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Così Mozart visse da milanese

Dedicato a coloro che, per un’antica fedeltà a Platone, sperano ancora nella bellezza, il saggio “Mozart a Milano” di Armando Torno sembrerebbe destinato a una più ristretta e raffinata cerchia di lettori appassionati del genio austriaco. In grado di destreggiarsi tra sinfonie e divertimenti, opere e mottetti. Valutando –con nobile compiacimento di collezionisti di Dettagli e Informazioni- l’impatto dell’ambiente meneghino e, più in generale, italiano, sull’entusiasmante, inafferrabile creatività di Johannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Sigismundus Mozart. Frutto di inattese conseguenze di una scommessa in quel di Londra - descritta con una sorta di pudore nella “piccola giustifica” introduttiva - il breve volume, che arricchisce la prima stesura del 1991(un sostanzioso programma di sala scritto in occasione del concerto in San Marco a Milano per il bicentenario della morte del musicista), si propone, in realtà, come un più generale “invito alla conoscenza” che, senza pretese scientifiche, affida alle note bibliografiche spunti per eventuali percorsi personali di approfondimento.

Un itinerario dettagliato, in cui personaggi, arte, curiosità o incontri non si compongono in un quadro romanzato, in un colorito racconto. E se alcune pagine ospitano gustosi stralci di lettere indirizzate da uno scanzonato Mozart all’amata sorella –brani in cui al miracolo di un’arte più che adulta si sovrappone l’immagine dell’adolescente burlone, stuzzicato dai primi impulsi amorosi o teneramente assonnato e costretto alla sintesi dalle mani indolenzite che hanno vergato un’infinità di note per onorare commissioni e scadenze- il testo, asciutto e lineare, si mantiene fedele alle fonti. Suggerendo solo raramente e con prudenza ipotesi o congetture. Confermando, così, lo stile di un autore e “critico musicale pentito” che, nelle sue numerose pubblicazioni, ha affrontato l’esistenza di Dio o L’infelicità, La truffa del tempo o La moralità della violenza donando contorni precisi e puntuali alla Grandezza.

Mozart fu “ospite involontario di questa terra” dal 27 gennaio del 1756 al 5 dicembre 1791. Poco meno di trentasei anni per un’esistenza di cui, sottolinea l’autore, anche il computo dei giorni e delle ore è indizio di eternità. Ecco perché un anno a Milano, suddiviso in quattro periodi tra il 1771 e il 1773, in compagnia del fiero padre Leopold, si compone e si svela come un piccolo, variegato oggetto da collezione. Che rende un poco “nostro” il geniale musicista straniero che confessò di non avere mai ricevuto tanti onori né di essere mai stato così stimato quanto in Italia.

Tra concerti, feste, divertimenti carnevaleschi, composizione di ben tre opere ( Mitridate Re di Ponto, Ascanio in Alba, Lucio Stilla) e aristocratiche serate presso il pluripotenziario austriaco conte von Firmian, che ne consacrò il talento affidandosi ad uno dei massimi esperti musicali del tempo, Giovan Battista Sammartini, il giovane Mozart seppe destreggiarsi tra i grandi successi e le inevitabili insidie “di sgambetti e sgarbi” dell’ambiente teatrale. E se Giuseppe Parini, nelle sue relazioni sulla Gazzetta di Milano, trattò con sorprendente laconicità l’opera di Mozart, l’operista Hasse dovette dichiarare, al contrario, che quel ragazzo “ci farà dimenticare tutti”.

L’elenco di cantanti, letterati, copisti, aristocratici, detrattori ed alleati completa la fedele ricostruzione del soggiorno di Mozart in una città che “sostanzialmente non lo capì”, anche se “lui riuscì a comprendere la musica italiana”.

Ecco, dunque, la Grandezza. Su cui Armando Torno lavora di cesello, inseguendola, con una sorta di nostalgia, strada dopo strada: “Il postiglione poteva scegliere se passare da piazza Fontana o dalla Corsia del Duomo…infine si giungeva nel Borgo di Porta Orientale. Lo si percorreva sino alle mura. Poi era campagna…Qualche schiocco di frusta e la città sarebbe sparita”.

Armando Torno

“Mozart a Milano”

Mondadori, pagine 56, euro 10,00