Asia e Oceania

Zero morti negli ultimi 7 giorni, il Vietnam virtuoso ha riaperto

Nonostante i 1400 chilometri di confine con la Cina il governo di Hanoi ha attuato misure tempestive ed efficaci contro la diffusione del Covid -19

di Roberto Da Rin

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(EPA)

Nonostante i 1400 chilometri di confine con la Cina il governo di Hanoi ha attuato misure tempestive ed efficaci contro la diffusione del Covid -19


2' di lettura


E' il Vietnam il punto di “luce verde” nella mappa rossa del Covid-19.

L'atlante mondiale è costellato di lockdown, nuove emergenze o stalli, mentre il Paese asiatico, negli ultimi 7 giorni, non ha registrato neppure un morto e ora il ritorno alla normalità è in atto. Lo sciame di scooter che ogni mattina percorre le strade di Hanoi e Ho Chi Min è ripartito oggi, pur con qualche precauzione e distinguo.


Le condizioni geografiche e demografiche avrebbero delineato un quadro di particolare criticità per il Vietnam, con i suoi 95 milioni di abitanti, più di 1400 chilometri di confine terrestre con la Cina e rapporti commerciali intensi.


Eppure la strategia del governo di Hanoi ha funzionato bene: in primis un tempestivo blocco dei voli con la Cina, in secundis un ampia campagna di informazione, capace di raggiungere milioni di utenti di cellulari che hanno ricevuto video e aggiornamenti continui. Poi il lockdown per tutte le cittadine con più di 10mila abitanti, geograficamente situati nelle vicinanze di Hanoi. Controlli sistematici e tracciamento di chi arrivava dall'estero . Ancora oggi, tre regioni, dove vivono 450mila persone, sono ancora in lockdown in quanto “a rischio”. Infine, i test. Il governo, in poco tempo, ha prodotto e certificato tamponi e kit sierologici che costano 25 dollari e garantiscono – secondo le autorità sanitarie – risultati importanti in 90 minuti.


A fine gennaio, quando la maggior parte dei cittadini celebrava il Capodanno Vietnamita, il primo ministro Nguyen Xuan Phuc, convocava i ministri e approntava un vero piano di guerra al Coronavirus.
L'Organizzazione mondiale della Sanità ha elogiato il Vietnam per i risultati raggiunti anche se, va ricordato, il governo comunista si è avvalso di prerogative non facilmente attuabili nei Paesi occidentali. Per esempio l'arresto di chi ha dichiarato informazioni false in merito ai propri spostamenti.

Non solo, la rete capillare di consultori e presidi sanitari, legati al Partito comunista, ha consentito un controllo mirato. Carl Tahyer, docente all'Università New South Wales Canberra, in Australia, studioso della realtà vietnamita, spiega che «il Partito unico che dispone di ampie forze di sicurezza e un Esercito molto efficiente, costituiscono i pilastri di un governo gerarchico. Le emergenze sanitarie e i disastri naturali possono essere fronteggiati con modalità diverse da quelle occidentali».
I costi più evidenti emergono sul fronte delle libertà personali che sono state drasticamente ridotte. Oltre alle quarantene vigilate, sono stati avviate procedure di delazione.

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