POLIGRAFICO DELLO STATO
6 luglio 2005
Si dimette il presidente

Bufera al Poligrafico dello Stato. Silvano Boroli si è dimesso da presidente dell'Istituto pubblico e Zecca dello Stato (Ipzs), incarico che aveva assunto il 19 febbraio 2004, nominato dal ministero dell'Economia. Una decisione improvvisa, annunciata ieri pomeriggio da Boroli, probabilmente conseguenza di contrasti con il suo azionista unico, il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco.
«Ho completato il compito che mi era stato assegnato», ha detto Boroli in una nota, cioè «quello di rilanciare l'Ipzs Spa e predisporne la privatizzazione». Ex senatore di Forza Italia eletto nel 1994, Boroli aveva avuto negli ultimi mesi ripetuti contrasti con l'azionista unico, il ministero dell'Economia. Aveva accusato il dicastero di ridimensionare le competenza del Poligrafico a vantaggio di imprese private e aveva resistito al tentativo di sottrarre all'istituto la sede in piazza Verdi, nel quartiere romano Parioli. «Oggi il Poligrafico vale non meno di un miliardo di euro, con prospettive di creazione di valore molto interessanti», ha detto il dimissionario.
Secondo indiscrezioni ieri Boroli avrebbe avuto un incontro al ministero dell'Economia, dopo il quale sono scattate le dimissioni. Interpellato dal Sole 24 Ore, l'interessato non ha voluto fare alcuna dichiarazione. Sulla sede, in particolare, era esploso un clamoroso contrasto tra la società pubblica e il suo azionista. Il 9 febbraio un decreto dell'Agenzia del Demanio, di cui è direttore Elisabetta Spitz, ha stabilito che la sede di piazza Verdi e un altro immobile a Roma sono trasferiti alla proprietà dello Stato, in quanto «non strumentali» all'attività dell'istituto.
Ma il consiglio di amministrazione del Poligrafico è insorto, anche perché la sede è tuttora occupata sia dagli uffici della direzione sia dalla produzione, con circa 1.500 dei 2.700 dipendenti del gruppo. Il cda ha fatto ricorso al Tar e ha ottenuto la sospensione del decreto-Spitz. Ma il 15 giugno il Consiglio dei ministri ha varato, nel decreto legge Irap, una norma che trasferisce allo Stato la proprietà della sede del Poligrafico.
Poco più di un mese fa Boroli aveva criticato il ministro dell'Economia per il decreto-omnibus del 31 marzo, che ha sottratto all'istituto l'attività delle marche da bollo e un fatturato stiamto in 30-40 milioni di euro l'anno. Il provvedimento ha consentito alle tabaccherie di stamparle direttamente, con una macchinetta come le schedine del Lotto o del Totocalcio. E come fornitore tecnologico l'Agenzia delle Entrate ha scelto Lottomatica. «Non ci hanno neanche chiesto di partecipare a una gara», si sfogò Boroli. Lottomatica è la concessionaria del gioco del Lotto che è controllata dalla De Agostini, la società di cui Boroli era socio fino al 1997, quando ne uscì per divergenze con il cugino Marco Drago.
Nei mesi scorsi Boroli ha parlato di «assalto alla diligenza», affermando che c'erano appetiti privati per svuotare di contenuti le attività del Poligrafico. Dopo la ristrutturazione e la riduzione del personale, il gruppo ha presentato bilanci in utile per cinque anni consecutivi, con la distribuzione di dividendi per 32 milioni negli ultimi due anni (17 milioni con il bilancio 2004).
Imprenditore nell'editoria e socio di un piccolo quotidiano finanziario, ex socio della See, editrice del quotidiano Il Giornale, l'ex senatore novarese di Forza Italia era diventato consigliere del Poligrafico il 13 agosto 2002. Si era già dimesso il 25 novembre 2003, quando tutti i consiglieri fecero cadere il presidente Claudio Varrone. Tre mesi dopo Boroli fu nominato presidente. Improbabile che stavolta faccia il bis.