parmalat
27 maggio 2005
Tanzi pagò a Gennari 155 miliardi

Calisto Tanzi nel ' 90, con la quotazione indiretta della Parmalat studiata dal Monte dei Paschi, raccolse in Borsa 283 miliardi di lire. Ma ne spese 155 per rilevare da Giuseppe Gennari la Finanziaria Centro Nord, la Fcn, la scatola che servì da veicolo per lo sbarco a Piazza Affari. Quei 155 miliardi erano impegni economici della Coloniale, e in parte della stessa Parmalat, verso la Fidifin, una delle holding attraverso cui Gennari controllava la Fcn. Restano pertanto oscuri i veri motivi che indussero l'ex patron di Collecchio a preferire la quotazione indiretta alla tradizionale offerta pubblica iniziale.
La spiegazione ricorrente è che la quotazione diretta avrebbe richiesto un paio d'anni, mentre Parmalat, già in stato di decozione, aveva bisogno di interventi immediati. Ma come emerge dalla consulenza tecnica allegata agli atti dell'inchiesta di Parma — realizzata dall'esperto di finanza Piero Manaresi— la quotazione indiretta richiese comunque 16 mesi. E il vantaggio economico per Tanzi fu assai relativo.
Perché battere, dunque, questa strada? Una delle ipotesi che si possono formulare, leggendo tra le righe del documento di Manaresi, è che i 155 miliardi corrisposti da Tanzi a Fidifin possano essere serviti per alleggerire l'esposizione di Gennari verso l'istituto senese. Gennari era finanziato dal Monte, che nell'ottobre ' 88 deteneva il 9% di Fcn. Ed era vicino al numero uno operativo della banca, Carlo Zini.
Lo stesso Monte sarà coinvolto nel ' 92 nella bancarotta di Fidifin. Non è quindi da escludere che avesse partecipato al salvataggio della Parmalat in primo luogo per salvaguardare i suoi crediti verso Gennari.
Ma come avviene il contatto fra Calisto Tanzi e il Monte dei Paschi? Per capirlo bisogna andare indietro all' 86, l'anno delle prime falsificazioni di bilancio, che nel triennio successivo raggiungeranno i 112 miliardi di lire. Nel 1988 89 il sistema bancario è in allarme. Lo sono, in particolare, le banche popolari che finanziano i fornitori della Parmalat. La Arca, di cui è amministratore delegato Marco Vitale, è invitata a valutare, su pressione delle popolari, la possibilità di sottoscrivere un aumento di capitale del gruppo emiliano. L'operazione però fallisce. Al momento della verifica di congruità tra i dati di contabilità industriale e quelli di contabilità generale della Parmalat, qualcosa non quadra e la Arca lascia cadere tutto.
È a questo punto che Tanzi si rivolge al Monte dei Paschi. A rivelarlo è Florio Fiorini, l'ex banchiere della Sasea, che acquistaOdeon Tv da Parmalat prima che questa sia quotata in Borsa. Ettore Giugovaz, l'uomo che organizzerà il viaggio di Tanzi in Ecuador alla vigilia del crack del 2003, gli confida— questa la testimonianza resa da Fiorini ai magistrati parmigiani— che Parmalat è sull'orlo del fallimento. Fiorini studia il caso e ne parla con il capo dei fidi del Monte, Benito Bronzetti, e con lo stesso Gennari. Nello steso tempo Tanzi entra in contatto con uno degli amministratori dell'istituto, Alberto Brandani, che accetta di aiutarlo, presentandogli Carlo Zini. Viene così programmato un salvataggio in più fasi. Nel maggio ' 89 Centrofinanziaria struttura per Parmalat un prestito ponte da 120 miliardi di lire sottoscritto da Istituto San Paolo di Torino, Icle, Banco di Napoli, Cassa di Risparmio di Roma, Banca di New York ( il cui ufficio di Milano sarà rilevato dal Crédit Suisse) e Fcn ( a sua volta finanziata da Mps tramite il Credito Commerciale di Mantova). Nell'autunno ' 90 Tanzi vende a Fcn il controllo di Parmalat Spa e col ricavato sottoscrive l'aumento di capitale della stessa Fcn, che diventa Parmalat Finanziaria. Aquel punto la società ha i mezzi per rimborsare il prestito ponte.
Il piano di salvataggio si conclude poi nel ' 93 con un nuovo aumento di capitale grazie al quale Parmalat Finanziaria rileva da Tanzi e da una società della Akros la quota residua di Parmalat Spa. Senza questo provvidenziale intervento, Parmalat sarebbe presumibilmente entrata nel mirino dei magistrati milanesi che a quei tempi indagavano sui rapporti tra affari e politica.

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