archeologia
2 marzo 2006
Ritrovata la mummia della regina Nefertiti
di Aristide Malnati*

Il busto della regina Nefertiti esposto al museo di BerlinoForse gli egittologi sono ormai prossimi a ufficializzare uno dei colpi grossi dell’archeologia mondiale, una di quelle scoperte in grado da sole di uscire dai limiti sempre meno angusti degli addetti ai lavori.

Zahi Hawass, Direttore del Supremo Consiglio delle Antichità Egizie al Cairo, con un susseguirsi di dichiarazioni sempre più circostanziate sta ammettendo la forte probabilità che uno dei sette sarcofagi racchiusi nella tomba recentemente trovata nella Valle dei Re apparterrebbe niente meno che a Nefertiti. La regina immortale, la bellissima sposa del faraone-eretico Akhenaton (Amenophis IV), la “Bella che è arrivata” (come recita il suo nome nell’antica lingua degli egizi) prenderebbe finalmente corpo, dopo millenni di oblio; e la sua maschera funeraria, così realistica in pieno stile amarniano e così straordinariamente simile al famoso ritratto racchiuso negli “Staatliche Museen” di Berlino, ci consentirebbe di intuirne le bellissime fattezze in vita.
Come è noto tre settimane orsono l’équipe dell’Università di Memphis (USA) ha rinvenuto una nuova tomba nella Valle dei Re (di fronte a Luxor), a soli 5 metri dalla celeberrima sepoltura di Tut Ankh Amon: coperto dalle sovrastrutture in pietrisco e pagliericcio delle casupole degli operai costruttori di tombe, si è rivelato un pozzo profondo 4 metri, che si concludeva in una camera Il sarcofago della principessa amarnianasepolcrale; all’interno sette sarcofagi perfettamente conservati e 27 giare sigillate e pesanti 45 Kg ciascuna, dal contenuto ancora da verificare, ma verosimilmente recipienti per alimenti per la nutrizione dei defunti nella vita ultraterrena. I sarcofagi in legno dipinto hanno fin da subito rivelato una fisionomia antropomorfa e una natura fortemente realistica, ben lontana dall’astrattismo ieratico dell’Egitto classico: simili caratteristiche hanno indotto gli studiosi a pensare a personaggi legati in qualche modo all’esperienza monoteista nella città di Amarna (voluta da Akhenaton, che regnò tra il 1364 e il 1347 a. C.), caratterizzata da uno spiccato realismo artistico, come rivela la numerosa statuaria e le incisioni parietali, improntate a definire i personaggi ritratti nel rispetto delle loro sembianze umane.
In particolare la maschera di uno dei sarcofagi in questione presenta un volto femminile con la frangetta e con un taglio degli occhi di tipologia nubiana (regione di origine di Nefertiti) e assai simile ai ritratti da noi posseduti della bellissima sovrana. Un ulteriore elemento, emerso in queste ultime ore, conforterebbe gli esperti in una simile attribuzione: uno dei sarcofagi è più piccolo, quindi adatto a un bambino. Ebbene, in base all’analisi e alle deduzioni di Otto Schaden, Direttore Otto Shaden davanti alla camera seplcraledella Missione dell’Università di Memphis, sembra che la mummia in esso contenuta sia quella di una bambina; e che il viso di colore giallo rimandi all’oro e dunque riveli le origini regie del personaggio sepolto. Dunque, se si tratta di una principessa, viene spontaneo pensare a una principessa di Amarna, a una delle sei figlie di Nefertiti e Akhenaton, morte quasi tutte in giovanissima età per ragioni diverse. Ecco che allora prende sostanza l’ipotesi che la mummia femminile adulta sia proprio quella di Nefertiti e che tutti i corpi siano stati nascosti di fretta per sottrarli a trafugatori dei corredi funebri regali o, più verosimilmente, alla vendetta dei sacerdoti del dio Amon e delle altre divinità tebane, tornati a contare dopo la restaurazione del politeismo.
Hawass, quasi moderno veggente, è pressoché certo dell’attribuzione e in una sua recentissima analisi ne ha dimostrato l’alta probabilità mettendo insieme elementi incontrovertibili: «Innanzitutto la Valle dei Re fu destinata unicamente al riposo dei faraoni e delle loro famiglie; inoltre la tomba scoperta è una ‘cachette’, un nascondiglio pensato per la protezione eterna di mummie che all’epoca scottavano. Infine i personaggi lì sepolti, sicuramente databili su base archeologica alla XVIII Dinastia (quella di Akhenaton e della sua famiglia), rivelano evidenti particolari dello stile amarniano. Insomma mi sento di azzardare la certezza delle identificazioni proposte, che presto potrebbero venire confermate».

*(Archeologo)