Mercato dell’arte

Zona Maco, oltre il muro l’arte in Messico continua la sua corsa

di Olimpia Niglio

Ana Teresa Fernández; Untitled (Performance documentation at San Diego/Tijuana border); Oil on canvas; 62 X 36 cm; 2013

5' di lettura

Il 12 febbraio Zona Maco, la 14ª fiera dell'Arte Moderna e Contemporanea con sede a Città di Messico ha chiuso battenti con una presenza di ben 127 gallerie provenienti da 20 paesi del mondo, per un totale di 150 stand distribuiti su oltre 13mila metri quadrati ed un record di presenze, mai raggiunto nelle precedenti edizioni, di oltre 60 mila visitatori. La fiera dell'arte è la più importante dell'America Latina insieme ArteBA (Buenos Aires, Argentina) che aprirà dal 24 al 27 maggio prossimo e ARTBO (Bogotà, Colombia) appuntamento autunnale che questo anno si realizzerà dal 26 al 29 ottobre.

Ana Teresa Fernández; Erasing the Border (Borrando la Frontera); Oil on canvas; 122 X 183 cm; 2013

Le elezioni del presidente Donald Trump negli Stati Uniti e le reazioni diplomatiche registrate in Messico dopo l'ordine esecutivo di procedere nella costruzione del muro tra i due paesi confinanti per controllare l'immigrazione illegale, sembravano non dare buone speranze all'evento fieristico, importante sul piano culturale ed economico per Città del Messico, vista l'alta presenza di gallerie ed artisti statunitensi (con oltre il 30% rispetto al totale).

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Il Muralismo. In realtà le prospettive sulla fiera sin dal principio sono state positive anche perché il muro tra i due paesi esiste da molti anni e non ha mai avuto risvolti negativi sull'economia dell'arte se non incrementarne le iniziative come quelle condotte da diversi artisti messicani che lavorano sulle aree di confine come Eduardo Chui, Ana Teresa Fernández o ancora artisti che operano da anni tra i due paesi come Tatiana Montoya, che ha analizzato il significato della separazione tra i due paesi che, già nella prima metà del XX secolo, aveva dato vita al movimento artistico del “Muralismo”.
«Questa situazione politica - a giudizio di Montoya - non potrà non avere ripercussioni nei prossimi mesi ed è un'ottima occasione per iniziare a recuperare le relazioni con il resto del continente americano, prestando maggiore attenzione al Sud per riallacciare poi le relazioni con il nord. L'arte contemporanea latino americana finalmente può ritornare alle sue radici, valorizzarle e riappropriarsi così dei propri riferimenti culturali per lo più dimenticati dalla globalizzazione culturale dell'ultimo secolo. È forse arrivato il tempo per risvegliarsi e recuperare le proprie radici culturali».

Hugo McCloud; Untitled, 2017; Aluminum foil, aluminum coating and oil or tar mounted on wood; 193,4 x 167.6 cm; Luce Gallery

La fiera. Questa vitalità e forza propulsiva hanno caratterizzato la scena culturale della fiera internazionale: positivi infatti i riscontri dei galleristi provenienti da diverse parti del mondo anche se non pubblici ancora i riscontri sulle vendite. Secondo Nikola Cernetic direttore di Luce Gallery di Torino: «la fiera si è presentata certamente molto frizzante ed emergente all'interno del panorama centro-latinoamericano». Crescente è la partecipazione di gallerie e collezionisti, anche se è visibile l'impatto degli ultimi provvedimenti della presidenza di Trump, soprattutto in relazione all'economia locale.
Nonostante il dialogo tra collezionisti messicani e statunitensi, l'atteggiamento generale registrato in fiera però è stato conservativo. Timothy Taylor direttore dell'omonima galleria con sede a Londra e New York ha ammesso che non c'è dubbio che il mercato più florido nel settore dell'arte contemporanea è quello statunitense anche se il Messico si mostra vivace.
«Seppur il Messico ha enormi differenze sociali interne, tipiche dei paesi latino americani, è pur sempre la 14ª economia mondiale» ha commentato Eduardo Secci, direttore della galleria Eduardo Secci Contemporary con sede a Firenze. «Inoltre in Messico sono presenti molte famiglie con ricchi patrimoni, molto più alti se confrontati con realtà anche più industrializzate. Questo dato è positivo per una galleria che non necessita di molti clienti, ma bensì di buoni clienti e pertanto il Messico è potenzialmente molto forte e degno di attenzione da parte del mercato dell'arte. Inoltre, i clienti messicani, oltre ad avere ottimo gusto sono anche attenti collezionisti che non acquistano solo per “speculazione” ma piuttosto per piacere personale rendendo questo paese uno dei migliori a livello di mercato e quindi di transazioni» conclude il gallerista italiano.
Il riscontro positivo della fiera è stato sottolineato anche dalla presenza di artisti le cui opere sono stata ben collocate già durante l'evento. Due i casi interessanti relativi all'artista britannico Damien Hirst le cui serigrafie hanno oscillato tra i 35mila ed i 50mila dollari ed ancora l'artista tedesco Gerhard Richter le cui opere sono state vendute tra i 65mila e gli 80mila dollari.

