La strategia europea

Zero emissioni, fisco e ricca dote. La nuova Ue alza l’asticella

Il Green Deal della Presidente della Commissione e il ruolo decisivo della Bei

di Chiara Bussi


3' di lettura

L’obiettivo è ambizioso: trasformare l’Unione europea nella prima area al mondo a impatto climatico zero entro il 2050. È scritto nero su bianco nello «European Green Deal» proposto dalla presidente della Commissione Ue in pectore Ursula von der Leyen. Il nuovo corso verde è il primo punto del programma che l’ex ministra tedesca della Difesa - se otterrà il via libera dell’Europarlamento a fine mese insieme alla sua squadra - intende attuare nei primi cento giorni. L’elenco delle misure è corposo, con interventi legislativi che proseguono la strada segnata dalla Commissione Juncker, ma alzano l’asticella.

«L’idea di un Green Deal non è nuova. Era già stata adottata all’indomani della crisi, quando nel 2008 la Commissione Ue ha invitato gli Stati membri a mobilitare subito 20 miliardi di investimenti in green economy», ricorda Roberto Zoboli, ordinario di politica economica nella facoltà di scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica . «Gli esiti di quella mossa - prosegue - lasciati nelle mani dei Paesi che hanno operato (o non l’hanno fatto) con proprie modalità, sono stati condizionati dalla necessità di rientrare nell’alveo della disciplina di bilancio».

Von der Leyen ci riprova. La riduzione delle emissioni pari al 40% entro il 2030 come previsto dall’Accordo di Parigi non basta più. Il suo programma prevede un taglio «vicino al 55%» nello stesso periodo. Come? Le emissioni di carbonio avranno un prezzo e tutti i settori verranno inclusi facendo convergere i sistemi di emission trading entro il 2030. Un nuovo piano di azione dovrà dunque aggiornare quello già esistente di quattro anni fa. Per farlo si punterà anche sulla leva fiscale con un’imposta sul carbonio alle frontiere e un riesame della direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici. Tra gli annunci compare anche un nuovo piano d’azione sull’economia circolare incentrato sull’uso sostenibile delle risorse, in particolare nei settori a consumo intensivo, come il tessile e l’edilizia.

Un’Europa più sostenibile avrà bisogno di investimenti adeguati. Uno dei primi banchi di prova sarà il bilancio pluriennale 2021-2027 ora al vaglio di Europarlamento e Consiglio con l’obiettivo di arrivare a un accordo entro fine anno. La proposta sul tavolo, presentata lo scorso anno dal suo predecessore Jean-Claude Juncker, cita tra le aree principali di intervento proprio la lotta al cambiamento climatico con allocazioni pari ad almeno il 25% del bilancio. Le risorse pubbliche, da sole, non saranno però sufficienti. A giocare un ruolo chiave - nelle intenzioni della futura Commissione - sarà la Banca europea per gli investimenti (Bei)con un piano da mille miliardi di euro nel prossimo decennio. Già oggi l’istituto prevede di destinare a misure per il clima un quarto del suo budget, ma l’obiettivo è raddoppiare la cifra entro il 2025, «trasformando parte della Bei in una banca climatica europea».

Secondo Zoboli «il programma, almeno sulla carta, va nella giusta direzione, ma occorrerà capire come verrà attuato». Anche perché i nodi tecnici da sciogliere, soprattutto sul fronte della fiscalità sono numerosi. «Le maggiori difficoltà - spiega - appaiono però quelle di ordine istituzionale e politico: il Green Deal verrebbe infatti, sia nel design che nell’implementazione, spacchettato e distribuito su diverse parti e componenti della Commissione. Gli osservatori vedono in questo una possibile fonte di annacquamento del progetto che rischia di soffrire di scarsa compatezza rispetto alle ambizioni».

La nuova Presidente non dovrà però partire da zero. La Ue è già ben posizionata nel rispetto dei 17 obiettivi di sostenibilità previsti dall’Agenda 2030 dell’Onu, come mostra anche l’ultima edizione del Rapporto stilato dal Sdsn dell’Onu e dalla fondazione Bertelsmann. Nella top ten dei Paesi per grado di attuazione dei target ben nove sono membri dell’Unione, con la Danimarca in testa. Gli altri 19 membri dovranno fare sforzi aggiuntivi, compresa l’Italia che compare al 30esimo posto, mentre Cipro è la maglia nera della Ue (61esima su 162).

Uno dei nodi più spinosi da affrontare sarà quello della transizione verso un’economia davvero sostenibile. «Il processo - precisa Zoboli - non può essere indolore e qualche settore (e attore) perderà. Inoltre la transizione prende corpo con altre potenti transizioni, come quella demografica legata al forte invecchiamento della popolazione o quella tecnologica che non necessariamente vanno nella stessa direzione e si intrecciano in modi non pienamente prevedibili». Il Green Deal punta a garantire un processo «equo per tutti» attraverso un fondo finanziato con le politiche di coesione, senza per il momento fornire maggiori dettagli. «Se si vuole spingere una transizione forte - conclude Zoboli - il prossimo esecutivo dovrà rinunciare all’illusione di accontentare tutti, trovando però nel contempo quegli ammortizzatori che consentono, nelle parole e nello stesso programma, di non lasciare nessuno indietro».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...