TERRORISMO
Autobombe in sinagoghe: strage a Istanbul

Nella mattinata di sabato 15 novembre due esplosioni hanno devastato due sinagoghe, Beth Israel, nel quartiere di Shishli e Neve Shalom nel quartiere di Beyoglu-Kuledibi a Istanbul. Il bilancio della strage è ancora provvisorio: per il momento di contano almeno 20 morti (alcune fonti parlano di 24 vittime), ma i feriti sarebbero oltre 200, alcuni dei quali in gravi condizioni.

Tra le vittime cè anche un cittadino italiano. Lo hanno confermato fonti della Farnesina. La vittima si chiamava Romano Yona, era di religione ebraica e aveva anche la cittadinanza italiana, acquisita attraverso il matrimonio nel 1991 con una signora nata a Istanbul da antenati italiani.
La strage si é consumata alle 8,30 del mattino (le 9,30 in Italia). Le sinagoghe erano piene di ebrei che stavano celebrando il Sabbath. Oltre ai morti e ai feriti causati dalle esplosioni, sono molte le vittime che presentano i sintomi di intossicazione causata da inalazioni di ammoniaca.

La sinagoga di Neve Shalom, la più grande della città, già oggetto di un attentato nel 1986 per mano di palestinesi, che provocò la morte di 22 persone, é devastata: é crollata la facciata e un grande cratere si é aperto nel piazzale antistante il tempio. Il camion carico di esplosivo é infatti arrivato in prossimità dell'ingresso.

Le testimonianze.
Il rabbino capo della Turchia, Yitzhak Haleva, ha detto alla Radio Israeliana: "Stavo pregando quando improvvisamente c'è stata una esplosione sotto di noi e tutte le finestre si sono rotte. Sono rimasto bloccato nel mezzo della densa coltre di fumo". Ha aggiunto che suo figlio è rimasto ferito nello scoppio della sinagoga nel quartiere di Sisli, chiamato Beit Israel, e che sarà sottoposto a un intervento chirurgico.
Yitzhak Bibas ha detto alla Radio israeliana di essere tra le 300 persone presenti nella sinagoga di Sisli che partecipavano alle preghiere settimanali del Sabbath e ha ipotizzato che la maggior parte delle vittime potrebbe essere rappresentata dai passanti davanti al luogo di culto piuttosto che dai fedeli all'interno.
"Ero all'interno. C'è stato il panico e tutti provavano a uscire. Le luci si sono spente e la gente provava a uscire dapperttutto", ha detto. "Ci sono stati feriti portati in ospedale. Penso che non fossero in cattive condizioni, ma quelli che erano per strada sono morti", ha aggiunto, spiegando che la prima esplosione è stata seguita da una fuoriuscita di gas.

La rivendicazione.
Il ministro dell'Interno turco Abdulkadir Aksu ha detto di non poter escludere un possibile coinvolgimento della rete al Qaeda di Osama Bin Laden, accusato di altri attacchi contro ebrei negli ultimi 18 mesi. Il primo ministro Gul ha detto di vedere "collegamenti internazionali" nelle esplosioni.
Un gruppo islamico turco noto come Ibda/C -- Fronte islamico degli incursori del grande Est -- ha rivendicato i due attentati all'agenzia di stampa turca Anatolia, ma i media locali hanno detto di dubitare che il gruppo sia in grado di mettere in atto attentati di questa portata.

Le prime reazioni.

Immediate e numerose le reazioni di condanna. Il Papa Giovanni Paolo II è tornato a rivolgersi «agli uomini e alle donne del mondo intero, a mobilitarsi in favore della pace e contro il terrorismo». Lo ha fatto nel telegramma indirizzato «alla nazione e alle persone coinvolte» nei due attentati alle sinagoghe di Istanbul. Giovanni Paolo II esprime «vive condoglianze» e ricorda come sia un dovere prioritario il "rispetto della libertà di religione".

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo aver appreso della strage, ha telefonato al Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche, Amos Luzzatto, per esprimergli solidarietà. Anche il vicepresidente del Consiglio Fini ha inviato un messaggio.

Il presidente del Senato, Marcello Pera, nell'esercizio delle funzioni del Presidente della Repubblica, ha scritto al Presidente della Repubblica di Turchia, Ahmet Necdet Sezer, per esprimere, «a nome del popolo italiano, i sentimenti di orrore, costernazione e di profondo cordoglio per il grave attentato che ha colpito oggi così duramente il suo Paese e i suoi abitanti».

