Ricerca Enea

Zuccheri low cost dalle radici delle piante per prodotti alimentari e farmaceutici

Brevettato dal Centro Enea di Trisaia un sistema per estrarre in modo economico fruttosio e glucosio dalle radici delle piante

di Davide Madeddu

2' di lettura

Zuccheri solubili dalle radici delle piante. O meglio fruttosio e glucosio per un utilizzo in ambito alimentare, farmaceutico e dei biocombustibili. Il tutto attraverso un processo definito low-cost brevettato dai ricercatori Enea del laboratorio di Tecnologie e processi per le bioraffinerie e la chimica verde del Centro Ricerche Trisaia, in provincia di Matera.

Il sistema studiato dagli esperti dell'agenzia di ricerca (nell'ambito dei programmi attuati per creare alternative sostenibili alle filiere fossili) semplifica i passaggi rispetto a quelli in uso che, «richiedono una serie di trattamenti in sequenza con diverse apparecchiature». Con questo processo si ottiene una soluzione di zuccheri dalle radici di piante racchiuse in un contenitore in cui viene immessa acqua.

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«La nostra invenzione prevede una scatola nella quale sono disposti un tubo che contiene la radice e un tubo che contiene un catalizzatore – spiega Egidio Viola ricercatore Enea, inventore del brevetto insieme ai colleghi Vito Valerio, Federico Liuzzi, Isabella De Bari e Giacobbe Braccio –. Quando l'acqua, in precedenza riscaldata, entra nel primo tubo, estrae gli oligomeri dalla pianta e li trascina nel secondo tubo, dove il catalizzatore li converte in zuccheri semplici come glucosio e fruttosio».D al secondo tubo «fuoriesce così una soluzione acquosa contenente gli zuccheri monomerici disciolti».
All'interno della scatola, e questa viene definita dagli esperti la particolarità, gli ultrasuoni attivi che «migliorano sia l'efficienza di estrazione sia la conversione dei carboidrati da oligomeri a zuccheri semplici».

Una fase della produzione sperimentale nel Centro Enea Trisaia (Matera)

Il catalizzatore che si trova nel secondo tubo “è preferibilmente” costituito da una resina acida che funziona, in parte, anche da purificatore della soluzione e può essere facilmente rigenerato e riutilizzato. Quanto al rapporto materia prima e prodotto, dipende dal tipo di biomassa e dal periodo di raccolta, ma la stima è di 300 grammi di zucchero per 1 chilo di radice.

«Il prototipo che abbiamo realizzato in laboratorio e che ha raggiunto un livello di maturità tecnologica (TRL) 4 –prosegue il ricercatore – attraverso una radice di cardo ha prodotto fruttosio con un'efficienza del 94% dopo un'ora di esercizio, operando a temperature più basse rispetto agli attuali processi industriali. Nel caso specifico l'oligomero estratto è l'inulina, che è costituita prevalentemente da fruttosio».

Non è comunque tutto. Perché il sistema, come argomenta ancora il ricercatore «può lavorare ciclicamente, eseguendo ripetute estrazioni e concentrando la soluzione di zuccheri fino a esaurimento della pianta».

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