La guerra in Europa

Biden: «Processare Putin per crimini di guerra». Ue e Usa, anche energia fra possibili sanzioni

I leader dell’Unione lavorano sullo stop all’import di petrolio e carbone ma Austria e Germania frenano. Zelensky non chiude ai negoziati mentre il Cremlino mobilita altri 60mila soldati

Le reazioni degli abitanti di Bucha dopo la ritirata russa: "Non dovevo vivere per vedere tutto questo"

4' di lettura

«Quello che è accaduto a Bucha è un crimine di guerra». Con queste parole il presidente americano Joe Biden annuncia che la sua amministrazione sta studiando nuove sanzioni contro Mosca. «Putin è brutale, quello che è successo a Bucha è orribile», ha aggiunto Biden.

Le misure ritorsive potrebbero essere attuate insieme al nuovo pacchetto sanzionatorio studiato dalle Ue, ha dichiarato il consigliere sicurezza nazionale Jake Sullivan. Fra i settori contemplati c’è anche quello dell’energia.

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Non solo. Gli Usa chiederanno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite di sospendere la Russia dal Consiglio per i diritti umani di Ginevra, aveva annunciato l’ambasciatrice americana all’Onu Linda Thomas-Greenfield. Un’azione appoggiata anche dal Regno Unito.

Lavrov: video ordinati dagli Usa. Kiev: Bucha solo punta dell’iceberg

Dal versante opposto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov annuncia un punto stampa a New York per contestare le accuse e attacca: video su Bucha «ordinati» dagli Stati Uniti nell’ambito di un complotto per incolpare la Russia. Un’ipotesi smentita immediatamente dal ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba: le efferatezze attribuite alle forze russe a Bucha sono solo «la punta dell’iceberg, a Mariupol la situazione è anche peggiore».

Il governo di Kiev è convinto di aver vinto una battaglia grazie alla resistenza opposta alle forze russe attorno a Kiev, ma avverte che la guerra continua e che Mosca si appresta ora a condurre un’offensiva massiccia a est e a sud dell’Ucraina.

In questo scenario, gli sforzi diplomatici continuano: nel corso di una telefonata con il il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che la «Turchia è determinata a proseguire con i suoi sforzi per mettere fine alla guerra in Ucraina». Secondo quanto riferito su Twitter dalla presidenza turca, Erdogan ha anche sottolineato l’importanza di rafforzare le relazioni tra Turchia e Germania e di preservare la stretta cooperazione a tutti i livelli.

Ue-Usa verso nuove sanzioni. No dell’ Austria, Germania scettica

Lo scenario di nuove sanzioni dall’Europa era già emerso in giornata, prima che la Casa Bianca annunciasse la collaborazione fra Washington e Bruxelles. Ad annunciarle l’Alto rappresentante per la Politica estera Josep Borrel e il presidente francese Emmanuel Macron, che aveva parlato di misure specifiche su «petrolio e carbone». I 27 ne dovrebbero parlare alla riunione Ecofin di martedì 5 aprile e a quella degli ambasciatori Ue del 6 aprile.

I leader europei sembrano uniti sul fronte delle ritorsioni economiche, anche se alcuni frenano sull’ipotesi di includere nel pacchetto il gas. L’Austria si è schierata apertamente contro nuove sanzioni «legate al gas. Siamo molto dipendenti dal gas russo e penso che tutte le sanzioni che colpiscono noi più di quanto colpiscano la Russia non sarebbero giuste» ha detto il ministro delle Finanze austriaco, Magnus Brunner. Dubbi sono stati espressi anche da Christian Lindner, ministro delle Finanze tedesco: «Le importazioni di gas dalla Russia colpiranno la Ue più di quanto urtino la Germania» ha dichiarato, secondo quanto riporta Reuters. Più battagliera la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, con la richiesta di una politica di «zero dipendenza» da Mosca e nuove sanzioni.

Le ritorsioni della Ue continuano anche su un altro fronte, quello diplomatico. La Francia ha dciso di espellere «numerosi diplomatici russi in Francia le cui attività sono contrarie ai nostri interessi di sicurezza. Questa azione si inserisce nelle procedure europee», ha affermato il ministero degli Esteri di Parigi in una nota.

La rabbia di Zelensky

E sempre sul fronte diplomatico continua, a fatica, l’apertura di Kiev. «È difficile dire come, dopo tutto quello che è stato fatto, possiamo avere qualsiasi tipo di negoziato con la Russia. Questo è a livello personale. Ma come presidente, devo farlo. Ogni guerra deve finire». Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla Cbs, commentando il massacro di Bucha e le atrocità commesse dall’esercito russo in Ucraina. In un video messaggio, Zelensky ha definito i soldati russi «macellai», accusandoli aver ucciso «deliberatamente e con soddisfazione».

Dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, secondo la procuratrice generale Irina Venediktova, sono stati registrati oltre 7mila crimini di guerra, mentre Lyudmila Denisova, difensore civico ucraino per i diritti umani, ha scritto su Telegram che «la Russia sta violando gravemente la Convenzione di Ginevra relativa al trattamento dei prigionieri di guerra». Papa Francesco conferma la sua disponibilità ad andare a Kiev se questo potrà servire e il premier italiano Mario Draghi afferma che «la Russia dovrà render conto di quanto accaduto».

Corridoi umanitari da Mariupol e Zaporizhia

Mentre si scoprono fosse comuni nelle località tornate sotto il controllo ucraino, continuano i tentativi di evacuazione dei civili dai territori sotto l’assedio russo: Mariupol, soprattutto, ma anche Severodonetsk, Popasna, Lysychansk, Rubizhne e dalla Regione della Bassa Luhansk. I problemi di sicurezza complicano le operazioni di soccorso e il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha detto che i propri mezzi non sono stati in grado di raggiungere Mariupol.

Intanto proprio a Kherson, occupata dai russi, stanno finendo tutte le scorte di cibo, medicinali e carburante. Lo denuncia il consiglio comunale della città, riporta Ukrainska Pravda. «Kherson è bloccata dagli invasori. Non possiamo andarcene. Non possono venire da noi. La città sta finendo la farina per fare il pane, ci sono problemi con le medicine e il carburante. Le attività si sono fermate, molti hanno perso il lavoro. Ma le autorità cittadine aiutano le persone che non possono comprarsi da mangiare».

L’Onu intanto fa sapere che si registrano 1.417 i civili uccisi, di cui 59 bambini. Per il difensore civico ucraina, Lyudmilla Denisova, i bimbi morti sono 161, 264 i feriti, mentre Save the Children denuncia che ventidue scuole vengono attaccate in media ogni giorno in Ucraina dall’inizio dell’invasione russa, con 5,5 milioni di bambini rimasti senza istruzione. In totale sono state danneggiate 869 scuole (il 6% di tutte quelle presenti nel Paese) e 83 edifici scolastici sono rimasti completamente distrutti. Secondo l’Ong, circa il 43% degli attacchi ha avuto luogo nell’Ucraina orientale. I bombardamenti hanno distrutto 50 edifici scolasti a Kharkiv, proprio dove dovrebbe avvenire, secondo il ministero della Difesa ucraino, il prossimo attacco in massa delle forze russe.

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