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Zingaretti lancia il congresso del Pd contro il rischio impasse

I dem e il rischio di restare schiacciati tra le bordate di Renzi e la discussione interna al M5s: da qui l’idea di un congresso«a tesi» entro giugno

di Emilia Patta

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I dem e il rischio di restare schiacciati tra le bordate di Renzi e la discussione interna al M5s: da qui l’idea di un congresso«a tesi» entro giugno


3' di lettura

Contro Italia Viva di Matteo Renzi, che con la sua posizione intransigente sulla prescrizione rischia di far saltare la maggioranza giallo-rossa quando si arriverà a votare il decreto in Senato. E contro il M5s, il cui dibattito interno tra dimaiani e contiani rischia di dissolvere il movimento e con esso lo stesso governo. E anche contro il premier Giuseppe Conte, sia pure elogiato come «punto di riferimento del campo progressista», che in attesa del chiarimento interno al M5s agli Stati generali di aprile rischia un immobilismo di fatto.

Zingaretti e i rischio della vittoria «frustrata» in Emilia Romagna
Nicola Zingaretti apre la prima direzione dopo il voto in Emilia Romagna che ha certificato la vittoria del centrosinistra e del Pd con la frustrazione di chi non può andare subito all’incasso. «I nostri alleati sembrano ignorare l’unità combattiva della destra - è l’analisi del segretario del Pd -. Nel campo che si oppone a Matteo Salvini il Pd è certamente centrale, ma attorno a noi non c’è ancora una volontà di andare a sintesi. Il M5s è tutto dentro un dibattito che rischia di condurre alla dissoluzione. Italia Viva enfatizza il conflitto. Dobbiamo lavorare, perché nel campo democratico ci sono processi complessi e non tutti prevedibili».

La sferzata a Conte: il governo deve ripartire, no rallentamenti
Quando al governo Conte 2, «non lo considero come un governo amico ma come un governo pienamente del Pd e penso che abbia svolto un’azione decisiva pur tra mille difficoltà ma deve ripartite, il Pd non è disposto ad accettare rallentamenti».

Evitare la «palude» fino agli Stati generali di aprile del M5s
Evitare il più possibile il rischio palude, insomma. Con un governo impegnato un una lunga quanto inconcludente “verifica” a tappe fino al momento clou di quegli Stati generali del M5s che dovrebbero ridisegnare la mappa della politica italiana. Sia Zingaretti sia Conte hanno messo in conto una possibile scissione del movimento tra chi come Di Maio propugna la terzietà rispetto a destra e sinistra e chi, come lo stesso premier e i ministri Stefano Patuanelli e Federico D’Incà nonché il presidente della Camera Roberto Fico, propugna la scelta di campo riformista ed europeista a fianco del Pd contro la destra a trazione salviniana. L’obiettivo comune è fare in modo che la possibile scissione, se ci sarà, sia più innocua possibile trascinando la maggior parte del movimento nel campo “giusto”.

L’indecisione del M5s e le regionali di giugno che incombono
Ma dal punto di vista di Zingaretti non si può neanche attendere in eterno, dal momento che le regionali di giugno incombono e con esse la necessità di alleanze il più larghe possibili a livello locale per non consegnare a Salvini le regioni chiamate al voto (Veneto, Liguria, Marche, Toscana, Campania e Puglia): «Rispettiamo il dibattito interno al M5s, il Pd non vuole lucrare ed essere onnivoro sulle difficoltà degli altri, ma il dibattito non potrà durare a lungo. Noi vogliamo essere il perno di un campo per contrastare la destra di oggi. Non si lasci il Pd da solo a combattere le destre facendo finta di non vedere il peso nazionale di un voto in 6 regioni».

Il Pd e il rischio schiacciamento tra Renzi e Di Maio
Da qui alle regionali ci sono cinque mesi in cui il Pd rischia di restare schiacciato tra le bordate di Matteo Renzi sulla “grillizzazione” del Pd («non riesco a capire perché il Pd non utilizzi la forza del risultato in Emilia Romagna per dettare l’agenda, ma continui a inseguire quella dei cinquestelle») e quelle di Luigi Di Maio che esaspera i temi identitari del M5s chiamando alla piazza contro il governo di cui fa parte come ministro degli Esteri.

Via al congresso tematico per «occupare» il dibattito politico
Che fare, dunque? Da questo rischio impasse nasce la decisione di accelerare sul congresso del partito: da avviare alla prossima assemblea nazionale entro fine mese (probabilmente il 22 febbraio) e da concludere prima delle regionali di giugno, si tratterà di un congresso a tesi, tematico, volto ad allargate la discussione anche oltre il Pd (leggasi movimenti civici e Sardine). Ma non servirà come i congressi tradizionali ad eleggere il segretario, il cui ruolo al momento non è messo in discussione. Chiaro il tentativo di tenere “occupato” il tempo della possibile palude con una discussione pubblica che tenga il Pd in primo piano. Basterà?

Per approfondire:
10 conseguenze della vittoria di Bonaccini in Emilia-Romagna
Regionali, Zingaretti: un immenso grazie alle Sardine

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