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Intel, dopo 37 anni un logo nuovo per sfondare nel consumer
di Gianni Rusconi

Per la prima volta nei suoi 37 anni di vita, il primo produttore di processori per computer al mondo ha deciso di cambiare immagine annunciando un nuovo logo nell’ambito di una campagna di re-branding destinata a marcare il passaggio strategico dal core business dei chip per pc ai componenti che equipaggeranno i prodotti digitali di largo consumo.

Cosa cambierà esattamente? La “e” di Intel oggi posizionata più in basso rispetto alle altre lettere del marchio sarà sostituita con un ovale che contornerà il nome dell'azienda, mentre “Leap Ahead” (letteralmente balzare in avanti) sostituirà l’ormai celeberrimo slogan “Intel Inside” coniato nel 1991”, che verrà tenuto in vita per accompagnare iniziative promozionali di alcuni clienti E dire che gli ultimi dieci giorni di dicembre, per il colosso californiano, non erano certo stati dedicati all’ozio. Dall’head quarter di Santa Clara, infatti, era prima arrivata la conferma ufficiale dell’accordo firmato con Bmw Group per la fornitura di tecnologia per i data center e i rivenditori della casa tedesca e la sponsorizzazione (da parte di Intel) del team Sauber di Formula 1 e quindi quella del lancio (previsto per gennaio) del nuovo superchip per pc desktop da oltre 380 milioni di transistor, la nuova famiglia Pentium D EE (Extreme Edition) 955, la prima prodotta con tecnologia di processo a 65 nanometri e capace di arrivare a una velocità di clock di 3,46 GHz. Novità sicuramente sufficienti per chiudere in bellezza il 2005, ma in casa Intel non si sono risparmiati il botto per festeggiare come si deve San Silvestro.
Anche nel consumer Intel sarà “Inside”?
Perché questo “repentino” cambio di look? Le risposte possibili sono parecchie. Innanzitutto perché dopodomani a Las Vegas apre i battenti il Consumer Electronics Show e il Ceo Paul Otellini non vuole perdere l’occasione (sarà uno dei protagonisti del keynote di apertura) per ribadire il ruolo di primo piano di Intel nel settore dell’home entertainment, a cui il produttore ha indirizzato per esempio la linea di chip e componenti Viiv. Il futuro disegnato dal nuovo numero uno parla del resto chiaro: crescere nel business dei pc che saranno il centro di intrattenimento digitale della casa sostituendo i vecchi Vhs, set top box, impianti hi-fi e via dicendo. Al gigante californiano, e lo si sa già da tempo, non basta avere circa l’80% del mercato dei chip per pc e da almeno tre anni a questa parte ha individuato nel segmento consumer (media center pc e telefonini) l’obiettivo da raggiungere per contrastare il (lento) calo delle vendite del business tradizionale. I ricavi per l’esercizio fiscale 2006, a conferma di quanto sopra, sono previsti in crescita dagli analisti dell’8% a complessivi 42.3 miliardi di dollari, mentre gli ultimi tre bilanci sono stati chiusi con entrate in aumento del 13%. C’è quindi da rilevare come la scelta di abbandonare un marchio di successo come “Intel Inside” (giunto nella top five dei marchi più riconosciuti al mondo, a braccetto con Ibm e Microsoft) abbia fatto storcere il naso a qualche analista, oltre a far perdere al titolo (cresciuto quest’anno del 7,2%) 16 centesimi di dollari al Nasdaq il giorno dell’annuncio. Per lanciare parimenti il nuovo brand “Leap Ahead”, nato di fatto dalla mente di Eric Kim, il manager strappato da Otellini a Samsung Electronics per affidargli la carica (prima volta in assoluto della storia di Intel) di Chief marketing officer, la società investirà (il dato è stato reso noto da BusinessWeek e non confermato ufficialmente) da subito circa 2,5 miliardi di dollari in una campagna di marketing dedicata. La mano lunga del manager che ha preso il posto del presunto inossidabile Craig Barrett e che lo scorso gennaio ha avviato la più corposa riorganizzazione (con tanto di divisione Digital Home dedicata) dal 1968 a oggi sembra farsi sentire sempre di più. All’insegna di colpi anche fragorosi di marketing e di branding.