Gli autori messicani. Certamente i risultati migliori si sono registrati nelle gallerie messicane, presenti con oltre 50 stand provenienti da diverse città del paese, che hanno proposto autori confermati come Diego Rivera, Siquieros, Mérida, Chucho Reyes i cui prezzi non sono stati ufficializzati, ma sono stati gli autori più venduti anche perché la loro notorietà a livello internazionale garantisce i collezionisti anche sul piano dell'investimento.
Molti gli artisti sia messicani che internazionali segnalati in fiera tra cui Daniel Buren, pittore francese, Tania Candiani, messicana, l'artista contemporaneo cinese Ai Weiwei presente presso la Lisson Gallery, il giovane artista messicano Abraham Cruz Villegas, Cole Sternberg, artista visuale americano ed ancora la emergente artista messicana Chantal Peñalosa. Non sono poi mancati premi e riconoscimenti ad artisti come la spagnola Teresa Lanceta ed al venezuelano Humberto Márquez.

Kiki Smith; Moon with Stars I, 2004; Stamped on verso. Bronze; 97.2 x 97.2 x 5.1 cm; Cast 1 of 3 Edition of 3 +m1 AP; Timothy Taylor Gallery

Collezionisti, galleristi e fondazioni. I riscontri positivi del mercato dell'arte in Messico, come testimoniato proprio dall'esito di Zona Maco, sono stati precedentemente anticipati anche da alcune proiezioni condotte da Artemundi Global Fund che ha rilevato importanti transazioni nel mercato artistico messicano degli ultimi mesi con introiti rilevanti rispetto agli anni precedenti e con un trend in netta crescita di oltre il 15% rispetto al 2015. Questo trend positivo dell'arte in Messico e più in generale dell'arte contemporanea latinoamericana trova ampi riscontri anche su altri mercati internazionali ed è confermato da diversi galleristi messicani come Patricia Ortiz Monasterio e Jaime Riestra, fondatori della Galleria OMR, aperta nel 1983 a Città del Messico. Questa galleria rappresenta certamente una delle realtà che maggiormente negli ultimi anni ha fatto conoscere importanti pittori, scultori e fotografi della scena artistica messicana nonché internazionale, senza trascurare il gruppo emergente dei giovani talenti creativi, partecipando ad importanti fiere come ARCO (Spagna), Art Basel (Svizzera), Art Basel Miami (USA) e MACO (Messico). Tale positività è evidenziata anche da Mónica Manzutto che insieme a José Kuri hanno fondato nel 1999 la Galleria Kurimanzutto e che in particolare rileva il ruolo positivo anche del collezionismo in Messico rappresentato principalmente da fondazioni e musei privati come Jumez Museum con la omonima fondazione che si occupa di arte contemporanea, il Museo Amparo nella città di Puebla, la Fondazione Alfredo Harp Helú a Oaxaca e la CIAC, Colección Isabel e Agustín Coppel a Città del Messico.
Tutto questo testimonia che il muro tanto reclamato dal neo presidente statunitense per ora sembra non intimorire più di tanto l'economia dell'arte, che resta pur sempre un linguaggio universale simbolo di dialogo interculturale e non di lacerazione. Ma è ancora troppo presto per tirare le somme e quindi non ci resta che attendere le proiezioni dei prossimi mesi, nonostante recenti studi elaborati da ArtTactic considerano positivo questo anno in corso proprio per i mercati dell'arte contemporanea latino americana.

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