GOVERNO
22 settembre 2005
Finanziaria e Fazio: Siniscalco si è dimesso

di Sara Bianchi


Il Ministro dell'Economia Domenico Siniscalco si è dimesso.

Questa mattina è arrivata anche la conferma ufficiale del Tesoro. Non sarà domani, 23 settembre, alla riunione del Fondo Monetario Internazionale a Washington e non firmerà la Finanziaria. Al vertice negli Stati Uniti Siniscalco avrebbe dovuto stare al fianco del Governatore di Bankitalia, al suo posto ci sarà il direttore generale del Tesoro, che forse già oggi pomeriggio incontrerà il segretario al Tesoro Usa John Snow, come era previsto nell'agenda di Siniscalco. A Washington è già presente il responsabile esteri di via XX Settembre Ignazio Angeloni. Fazio partirà per la capitale statunitense nel pomeriggio, quando Domenico Siniscalco avrà già rassegnato le sue dimissioni nella mani del capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. È il secondo Ministro dell'Economia, dopo Giulio Tremonti, che lascia il Governo Berlusconi . Siniscalco se ne va per disaccordi sulla gestione del caso di Bankitalia e del suo Governatore, ma anche sulla Finanziaria.
Ci aveva abituato a reazioni mai sopra le righe, a parole sempre misurate, per questo colpiscono particolarmente le frasi che gli vengono attribuite: «Mi dimetto per l'assoluto immobilismo del Governo. Il problema non è Fazio, ma chi è incapace di risolvere il problema. Per questo non sono amareggiato: sono scandalizzato». Dimissioni dunque contro un sistema complessivo, nel quale l'Italia continua a perdere credibilità. Solo poche ore prima dell'annuncio delle sue dimissioni, era stato lo stesso Siniscalco ad escluderle, quando sulla possibile iscrizione di Antonio Fazio nel registro degli indagati della Procura di Roma aveva precisato: «Ho sempre posto la questione bancaria e del Governatore sul piano della credibilità e non su quello della legittimità. Quindi eventuali sviluppi di questo carattere non alterano senz'altro il mio giudizio che permane severo e permane sul piano della credibilità».
Nelle stesse ore, sempre ieri, partiva un duro attacco alla Finanziaria da parte di Ivo Tarolli, responsabile economico dell'Udc, e dalla Lega con Roberto Calderoli. Tarolli ha bocciato senza mezzi termini la manovra definendola «nè strategica nè elettorale» e ha chiesto a Siniscalco di «riscriverla». Ha definito le coperture «aleatorie», in una manovra «da rifare sui tre capitoli principali: deficit, sviluppo e potere d'acquisto delle famiglie». E ha lanciato un allarme: sulle pensioni si profilano tagli per 4 miliardi. Il Tesoro ha immediatamente replicato giudicando le anticipazioni «disinformazione di bassa qualità». Anche le parole di Marco Follini alla direzione del partito avevano esplicitato il nuovo bersaglio delle critiche Udc: la Finanziaria. Aveva spiegato il leader centrista che le priorità sono famiglia e sviluppo, cui la manovra non sembra affatto dedicare troppo spazio: «Stiamo lavorando per rafforzare il profilo della famiglia, che dalle prime anticipazioni mi sembra il più debole. La priorità è lo sviluppo e su questo c'è l'impegno di tutti i parlamentari dell'Udc». Follini si è poi schierato con An e ha chiesto una nuova tassazione sulle rendite finanziarie per una questione di «equità».
Dalla Lega il Ministro per le Riforme Roberto Calderoli si è allineato a Tarolli nella richiesta di riscrivere la Finanziaria e ha apertamente attaccato Siniscalco: «Quando si ha un ministro tecnico all'Economia, la politica dovrebbe partecipare a determinare la Finanziaria. C'è uno spazio per i ministri tecnici ma ci deve essere spazio anche per i politici, perchè i politici dovranno essere sottoposti al voto, i tecnici no. E quindi non possiamo fare gli interessi dei ragionieri, ma dei cittadini». Poco più tardi, sempre dalla Lega, sulla possibilità che con la Finanziaria 2006 sia anticipata la riforma delle pensioni, è intervenuto il Ministro del Welfare Roberto Maroni: «Solo due parole: non esiste!». Se Siniscalco volesse invece percorrere questa strada, ha detto Maroni «per la Lega non ci sarebbe più il Governo».
Così in pochi mesi l'Esecutivo ha perso il secondo ministro dell'Economia, dopo aver cambiato tre ministri degli Esteri e due ministri degli Interni. Ora, l'interim potrebbe essere assunto dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ma potrebbe trattarsi di un interim breve e tra i candidati più accreditati alla successione di Siniscalco c'è il viceministro Giuseppe Vegas, che bene conosce le bozze della Finanziaria.
Siniscalco, nominato il 16 luglio del 2004 successore di Giulio Tremonti dopo un breve interim dello stesso Berlusconi, ha annunciato di voler «tornare a fare il professore a Torino» e non si è sbilanciato su chi potrà prendere il suo posto: «E' difficile che uno sappia chi sarà il secondo marito di sua moglie» ha detto.