In viaggio con bush
(Nella foto della Casa Bianca di Kimberly Hewitt di lunedì 10 luglio un'immagine dell'incontro del presidente Bush con i giornalisti stranieri. Alla sinistra del presidente il consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Hadley; davanti a lui i giornalisti. Mario Platero è il secondo da sinistra. Alle spalle siedono i giornalisti delle agenzie americane in qualità di osservatori).
12 luglio 2006
Vi racconto i retroscena dell'intervista al presidente Usa
di Mario Platero

Il testo integrale dell'intervista


Andrews, Maryland- Rieccoci. Base di Andrews per partire al seguito del Presidente impegnato nel viaggio in Germania e poi a San Pietroburgo per il G8. Un viaggio storico: intanto perche’ in Germania Bush dara’ a Angela Merkel “Il mantello di grande leader mondiale”, come lui stesso ha detto durante un’intervista che mi ha concesso insieme ad altri tre colleghi lunedi’ pomeriggio alla Casa Bianca. Eppoi perche’ a San Pietroburgo la Russia ospitera’, e dunque coordinera’, per la prima volta un G8. Una tappa nell’ex Germania dell’Est che ha dato il nuovo cancelliere alla Germania. La Russia a capo di una organizzazione occidentale. Due punti che mettono a fuoco i risultati dei lenti cambiamenti della storia. Ma di questo, di quel che si dira’ delle tematiche ufficiali mi occupero’ nel quotidiano. Qui voglio raccontarvi piccoli retroscena. Il primo che mi ha colpito e’ che, arrivando a Andrews, vengo fermato, per la prima volta. Devono fare dei controlli. Legittimo. Il fatto e’ che chi mi ferma non e’ un militare come e’ sempre successo negli ultimi anni. E’ un agente in divisa blu similpoliziotto, tipo Mondialpol, per intenderci che fa parte di una organizzazione privata di sorveglianza cui e’ stato affidato un appalto di controllo degli accessi alla base. “E lei che autorita’ ha per fermarmi”? gli ho chiesto in tono vagamente provocatorio quando mi sono accorto che non era davvero “ufficiale”. A quel punto dal gabbiotto e’ uscita una giovane caporale in divisa che mi ha detto che non avevano ancora avuto la lista dei partecipanti e che percio’ dal Virginia Gate dovevo andare ad un altro ingresso, con tante scuse. Lungo la strada dentro la base ho visto almento altri otto agenti privati in simil divisa. Mi sembra davvero strano che questo capiti in una delle basi piu’ importanti d’America, dove sono custoditi gli aerei della flotta del governo e in particolare i due esemplari di Air Force One. Ma questo fa parte del programma di appalti messo a punto dal Pentagono che prevede l’assegnazione di certe mansioni al settore privato. Ora, posso capire l’assegnazione di contratti che una volta erano seguiti dal genio militare o anche di altre funzioni di tipo amministrativo, ma la sorveglianza di una base militare mi ha colpito davvero.
Comunque, siamo qui. Tutti in ritardo perche’ sulle circonvallazioni che servono la capitale il traffico era impossibile, davvero mai vista una lentezza simile. Visto che partiamo con un aereo privato della United, ci si concede il lusso di aspettare anche gli ultimi ritardatari. E sappiamo che partiremo forse due ore dopo rispetto al previsto per Rostcok in Germania, dove arriveremo oggi. Ma a parte le solite attese alla base, voglio raccontarvi dell’intervista a cui sono stato invitato lunedi’ alla Casa Bianca in preparazione di questo viaggio e voglio darvi l’opportunita’ di leggere in italiano l’intero testo dalla conversazione, durata poco piu’ di quaranta minuti. Come vedrete il tono e’ informale, il Presidente e’ pronto a scherzare ma allo stesso tempo affronta in profondita’ tematiche come quella in relazione al nuovo governo italiano o quella energetica, che giudica centrale per questo vertice.

