori aprono le proprie bancarelle dando vita al ristorante all'aperto più affascinante che abbia mai visto. Ci sono spiedini di ogni tipo, dal pollo all'aragosta, pani di vari tipi di farine, potete provare l'urojo a base di frittelle di farina di ceci, patate e altri ingredienti in una salsa al cocco e curry e, assolutamente da provare, la pizza di Zanzibar, che non ha niente a che vedere con la nostra pizza ma è una vera delizia. Girovagando dopo cena, potete andare a vedere la casa in cui nacque Freddie Mercury, (all'anagrafe Farrokh Bulsara, 1946) in Kenyatta Road, nel pieno centro turistico.

Le isole di Stone Town
Il secondo giorno a Stone Town va dedicato a un giro in barca verso le isole. I tour partono tutte le mattine dalla spiaggia turistica in Mizingani Road e costano dai 30 dollari a persona a seconda delle barche e del tipo di pasto che verrà offerto. L'escursione vale davvero la pena, anche se in alta stagione preparatevi a un notevole affollamento. In particolare, da vedere Changuu Island, che un tempo venne utilizzata come prigione ma che oggi è famosa per le testuggini giganti che si pensa siano state portate qui da Aldabra (Seychelles) all'inizio del XX secolo. Ce ne sono moltissime e portano sul guscio un numero in bianco: sono gli anni della tartaruga. Ovviamente i photo shot e i selfie la fanno da padrona e potete anche nutrirle con un po' di insalata, che verranno a mangiare dalle vostre mani. Da Changuu Island le barche si fermano sulla barriera corallina per lo snorkeling (niente di eccezionale) e si dirigono poi verso isolette di sabbia bianchissima, che con l'alta marea vengono quasi completamente sommerse, dove viene allestito il pranzo a pic-nic e dove è possibile rilassarsi, nuotare in un mare dai colori del topazio azzurro.

La musica Taarab
Stone Town è anche il luogo ideale in cui immergersi nei suoni della musica Taarab, che fonde influenze africane, arabe e indiane. Un'orchestra tradizionale è formata da una decina di componenti che suonano sia strumenti tradizionali sai occidentali, quali il violino, il kanun, la fisarmonica, il nay, e da un cantante. La musica di solito non è scritta e il tema centrale delle canzoni è per lo più l'amore. Il Taarab veniva eseguito a Zanzibar già intorno al 1820 ma il boom fu nel secolo successivo. Tra i posti in cui ascoltare una performance, il Culture Musical Club, dove uomini e donne siedono in due aree separate e le signore sfoggiano i migliori abiti ed acconciature elaborate. Da vedere.

Jambiani
A un'ora e mezza di auto da Stone Town c'è la località di mare notevole, Jambiani. Lontana anni luce dalla più turistica Kembwa, la spiaggia si stende per oltre un chilometro e alle sue spalle c'è il tranquillo villaggio dove può capitare la fortuna di incappare in qualche festività locale, con le donne vestite dei più incredibili colori e le bambine che sembrano bambole dipinte. Il mare ha una tonalità turchese unica e la costa è soggetta a fortissime maree, per cui vedrete paesaggi diversi a seconda delle ore del giorno. L'alba, è imperdibile con il sole che sorge direttamente dal mare e un susseguirsi di tonalità che esplodono dall'arancione scuro all'oro con, sullo sfondo, i pescatori che preparano i dhow per uscire a pescare.

Kizimkazi
A meno di un'ora di auto da Jambiani c'è il piccolo villaggio di Kizimkazi, particolarmente attraente il tardo pomeriggio quando il sole illumina la spiaggia con sfumature dorata. Ma ci si reca soprattutto per vedere i delfini liberi nella vicina baia di Menai. Sconsiglio di andarvi con escursioni organizzate, soprattutto da Stone Town, perché l'approccio nei confronti di questi nobili mammiferi è aggressivo. Meglio andarci da soli, armati di tempo e pazienza: accontentatevi di vederli in acqua insieme a voi, non tentate di inseguirli né di toccarli e rispettate la calma e il silenzio. Se sarete così fortunati da vederli sarà un'esperienza indimenticabile, nel rispetto reciproco.

Menay Bay
Con i suoi 470 kmq, è il più esteso ambiente marino protetto di Zanzibar e un'escursione di un'intera giornata su un dhow vale sicuramente la pena. Delimitata dai tranquilli villaggi di Fumba e Unguja Ukuu l'area è caratterizzata da diverse isolette e foreste di mangrovie, che danno origine a piccole insenature dai colori verde smeraldo, popolate da pesci e coralli e zona di riproduzione delle tartarughe marine. Il turismo di massa qui non è ancora arrivato e si possono mangiare aragoste e cicale di mare arrostite sulla spiaggia dall'equipaggio del dhow, immersi nel silenzio della natura e del mare. Safari Blue organizza escursioni sui dhow con un massimo di 20 persone, partendo da Fumba verso le 9.30 del mattino.

Kendwa
Da Jambiani a Kendwa ci vogliono circa due ore e mezza e lungo il tragitto di può fare il “tour delle spezie”, con visita ad alcune piantagioni e la possibilità di comprare le tipiche spezie di Zanzibar. La spiaggia di Kendwa, con un mare turchese e la sabbia finissima, ha il vantaggio che le maree qui sono più attenuate, con la possibilità di nuotare tutto il giorno. L'altro lato della medaglia è che si tratta di una località ormai piuttosto turistica e affollata, soprattutto in alta stagione. Se la spiaggia è piacevole, il vero motivo per cui venire a Kendwa sono lo snorkeling e le immersioni nelle isole circostanti. In particolare, il fulcro è la barriera corallina di Mnemba, Parco marino nazionale, non vicinissimo a Kendwa ma che vale per uno snorkeling tour. Altra attività particolare è il tramonto sulla spiaggia: piccoli dhow carichi di gente passano a ridosso della riva prima del tramonto, con musica e open bar, caricano i turisti e si allontanano pieni di gente ballando. Per gli amanti del genere.

Le immersioni
Un consiglio: non contrattate sul prezzo, rivolgetevi a diving di alto livello, con barche dotate di potenti motori, perché i siti non sono vicinissimi e risparmiando si rischia si andare in posti banali. Consiglio Scuba Do Zanzibar, centro Padi che ha peraltro, le migliori recensioni dell'isola.Da non perdere, due diving site: Shamzi e Mbwangawa, dall'altra parte della punta dell'isola. La prima è un'immersione tranquilla, adatta anche agli open water, ma non per questo meno entusiasmante, con tartarughe, pesci pietra di diversi tipi, aragoste enormi, cicale di mare, banchi di pesci colorati e, soprattutto, nudi branchi dai bellissimi colori e cavallucci marini. La seconda è un'immersione un po' più impegnativa, in corrente, ma molto divertente e dalle sorprese improvvise, tra cui una gigantesca e amichevole murena verde in battuta di caccia.

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