antitrust
Massimo Sarmi, amministratore delegato Poste Italiane (Imagoeconomica)
8 aprile 2006
Multa di 1,6 milioni a Poste italiane per abuso posizione dominante


Poste italiane “punita” dell'Antitrust con una multa di 1,6 milioni di euro.

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha infatti deliberato lo scorso 29 marzo 2006 che Poste Italiane «ha abusato della sua posizione dominante detenuta nel mercato del recapito della posta elettronica ibrida privilegiando la sua controllata Postel e rendendo sostanzialmente inaccessibile il mercato liberalizzato ai concorrenti che effettuano attività di stampa e imbustamento delle comunicazioni postali delle grandi imprese». Per tale motivo, si legge in una nota, «l'Autorità ha comminato a Poste Italiane una sanzione di 1,6 milioni di euro, valutando positivamente l'impegno dell'azienda a tenere ferma la tariffa di recapito della posta ibrida per sei mesi dall'entrata in vigore del nuovo decreto ministeriale sulla disciplina dell'accesso al servizio di recapito».
In base alla delibera dell'Autorità, Poste Italiane dovrà ora «definire entro 45 giorni nuove condizioni generali di accesso alla rete postale conformi ai principi di concorrenza, modificando le condizioni previste in precedenza e assicurando ai concorrenti attuali e potenziali effettiva parità di condizioni di accesso rispetto a quelle previste per Postel o altre società controllate». Fra questi, l'Autorità ha precisato che Poste Italiane dovrà consentire agli operatori la consegna della posta ibrida presso i centri di accettazione della rete postale, eliminando l'obbligo di ritiro da parte di Poste presso i loro centri stampa.

L'istruttoria, che era stata avviata il 23 febbraio 2005, ha verificato diversi comportamenti abusivi attuati da Poste Italiane, direttamente o tramite la controllata Postel, finalizzati ad escludere, per le potenziali nuove imprese, o a limitare, per gli operatori già attivi, la concorrenza nel mercato liberalizzato della posta elettronica ibrida. In particolare, secondo l'Antitrust, Poste Italiane ha applicato condizioni di accesso alla rete di recapito «ingiustificate e discriminatorie», ulteriori rispetto a quelle previste da un decreto ministeriale del 1999, anch'esso ritenuto in contrasto con le regole di concorrenza in base alle regole europee. Poste, afferma inoltre, il garante, non solo « ha mantenuto per una parte importante del mercato e, in particolare per alcuni importanti clienti, una tariffa di recapito inferiore alla tariffa di posta elettronica ibrida, condotta discriminatorio rispetto ai concorrenti», ma ha «conferito ingenti vantaggi economici, informativi e finanziari alla controllata Postel».
Poste ha oltretutto adottato un piano di alleanze (piano federativo) con imprese concorrenti attuali e potenziali con espresse clausole di esclusiva al fine di legarli a sè ed evitare il loro ingresso diretto nel mercato della posta elettronica ibrida. Per l'Autorità questi comportamenti costituiscono un'unica e complessa grave violazione delle regole della concorrenza (art.82 del Trattato CE) protrattasi sostanzialmente dal 1999 al 2005. Nel determinare la sanzione l'Autorità, che era partita da una base di 3,2 milioni, ha tenuto conto del comportamento assunto da Poste per eliminare o mitigare le conseguenze della violazione: tra queste l'impegno a tenere ferma la vigente tariffa per il recapito di posta elettronica ibrida e la sospensione della realizzazione del piano federativo che prevedeva la cooptazione di operatori, già in rapporti di collaborazione con il Gruppo, con i quali attivare partnership stabili di subfornitura locale. È valsa anche come attenuante la disciplina ministeriale del 1999 che può aver facilitato l'adozione da parte di Poste di alcune condotte incompatibili.

L'Antitrust registra infine «con soddisfazione» che a seguito dell'istruttoria, la disciplina ministeriale del 1999 è stata sostituita da un nuovo decreto, del 17 febbraio 2006, che elimina le soglie quantitative precedentemente previste per l'accesso alla rete postale dei nuovi operatori di posta elettronica ibrida: si passa da un minimo di 50 milioni di pezzi lavorati a un minimo di un solo milione. Tale disciplina, insieme all'eliminazione dell'obbligo di ritiro degli invii dai centri stampa e quindi con la consegna presso i centri di accettazione della rete postale, «appare in grado di assicurare l'apertura e uno sviluppo concorrenziale del mercato della posta elettronica ibrida».
La posta ibrida
Bollette e comunicazioni su conti correnti ed estratti carte di credito. È rappresentata soprattutto da queste categorie la tipologia della «posta elettronica ibrida» per la quale l' Antitrust ha multato le Poste con l' accusa di posizione dominante sul mercato. La «posta elettronica ibrida» è la corrispondenza inviata dalle grandi imprese alla propria clientela e la sua principale caratteristica è data dal fatto che elevate quantità di posta vengono gestite elettronicamente (con un accentramento in fase di stampa e imbustamento) per consentire una elevata personalizzazione rispetto al destinatario finale. In pratica ogni estratto conto o bolletta, pur avendo uno standard comune di compilazione, riporta però i dati personalizzati del cliente al quale è stata inviata la lettera