L’INTERVISTA – Come sempre succede quando c’e’ un appuntamento presidenziale, quando ricevi la telefonata vieni pervaso da un misto di grande riservatezza e vaghezza. Venerdi’ il mio contatto mi chiama e mi dice che c’e’ un appuntamento per lunedi’, per un incontro alle 2, ma non sappiamo se potra’ essere pubblicata subito o se ci saranno cambiamenti dell’ultimo istante, per quello dovremo risentirci lunedi’. So chi sono i colleghi invitati: Masomi Nomuri del Yomiuri Shimbun, Andrei Sitov della Itar Tass, Michael Backfisch di Handesblatt. Ma non c’e’ un formato. Per il giornale e’ un po’ come navigare a vista, con pagine che restano in teoria aleatorie. Lunedi’ ho la conferma, si potra’ pubblicare in uscita martedi’ mattina. L’orario dell’intervista e’ alle 14,30, la fine sara’ alle 15,10, non potro’ tornare al computer prima delle 15,40. Questo significa che avro’ un’ora e mezzo al massimo per sbobinare e scrivere. I tempi sono strettissimi e decidiamo con Milano di pubblicare le cose per noi piu’ importanti, che poi saranno i commenti di Bush sulle relazioni con il nuovo governo italiano, i primi da quando Prodi si e’ insediato a Palazzo Chigi. Ci troviamo coi colleghi nella saletta stampa della Casa Bianca. Ed e’ subito discussione. L’OK per pubblicare martedi’ mattina non va a Michael, perche’ il suo giornale Handseblatt non potra’ uscire fino a mercoledi’. C’e’ anche l’inconveniente dell’agenzia: se la Tass mette in rete anche tardi, quando io o il collega giapponese avremo trasmesso i nostri servizi l’intervista sara’ disponibile a tutti. Alla fine l’accordo, la Tass accetta di mettere in rete alle 4 di mattina di martedi’ ora di Washington, cioe’ le dieci ora italiana, quando uscira’ il Yomuiri a Tokyo. Handesblatt aspettera’ mercoledi’ e noi potremo uscire normalmente martedi’ mattina. Di fatto ci viene concessa, anche se per poche ore, una esclusiva mondiale, visto che alle sette del mattino saremo gia’ in tutte le edicole. E nel tempo di Internet tre ore sono vantaggio imbattibile. Alla fine ci e’ andata bene.

La Roosevelt Room– Ci trasferiamo nella Roosevelt Room, una delle stanze storiche della Casa Bianca, subito davanti all’Ufficio Ovale. La stanza era il vecchio ufficio dei Presidenti quando fu costruita l’ala occidentale, nel 1902, e’ semiovale, con quattro porte di ingresso. Quando sette anni dopo l’ala fu ampliata e fu costruito l’Ufficio Ovale, la stanza divenne prima d’attesa e poi per riunioni, il Presidente Franklin Roosevelt la usava per esporre i suoi trofei di pesca. Kennedy fece lo stesso. Fu Nixon a chiamarla ufficialmente la Roosevelt Room in onore del presidente Theodore che autorizzo’ l’espansione e di Franklin Roosevelt. Sono seduto come potete vedere dalla foto in posizione centrale (, in blu di fianco al collega giapponese). La stanza e’ accogliente, ma un po’ scura, alla mia sinistra c’e’ un bel quadro di Theodore Roosevelt a cavallo stile western. L’etichetta vuole che il collega tedesco e quello russo facciano le prime domande seguendo l’ordine del viaggio. Sappiamo che ci saranno alle nostre spalle alcuni colleghi americani che potranno ascoltare ma non intervenire. A loro e’ concesso di usare il materiale alle 8 del mattino ora locale, cioe’ alle due del pomeriggio di martedi ora italiana. Tutti rispettano l’embargo. C’e’ molta formalita’. Ci viene chiesto di non assumere l’iniziativa, e di aspettare quel che fara’ il Presidente, sara’ lui a decidere che fare. Sul tavolo c’e’ gia’ un bicchiere di Coca Cola, diet con due cubetti di ghiaccio. Arriva il Presidente, entra dalla porta alla nostra sinistra con Stephen Hadley (consigliere per la Sicurezza Nazionale), Tony Snow, il nuovo portavoce e quattro altri assistenti, entrano rapidamente e silenziosi. Il Presidente saluta, si siede. E in un breve momento di pausa gli chiedo della partita: ho rotto l’etichetta, mi risponde sottovoce “congratulazioni”, come se avesse lui stesso paura di essere ripreso, sento una mano sulla mia spalla. Poi il Presidente comincia una breve nota introduttiva. Della partita si parlera’ dopo, quando arriva il mio turno.