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Zuppi (Cei): «Per i migranti puntare su flussi, diritti e corridoi umanitari»

Secondo la Fondazione ammontano a oltre 1.800 i morti nel Mediterraneo a fine ottobre 2022

di Marco Ludovico

(LAPRESSE)

2' di lettura

A fine ottobre 2022 la stima minima di migranti morti e dispersi nel Mediterraneo è di circa 1.800 persone. Lo racconta il report 2022 “Il diritto d’asilo” della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei. Nel Mediterraneo centrale, sulla rotta per l’Italia e Malta, si sono contati 1.295 morti e dispersi, contro i 172 del settore occidentale e i 295 di quello orientale. Nel 2021 le vittime erano aumentate rispetto all'anno precedente in tutti e tre i settori, con un +57% nel Mediterraneo centrale.

Zuppi: politiche migratorie con «flussi, diritti, corridoi umanitari»

Quello dell’asilo «è un diritto enunciato ma non garantito, un fatto ancora più amaro. Ferisce, soprattutto, pensando all’Europa dei diritti che devono essere sempre uguali per tutti» ha detto il presidente della Cei (conferenza episcopale italiana) cardinale Matteo Zuppi. Il cardinale ha quindi invitato a governare il fenomeno con un piano che guarda al futuro per scegliere con i flussi, i diritti e i corridoi umanitari. Dare così - sottolinea Zuppi - stabilità e proiezione futura a qualcosa che non è una emergenza, non può essere solo emergenza e nemmeno sicurezza. Ed è ovviamente un tema europeo».

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Il dossier: oltre 100 milioni in fuga dai propri paesi

Il governo italiano, in particolare il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sta lavorando proprio a un nuovo decreto flussi proprio come strumento strategico di politica dell’immigrazione. Il report Migrantes fa emergere come quest’anno oltre 100milioni di persone sono fuggite dai propri Paesi. In assenza o quasi di canali d'ingresso legali la fanno da padroni i trafficanti di esseri umani. Le due rotte principali di accesso restano il Mediterraneo centrale e quella balcanica. Record di persone in «sradicamento forzato» (rifugiati, sfollati e richiedenti asilo): 103 milioni, un abitante del mondo su 77. Più del doppio di 10 anni fa (un abitante su 167).

L’accoglienza: i profughi ucraini e gli altri

«La generosa ”’auto-accoglienza” messa in atto dalla comunità ucraina, con la collaborazione di tanti privati cittadini italiani, ha “salvato” un sistema di accoglienza ristretto e limitato: le 171.500 persone arrivate dall’Ucraina surclassano del 72% la totalità dei rifugiati e richiedenti asilo di tutte le provenienze ospitati nel sistema pubblico alla fine di settembre fra Sai, Cas e centri di prima accoglienza, poco più di 99 mila persone» spiega il rapporto Migrantes. Sugli arrivi «questo 2022, almeno sino a fine settembre, vede in netto aumento su gommoni, barche e barconi rifugiati afghani e siriani, anche se le tre prime cittadinanze negli sbarchi» rimangono come nel 2021 quelle tunisina, egiziana e bangladese».

I confronti con le altre nazioni europee

Alla fine dello scorso giugno vivevano in Italia poco meno di 296 mila rifugiati (in senso stretto e persone con protezione complementare o temporanea, inclusi gli ucraini) pari a cinque persone ogni mille abitanti. Alla stessa data i rifugiati in Francia erano 613 mila e in Germania 2.235.000. Alla fine del 2021, prima della guerra, i rifugiati in Italia calcolati dall'Unhcr erano 145 mila mentre la Francia ne ospitava già mezzo milione e la Germania 1.256.000. Sempre nel 2021, l’Italia ha registrato 45.200 richiedenti asilo per la prima volta, la Germania 148.200, la Francia 103.800 e persino la Spagna ne ha ricevuti di più, 62.050 (dati Eurostat).

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