DIRITTO DELL'ECONOMIA - Pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» il decreto legislativo per il riordino della disciplina che risaliva al 1942
Martedí 17 Gennaio 2006
Fallimenti, riforma pronta al debutto

ROMA - La riforma del fallimento è completa: sulla «Gazzetta Ufficiale» di ieri, la n. 12 del 16 gennaio 2006 (precisamente sul Supplemento Ordinario n. 13) è infatti stato pubblicato il testo del decreto legislativo n. 5 del 9 gennaio 2006, che dispone la «Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80».
Da domenica 16 luglio, quindi, sarà efficace la nuova disciplina: il decreto, infatti, prevede che le modifiche entrino in vigore sei mesi dopo la pubblicazione e che solo cinque dei 153 articoli abbiano efficacia dal giorno stesso della comparsa in «Gazzetta» (si veda la scheda qui accanto).
La filosofia del cambiamento. Da pecora nera, da allontanare con sospetto dalla vita economica (e non solo), a imprenditore sfortunato, meritevole di una seconda occasione. La riforma delle procedure concorsuali rovescia l'immagine del fallito, come pure il trattamento riservatogli dalla legge.
Accanto all'obiettivo di privatizzare la gestione delle crisi d'impresa, ridimensionando il ruolo del giudice delegato (l'arbitro della partita) a vantaggio di creditori, curatore e fallito (i giocatori in campo), l'altro motivo ispiratore del riordino è appunto il recupero dell'imprenditore. La vecchia disciplina puniva il fallito con molte restrizioni alle libertà personali, economiche e civili. «Conseguenze - come sottolinea la relazione governativa alla riforma - di tipo sanzionatorio che poggiano su una lunga tradizione storica, ormai priva di fondamento sostanziale, la cui funzione sembra essere quella di attribuire al fallimento un carattere infamante».
La riforma riconosce il fallito come un imprenditore che ha corso il rischio di mercato e ha perso, ma che, se la sua condotta è stata corretta, non merita di essere criminalizzato. Dietro il nuovo assetto normativo c'è anzi la volontà di aiutarlo, per quanto possibile, a continuare a offrire il proprio contributo al sistema economico. Così vengono cancellate le norme che lo privavano di alcuni diritti civili. E in seconda battuta gli viene offerta anche la possibilità di liberarsi di tutti i debiti, con l'esdebitazione.
Pubblico registro. Almeno dal punto di vista simbolico, la maggiore novità è l'eliminazione del pubblico registro dei falliti, un "marchio" che accompagnava l'imprenditore fino alla sua riabilitazione civile (anche questa cancellata). L'abrogazione dell'istituto potrebbe trascinare con sé una lunga serie di incapacità, come l'ineleggibilità alla carica di amministratore di società di capitali e il divieto di ricoprire incarichi tutelari. L'effetto, tuttavia, non è scontato dato che si tratta di norme disseminate nel Codice civile e in leggi speciali, che in alcuni casi (come l'ineleggibilità) fanno riferimento ai «falliti» e non ai «falliti iscritti nel pubblico registro». Del resto, alcune incapacità potrebbero conservare un senso anche nel nuovo contesto, in relazione all'affidabilità e delle capacità imprenditoriali del fallito.
Corrispondenza. Cadono le restrizioni alla libertà di corrispondenza non strettamente legate alle esigenze della procedura concorsuale. Quindi, il vecchio obbligo per gli intermediari di consegnare al curatore tutta la corrispondenza diretta al fallito (al quale viene restituita quella personale) è stato sostituito dal nuovo obbligo dell'imprenditore di consegnare al curatore solo la corrispondenza, anche elettronica, riguardante il fallimento. Insomma, il compito di selezione passa dal curatore al fallito, che recupera in parte il diritto alla riservatezza. Ma se ne approfitta per barare, perde la possibilità di ottenere l'esdebitazione.
Residenza. Cade anche il divieto di allontanarsi dalla propria residenza senza il permesso del giudice delegato. Il fallito può muoversi liberamente, comunicando al curatore i cambi di residenza o domicilio. Inoltre, il giudice delegato, in caso di legittimo impedimento o altro giustificato motivo, può autorizzare l'imprenditore a farsi sostituire da un rappresentante davanti agli organi della procedura.
Le novità su residenza e corrispondenza riguardano anche le società: agli stessi obblighi e divieti deve sottostare il legale rappresentante.
Diritti di voto. Salvi i diritti elettorali: viene cancellata l'incapacità, per cinque anni dopo il fallimento, di esercitare il diritto di voto (elettorato attivo), alla quale erano legate altre limitazioni al pieno godimento dei diritti civili.
Trasporti. Viene soppressa la norma che impediva al fallito di ottenere l'autorizzazione all'esercizio dell'attività di consulenza per la circolazione dei mezzi di trasporto.
La disciplina transitoria. Continuano a valere le vecchie regole sui ricorsi per dichiarazione di fallimento e le domande di concordato fallimentare depositate prima dell'entrata in vigore del decreto legislativo, come pure le procedure di fallimento e di concordato fallimentare pendenti alla stessa data.
GIANLUCA DI DONFRANCESCO

LE REGOLE GIÀ OPERATIVE

Corrispondenza. L'articolo 45 (sostituendo l'articolo 48 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267) limita le restrizioni alla corrispondenza ai soli casi di comunicazioni, ora anche elettroniche, relative al fallimento
Residenza e domicilio. Grazie all'articolo 46 (che sostituisce l'articolo 49 dello stesso regio decreto) l'imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento - nonché gli amministratori o i liquidatori di società o enti soggetti alla procedura di fallimento - potrà allontanarsi dalla propria residenza, ma deve comunicare al curatore ogni cambiamento di residenza o domicilio
Pubblico registro. L'articolo 47, abrogando l'articolo 50 del Rd 267/42, fa scomparire il pubblico registro dei falliti
Transazione fiscale. L'articolo 151 (abrogando l'articolo 3, comma 3, del Dl 138/02, convertito, con modificazioni, dalla legge 178/02) fa scomparire la norma che permette all'agenzia delle Entrate, dopo l'inizio dell'esecuzione coattiva, di transare sui tributi statali iscritti a ruolo, se più conveniente rispetto alla riscossione coatta, quando il debitore è insolvente e sottoposto a procedure concorsuali. Come spiega la relazione al decreto, la disposizione è stata inserita per «evitare che nel periodo di vacatio possa verificarsi una accentuazione del ricorso all'istituto da parte dei contribuenti, con evidenti riflessi negativi»
Elettorato. L'articolo 152 abroga parti delle leggi 223/67 e 264/91 e consente al fallito di esercitare il diritto di voto