forte dei marmi
Giuseppe Scalarini, "La Guerra"
1 settembre 2006
Una matita al veleno: Giuseppe Scalarini
di Annalisa Serpilli

Nel piccolo museo della Satira a Forte dei Marmi protagonista è la matita al vetriolo di Giuseppe Scalarini.

In mostra oltre 200 disegni, accuratamente selezionati tra le migliaia di originali che gli eredi posseggono. Tesori che Scalarini riuscì sempre a salvare dalle furie distruttrici delle squadracce che andavano a casa sua per picchiarlo e bruciare i suoi disegni. Poi fotografie, lettere, libri per ricordare questo personaggio e ripercorrere la storia dell’Italia tra le due Guerre Mondiali.
Il progetto espositivo nasce dal desiderio del Museo della Satira di ridare lustro e soprattutto far conoscere il valore artistico dell’illustrazione e della satira politica. Annoverata sempre tra le arti minori, l’’Illustrazione ha ritrovato vigore e lustro solo negli ultimi anni, da quando studiosi come Paola Pallottino hanno fatto emergere il valore artistico e la rappresentazione dell’origine della nostra cartellonistica pubblicitaria, del fumetto e di un linguaggio incisivo e sintetico in grado di esprimersi solo con gomma e matita.
Giuseppe Scalarini in questo ambito è considerato una delle voci più importanti, un caposcuola di indiscusso valore. Emilio Zanzi, critico ideologicamente ben lontano dalle posizioni dell’artista, lo definisce “il più politico dei caricaturisti italiani e forse del mondo. Le sue vignette anarchiche, antiborghesi, anticristiane, antimilitaristiche rivelano, sempre, uno stile. La sintesi è la base del suo pensiero e del suo disegno crudele. Pochi tipi, sempre eguali, il lavoratore tesserato, il povero vagabondo, la madre del soldato, il prete, Gesù corrucciato, il capitalista ladro: pochi simboli; la falce e il martello, il grimaldello, la sciabola, il rosario cattolico. E’ monotono. Ma nella monotonia truce della sua visione Scalarini trova la forza che condensa in piccoli spazi: non cerca ombre: bianco e nero, nero e bianco. Niente altro. La sua caricatura è veleno, è morte. Guardando queste grandi opere io mi spavento. Scalarini è un caricaturista che passerà alla storia”.
Questo autore finora citato solo nei libri di storia per la sua capacità quasi giornalistica di saper trovare sempre una chiave di lettura agli eventi e per la sua lotta assidua e continua contro il potere imperante è stato definito dallo Storico Gianni Silei come «la matita del socialismo italiano».
Il suo tratto asciutto ed essenziale, la ricerca di un messaggio comprensibile e graffiante, privo di ogni leziosità anticipano gli stili e i modi comunicativi del Novecento. Il carattere, il modo con il quale ha vissuto e ha difeso i suoi ideali politici, perfino alcune scelte di vita derivano da lontano e sembrano figli di quello spirito libertario e intransigente tipico del mondo laico dell’Ottocento. Roma diventa capitale del giovane Regno d’Italia da nemmeno due anni dalla nascita di Scalarini. La sua è una tipica famiglia piccolo-borghese che però vive direttamente le vicende risorgimentali. Il padre Rainero, impiegato alle Ferrovie, prende parte alle guerre d’Indipendenza e contribuisce a far conoscere al figlio le sue idee garibaldine. Il disegno e la politica, intesa come costante attenzione ai temi della giustizia sociale, dell’umanitarismo, del riscatto dei ceti più deboli, sono i due elementi caratterizzanti della personalità del giovane Giuseppe. La passione per l’arte emerge subito prepotente: dopo il suo primo riconoscimento «per profitto in disegno» vinto a dodici anni, nel 1890, ancora diciassettenne, tiene la sua prima mostra, ottenendo una certa eco sulla stampa democratica locale. Entrato in contatto con gli ambienti culturali mantovani, in particolare con quella Società Letteraria di cui fa parte anche Ivanoe Bonomi, futuro leader del socialismo e Nino Mazzoni, futuro caporedattore dell’Avanti!, Scalarini inizia anche ad avvicinarsi a quel mondo democratico e repubblicano che stava progressivamente evolvendo verso posizioni socialiste.
Ma chi è davvero Scalarini? La sua è una vita dedicata all’arte e alla lotta politica alla ricerca di un modo per coniugare le due cose. Nasce a Mantova il 29 gennaio del 1873 e lì fonda il Merlin Cocai. A 25 anni è già processato e condannato per disegni anti-governativi. Per sfuggire all’arresto ripara in Austria e poi a Berlino dove collabora al Lustige Blätter e al Fliegende Blätter. Nel 1911 entra a far parte della redazione dell’Avanti! dove pubblica ben 3700 disegni. Tra il 1923 e il 1926 viene aggredito tre volte dalle squadre fasciste. La prima aggressione a Gavirate, presso Varese, poco dopo, a Travedona e infine a Milano, in casa sua la più feroce. Ricoverato in ospedale, i medici gli riscontrarono la frattura della mandibola e lo stato di commozione cerebrale. Tre giorni dopo il suo rientro in famiglia, viene arrestato e poi confinato prima a Lampedusa e dopo a Ustica, dove rimane fino al 7 novembre del 1929. Nel 1940 è di nuovo agli arresti e inviato nel campo di concentramento di Istonio, negli Abruzzi, e poi a Bucchianico, presso Chieti. Successivamente è rimesso in libertà sotto sorveglianza speciale. Nel 1943 sfugge ad un ultimo tentativo di arresto da parte della polizia di Salò. Ma durante tutta la sua vita non smette mai di disegnare e ancora nel 1946 collabora al Codino Rosso e al Sempre Avanti!. Muore la mattina del 30 dicembre 1948.

Il Veleno della Storia: Giuseppe Scalarini
Forte dei Marmi
Museo della Satira
Fino all’8 ottobre
www.museosatira.it