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Zoppini (Populous), sul nuovo San Siro noi siamo pronti. Milano dia segnale forte

Intervista al responsabile per l'Italia dello studio di architettura e design internazionale che ha firmato uno dei due progetti in gara per la realizzazione dello stadio di Inter e Milan che dovrebbe prendere il posto del Giuseppe Meazza

di Stefania Arcudi


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3' di lettura

L'ambizione di cambiare il volto di Milano creando un polo cittadino attorno al nuovo stadio San Siro e la convinzione di potere fare bene, forte dell'esperienza di 1.325 stadi già realizzati, tra cui quello di Wembley, l'Emirates Stadium dell'Arsenal e il Tottenham Hotspur Stadium, e di oltre 3.000 progetti all'attivo per un valore di 40 miliardi di dollari nei mercati emergenti e in quelli sviluppati. Sono queste le basi da cui Populous parte per vincere la sfida per la costruzione del nuovo San Siro: lo studio di architettura e design internazionale ha firmato uno dei due progetti in gara per la realizzazione dello stadio di Inter e Milan che dovrebbe prendere il posto del Giuseppe Meazza (l'altro progetto è di Manica-Sportium).

«Noi siamo pronti da adesso, Milano deve dare segnale forte e, se vuole essere veramente una metropoli europea, deve fare scelte precise. Tutte le metropoli hanno avuto uno sviluppo policentrico della città, quindi San Siro ha possibilità unica di diventare uno dei centri di Milano e smettere di essere un quartiere dormitorio», ha detto in un'intervista a Radiocor Alessandro Zoppini responsabile Populous Italia, spiegando di riuscire a strappare la vittoria e aggiudicarsi il progetto, ma che comunque «saranno le squadre a scegliere». Il progetto di Populous, seguito da un team composto anche dagli studi d'ingegneria Tekne e Maffeis, «è fatto per Milano, si impregna nella cultura milanese. A riferimento sono stati presi i simboli della città storica, li abbiamo reinterpretati in chiave moderna. E' la cattedrale del 21esimo secolo. Siamo stati molto attenti all'aspetto di contestualizzazione», ha spiegato l'architetto. Populous, che opera attraverso 18 uffici in quattro continenti con centri regionali a Kansas City, Londra e Brisbane, è in gara con "La Cattedrale", progetto che si ispira ai due degli edifici più rappresentativi della città, il Duomo e la Galleria Vittorio Emanuele II.
«San Siro uno degli stadi più prestigiosi e per gli architetti che si occupano di sport è un'opportunità unica. Mi occupo di impianti sportivi da due generazioni e il mio rapporto con lo sport va indietro di un'altra generazione, è ovvio che questo progetto potesse interessare a me personalmente e allo studio, che già ci lavora da oltre un anno», ha sottolineato Zoppini. Detto questo, la strada per la realizzazione dello stadio non è tutta in discesa, visto che il Comune di Milano non ha ancora decretato l'interesse pubblico del progetto San Siro (la scadenza era stata fissata per il 10 ottobre, ma è slittata) e la conferenza dei servizi ha finora dato solo un parere preliminare, positivo ma condizionato.
« Le squadre stanno dialogando con il comune e noi con le squadre per recepire le richieste arrivate. Non andiamo per la nostra strada, c'è un dialogo per capire eventuali aggiustamenti potenzialmente fattibili"» ha detto Zoppini, sottolineando che «si parla di tenerne delle parti, stiamo dialogando per vedere cosa si può fare». E sulla proposta della Lega al Comune di Milano per una "terza via", oltre a ristrutturazione e demolizione, che prevede la trasformazione del terzo anello del Meazza in una galleria panoramica, l'architetto si è mostrato scettico: «L'Italia è un bel Paese democratico e ognuno può dire la propria opinione e ogni idea è degna di rispetto», tuttavia bisogna tenere conto anche delle valutazioni economiche e «da un punto di vista di bilanci una ristrutturazione, totale o parziale, non è la soluzione più vantaggiosa». Il progetto per San Siro è dunque quello che fa la parte del leone per Populous in Italia, ma non è l'unico: «Siamo lavorando ad altri due grossi progetti», ha aggiunto Zoppini, senza entrare in maggiori particolari. «Dal punto di vista immobiliare in Italia c'è Milano e poco altro, un po' Roma, Firenze e Venezia, ma il nostro interesse è su Milano. Tanto più che ora ci saranno le Olimpiadi e noi non siamo sicuramente fermi su quel fronte», ha concluso.
(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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