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Zes Adriatica, troppa burocrazia: l’azienda inglese dà l’ultimatum

La britannica Acta Blade attende le autorizzazioni per aprire uno stabilimento per produrre pale eoliche ma i ritardi delle amministrazioni rischiano di far revocare il finanziamento di 23 milioni

di Vincenzo Rutigliano

Campo di pale eoliche speciali dell'azienda britannica Act Blade

3' di lettura

A rischio un investimento da 23 milioni per realizzare, nella Zes localizzata nell’area demaniale del porto brindisino di Sant’Apollinare, un impianto per la produzione di pale eoliche ricoperte da uno speciale tessuto tecnico. A proporlo, l’8 luglio scorso, è stata una società di diritto britannico, la Act Blade, che attende l’autorizzazione richiesta all’Autorità portuale. Comune di Brindisi e Sovrintendenza intanto hanno espresso parere negativo sulla localizzazione nell’area portuale e l’investimento, per il quale è in corso l’iter per un Contratto di sviluppo con Invitalia, è sospeso. «Se il titolo autorizzativo non viene concesso e non si riesce ad impiantare entro la fine dell’anno il sito produttivo, l’investimento - spiega da Edimburgo il managing director di Act Blade Ltd, Sabrina Malpede – è a rischio. La delibera dell’autorità Portuale nella Zes demaniale deve arrivare subito o Invitalia potrebbe fare altre valutazioni».

La società ha chiesto il via libera per realizzare un insediamento temporaneo cui far seguire, dopo 4 anni, il trasferimento in altri capannoni. Per procedere oltre nell’iter autorizzativo servirebbe un provvedimento ministeriale. Ma non si sa bene di quale dicastero: potrebbe essere quello dell’Economia, perchè la domanda di Contratto di sviluppo è il risultato di una candidatura a un bando del Pnrr o della Coesione perchè è investimento al Sud. «Speriamo di uscirne al meglio» conclude Malpede.

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Il sì all’iter autorizzativo farebbe di Brindisi un polo di filiera costruttiva delle rinnovabili e dell’idrogeno, legato a doppio filo tra Zes demaniale e Zes interregionale Adriatica e del Molise che, a Brindisi, occupa 640 ettari. Nell’area dell’Enel di Cerano è previsto infatti, su 100 ettari, uno dei tre impianti a idrogeno di “Puglia Green Hydrogen Valley”, il cui progetto andrà a regime a metà 2026, e che potrebbe entrare nella Zes quando la riperimetrazione ricomprenderà quelle aree Enel oggi escluse. Alla Zes brindisina potrebbero essere interessati, in filiera, anche Falck Renewables e Bluefoat Energy, con il loro progetto chiamato Kailia, dopo quello tra Porto Badisco e S. Maria di Leuca, per realizzare un parco eolico off shore davanti alla costa messapica. Nulla però finora è stato formalizzato, solo contatti. Al pari di quanto è emerso nel corso di un convegno di Ance Brindisi quando il commissario governativo della Zes Adriatica e del Molise ha ammesso che, per i 640 ettari di aree del comparto industriale e portuale, non era giunta alcuna proposta di investimento. Sul punto Angelo Contessa, presidente di Ance Brindisi, una spiegazione ce l’ha: ci sono centinaia di ettari liberi, ma pochi utilizzabili per realizzare con effetto immediato una nuova attività produttiva. «Serve la riperimetrazione dell’area Sin», con superfici da bonificare «abbandonate al loro destino per colpa di una burocrazia elefantiaca».

In questo quadro di preoccupazione per la reale attrattività della Zes brindisina, che da sola occupa quasi 1/5 dei 2900 ettari di tutta la superficie pugliese(tranne Taranto), per la struttura commissariale la strada è in salita e la domanda di nuovi insediamenti deve essere agevolata nei fatti. È questa la sfida per il commissario governativo, Manlio Guadagnolo, e per le misure fin qui adottate, a quasi 6 mesi dal suo insediamento operativo, avvenuto il 27 maggio. Misure che si chiamano sistema informativo territoriale georeferenziato di tutta la perimetrazione della Zes con l’obiettivo, con il primo step da metà novembre, di permettere agli imprenditori interessati di avere informazioni certe, e reali, sull’offerta di aree pubbliche e private disponibili. Misure come lo sportello unico digitale, varato a fine settembre, una sorta di Suap funzionante come unico veicolo per interventi in area Zes, o ancora la revisione trimestrale della perimetrazione, sia in aumento che in diminuzione, così «da recuperare –spiega Guadagnolo – una enorme quantità di superfici e questo vale per me come per gli altri commissari».

In questi mesi, sono pervenute le prime istanze, insieme alle cosiddette comunicazioni preventive che la struttura commissariale sta evadendo e a cui seguiranno le relative progettualità. I settori di interesse sono svariati, dal manifatturiero al fotovoltaico, e per gli investimenti di parte pubblica nella Zes sono previsti quelli, per circa 200 milioni, per opere pubbliche finanziate dal Pnrr e dal Cis.

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