Il presidente della Commissione Europea Romano Prodi ha espresso il "cordoglio e le condoglianze di tutta l'Unione europea". Prodi si è recato a Milano per una visita alla sinagoga e un saluto personale al rabbino capo Giuseppe Laras.

Anche l'ex partito dei lavoratori curdi (Pkk) di Abdullah Ocalan ha preso le distanze dai gravi attentati di sabato mattina. "E' un'azione terroristica e non possiamo accettarla - ha dichiarato Zubeyr Aydar, leader del Congresso popolare del Kurdistan.- Le sinagoghe sono un luogo di preghiera che non dovrebbe essere colpito".

Dure condanne sono infine arrivate dai Governi degli Stati Uniti e della Francia.

I precedenti.

Il duplice attentato contro le sinagoghe di Istanbul è solo l'ultimo di una lunga serie di attacchi terroristici contro obiettivi israeliani all'estero. Ecco una cronologia degli episodi più tragici:

5 settembre 1972: un commando di «Settembre nero» riesce a penetrare nel villaggio olimpico a Monaco, in Germania, e prende in ostaggio 11 israeliani: due atleti muoiono nello scontro a fuoco iniziale. Quando all'aeroporto di Monaco entrano in azione le 'teste di cuoiò tedesche è un bagno di sangue: sul terreno rimangono 9 israeliani, 5 terroristi e un agente tedesco. I giochi olimpici non sono sospesi.

4 luglio 1976: miliziani palestinesi, affiancati da terroristi tedeschi, dirottano verso Entebbe (Uganda) un aereo dell'Air France, in volo da Tel Aviv a Parigi. A bordo, un centinaio di passeggeri, in gran parte israeliani ed ebrei, oltre ai membri dell'equipaggio. L'intervento di un'unità speciale arrivata direttamente da Israele è un successo: liberati tutti gli ostaggi tranne 3, che cadono nel tiro incrociato, uccisi tutti i terroristi. Muore anche il capo del commando israeliano, un militare trentenne già veterano di due guerre.

31 dicembre 1980: un'esplosione dinamitarda distrugge l'Hotel Norfolk, a Nairobi, di proprietà di un ebreo: 15 vittime, oltre 80 i feriti.

9 ottobre 1982: attentato alla sinagoga di Roma: un commando arabo spara sulla folla che esce dal tempio e provoca la morte di un bambino di due anni, oltre a una quarantina di feriti.

27 dicembre 1985: agli aeroporti di Roma e Vienna, attacco simultaneo della cellula terroristica di Abu Nidal al banco dell'El Al: 19 morti, 120 feriti.

6 settembre 1986: un commando di estremisti islamici, probabilmente appartenenti al gruppo di Abu Nidal, fa irruzione nella sinagoga di Neve Shalom a Istanbul - la stessa finita bersaglio di un attentato sabato 15 - e spara all'impazzata sui fedeli raccolti in preghiera: 22 i morti. Terminata la sparatoria, gli attentatori cospargono di benzina i corpi delle vittime e danno fuoco a tutto.

17 marzo 1992: un'autobomba all'ambasciata israeliana a Buenos Aires provoca 29 morti. L'attentato è rivendicato dalla Jihad Islamica.

18 luglio 1994: un altro attentato a Buenos Aires. Stavolta nel mirino c'è il centro di cultura ebraica: 96 morti.

11 aprile 2002: un camion carico di gas esplode accanto alla sinagoga dell'isola di Djerba, in Tunisia (la sinagoga di 'El Ghribà che ha un altissimo valore simbolico per gli ebrei perchè è la più antica del bacino mediterraneo). Muoiono 14 turisti tedeschi, 5 tunisini e un francese.

28 novembre 2002: duplice attentato anti-israeliano in Kenia. Un'automobile esplode vicino a un albergo di un centro balneare nei pressi di Mombasa, frequentato da israeliani. Quindici morti, 80 feriti. Quasi in contemporanea, due missili sfiorano un aereo charter israeliano diretto da Mombasa a Tel Aviv.

15 novembre 2003, ore 18,30

Stampa l'articolo Chiudi la finestra