il ritratto

Zingaretti e la prospettiva di un Pd vincente che guarda a sinistra

di Andrea Marini

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(ANSA)


3' di lettura

Il numero magico è 201.784. La quantificazione dell’effetto Zingaretti. Il riconfermato governatore della Regione Lazio ha preso infatti oltre 200mila consensi in più rispetto a quanto preso, sempre in regione, dalla coalizione di centrosinistra e Liberi e Uguali alle politiche. Ora per l’ex segretario dei Ds di Roma si aprono scenari anche a livello nazionale. Lui smentisce, ma c’è già chi ipotizza una sua corsa per la segreteria nazionale al Nazareno. Con l’obiettivo di risollevare le sorti del Pd nazionale, ricostruire una alleanza con i fuoriusciti della sinistra e creare una coalizione vincente.

Dalla sinistra giovanile all’Europarlamento
Nato a Roma, 53 anni, Zingaretti ha iniziato giovanissimo la carriera politica. Tra il 1985 e il 1989 è stato segretario comunale di Roma della Fgci (Federazione giovanile comunista italiana). Nel 2000 è eletto Segretario dei Democratici di Sinistra di Roma e il passo successivo, nel 2004, è stata l’elezione al Parlamento Europeo nella lista Uniti nell’Ulivo.

La corsa vittoriosa alla Provincia di Roma
Sono quelli gli anni del “Modello Roma” – il centrosinistra che amministra la città e vince – rappresentato dal sindaco della Capitale Walter Veltroni. Nel 2008, Zingaretti viene candidato dal centrosinistra alla presidenza della Provincia di Roma, mentre l’ex sindaco Francesco Rutelli è scelto per sfidare Gianni Alemanno nella corsa al Campidoglio, che si svolge in contemporanea. Zingaretti viene eletto, mentre il centrosinistra subisce il trauma della “perdita di Roma”.

La ricostruzione del Pd regionale
Nel 2010 il centrosinistra viene sconfitto anche nella Regione Lazio, conquistata dal centrodestra con Renata Polverini. Il Pd locale implode, iniziando quella guerra interna che porterà il partito al commissariamento. Sarà proprio Zingaretti il maggiore artefice della ricostruzione del partito. Nel 2012, lui ex Ds, si fa promotore dell’elezione a segretario regionale di Enrico Gasbarra, deputato ex popolare e predecessore di Zingaretti alla guida della Provincia di Roma. L’operazione funziona, e le varie anime del Pd si ricompattano attorno all’asse Zingaretti-Gasbarra.

La candidatura mancata per il Campidoglio
Per Zingaretti è fondamentale avere un partito forte alle spalle, perché presto inizierà una battaglia che il Pd non può perdere: la riconquista del Campidoglio. Zingaretti annuncia la sua volontà di candidarsi per il 2013 come sindaco di Roma. Ma poi succede l’imprevisto: la giunta regionale di centrodestra cade per le dimissioni anticipate di Renata Polverini. Zingaretti vira l’obiettivo e diventa il candidato governatore del Lazio con una coalizione larga di centrosinistra (compresa l’allora Sel).

La prima vittoria alle regionali
Nel 2013 Zingaretti diventa governatore del Lazio con un ampio consenso: 40,7% contro il 29,3% di Francesco Storace (centrodestra). Durante la consiliatura il governatore si tiene lontano dalle lotte di partito, anche se non manca di dare il proprio consenso a tutti gli sfidanti di Matteo Renzi, alla premiership prima e alla segretaria nazionale poi: Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo e Andrea Orlando. A differenza di Renzi che rompe a sinistra, Zingaretti tiene sempre stretti anche i rapporti con i fuoriusciti del Pd che poi daranno vita a Liberi e Uguali. Il governatore si tiene fuori anche dal processo di ricostruzione del Pd romano dopo lo scandalo di Mafia Capitale, che di fatto è appannaggio dei renziani (il primis Matteo Orfini).

I nuovi scenari a livello nazionale
Vista la debacle del Pd a guida renziana a livello nazionale, la riconferma di Zingaretti come governatore lo proietta, volente o nolente, sulla scena nazionale. Lui che ha adottato una strategia diversa da quella di Renzi: non ha voluto nella sua alleanza in regione i centristi di Civica Popolare mentre ha inglobato nella sua coalizione la sinistra di LeU. Per questo viene visto da molti nel partito come il leader in grado di ricostruire una alleanza con i fuoriusciti della sinistra e creare una coalizione vincente. Tuttavia lui ribadisce di voler restare a fare il governatore.

La strada in salita dopo la riconferma
Difficile che Zingaretti riesca a fare il presidente di Regione e anche il segretario del Pd. È vero che il neogovernatore ha vinto, ma gli scenari sono completamente diversi da quelli di 5 anni fa. La sua affermazione ha anche goduto dei ritardi e delle divisioni nel centrodestra. Con i 5 stelle che a Roma hanno perso quasi il 40% dei voti rispetto alle comunali del 2016. Nonostante il bonus di seggi, il centrosinistra non ha la maggioranza in consiglio regionale (25 consiglieri contro i 26 dell’opposizione). Essendo stato eletto direttamente dai cittadini, il presidente non ha bisogno di un voto di fiducia per far partire la consiliatura. Tuttavia in ogni momento il consiglio potrebbe presentare una mozione di sfiducia: se il centrosinistra non riesce a cooptare qualche esponente della minoranza, la Pisana rischia di trasformarsi in un Vietnam.

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