sentenza imi-sir
Cesare Previti (Epa)
5 maggio 2006
Condanna definitiva, Previti a Rebibbia
di Alberto Annicchiarico

«Mandano in carcere un innocente»; Cesare Previti ha scritto il suo passo d'addio, con relative dimissioni da senatore (Forza Italia), dopo la condanna definitiva della Cassazione a 6 anni a conclusione del processo Imi-Sir e si è presentato venerdì mattina, spontaneamente, alla porta del carcere capitolino di Rebibbia.

Fonti della difesa hanno sottolineato che «in questo modo sarà più veloce il cammino dell' istanza per ottenere la detenzione domiciliare»; si sarebbe consegnato anche un altro protagonista del processo Imi-Sir, l'avvocato Giovanni Acampora, anch'egli condannato definitavamente in Cassazione.

«Non permetterò a lorsignori di infliggermi l'ultima umiliazione, quella di cacciarmi - ha scritto Previti, ex avvocato Fininvest, nella sua lettera di dimissioni da parlamentare -. Dopo dieci anni di battaglie, dopo aver subito una persecuzione giudiziaria senza eguali, di fronte al plotone d'esecuzione che ieri ha concluso l'opera, con tanto di colpo di grazia alla nuca, Cesare Previti esce di scena. Sconfitto nella forma ma non piegato, umiliato da una giustizia esclusivamente politica ma mai ferito nel mio orgoglio, trattato come un criminale, ma sereno».

Il verdetto della Cassazione. Giovedì 4 maggio, a conclusione del processo Imi-Sir, la Corte di Cassazione, VI Sezione penale, presieduta da Giangiulio Ambrosini, ha condannato Cesare Previti (Forza Italia) a sei anni di reclusione (7 in secondo grado) per corruzione in atti giudiziari, ovvero per avere pagato dei giudici allo scopo di ottenere sentenze favorevoli; per i giudici di primo grado era questa «la più grande corruzione della storia giudiziaria italiana»; la Suprema corte ha invece assolto Renato Squillante, ex presidente del' ufficio Gip di Roma, che in appello era stato condannato a sette anni di reclusione. Condanna confermata anche per l'ex magistrato Vittorio Metta (6 anni) e pene ridotte per gli avvocati Attilio Pacifico (6 anni e non più 7) e Giovanni Acampora (3 anni e 8 mesi da 5 anni e 4 mesi). Il dispositivo della sentenza è stato letto dal presidente al termine di oltre 12 ore di camera di consiglio alla presenza dei legali dell'ex ministro della Difesa e della figlia Carla Previti.

Si riapre il Lodo Mondadori. Nella sentenza letta dal giudice Ambrosini è compreso il capitolo sul Lodo Mondadori-Cir, la vicenda riguardante la contesa tra l'ex premier Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale l'Espresso, per il controllo della casa editrice di Segrate. Previti e i suoi coimputati erano accusati di avere pagato per "aggiustare" la sentenza a favore della Fininvest e consentire una divisione ad hoc del gruppo. In primo grado, tutti condannati, assoluzione di massa in appello. La Cassazione, non senza suscitare sorpresa, ha respinto l'assoluzione e quindi si dovrà tenere un nuovo processo in Corte d'Appello a Milano, con il rischio, in ogni caso che il reato cada in prescrizione. Proprio grazie alla prescrizione, del resto, dal processo è già uscito l'ex imputato Berlusconi.

Domiciliari o carcere? I legali di Cesare Previti venerdì mattina, 5 maggio, hanno presentato tre istanze per evitare il carcere al proprio assistito. A chi chiedeva lumi sulla legge ex Cirielli, per cui chi ha compiuto 70 anni può scontare la pena ai domiciliari, l'avvocato Alessandro Sammarco aveva risposto allarmato giovedì sera: «Se non otteniamo la detenzione domiciliare in via provvisoria dal magistrato di sorveglianza, c'è il rischio che Previti debba andare in carcere, perché la sentenza passerebbe in esecuzione. Il magistrato di sorveglianza può decidere in via provvisoria prima che si pronunci il tribunale di sorveglianza».

In effetti non è detto che la ex Cirielli eviti il carcere al senatore azzurro e agli altri condannati in via definitiva. Si tratta di una possibilità concreta, magari anche solo per breve tempo, in attesa che il giudice di sorveglianza si pronunci. Nonostante Previti e Pacifico siano ultrasettantenni (Vittorio Metta compierà i 70 anni, invece, il prossimo 30 agosto), e la ex Cirielli consenta loro la detenzione domiciliare, anche con pene superiori ai quattro anni (ampliando le possibilità previste in passato dall'ordinamento penitenziario), la misura dei domiciliari è, comunque, «alternativa» al carcere. La procedura, infatti, prevede che dopo l'emissione della sentenza, i giudici della Cassazione trasmettano all'organo dell'esecuzione l'estratto della stessa e questo dia il via all'esecuzione (saranno comunque necessari dei tempi tecnici stimati in qualche giorno).In questo caso, ad occuparsi dell'esecuzione sarà la Procura generale di Milano.

Le reazioni alla sentenza. Il senatore Previti, chiuso per tutto il giorno nel suo studio romano di via Cicerone 60, a pochi passi dal Palazzo di Giustizia, è stato avvertito per telefono del verdetto dalla figlia Carla, anche lei avvocato e non ha rilasciato dichiarazioni. Le luci degli uffici sono rimaste accese fino a tarda sera, anche quando alcune impiegate hanno lasciato i locali. Poco prima delle 21.45 erano state acquistate alcune pizze da portare via.

Forza Italia ha subito dato il via libera alle polemiche. Secondo il vicecoordinatore, Claudio Cicchitto, «l'assoluzione del dottor Squillante e la condanna di Cesare Previti mettono in evidenza l'esistenza di una contraddizione grande quanto una casa, che può essere spiegata solo dall'esistenza di un meccanismo di condanna derivante solo da motivazioni politiche». Per il coordinatore degli azzurri, Sandro Bondi, la condanna di Previti «è fondata su un teorema politico, senza alcuna prova, come dimostrano le assoluzioni dei giudici Verde e Squillante. È ancora più grave che la Cassazione abbia deciso di ignorare una sentenza della Corte Costituzionale che censurava pesantemente l'operato dei giudici di merito».