SPECIALE Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II con Lech Walesa Fin dall'XI secolo i cardinali sono chiamati ad eleggere il Papa, ma Paolo VI nel 1970 dispose che essi perdono tale diritto a 80 anni e ne fissò il totale in 120. Il canto del «Veni Creator Spiritus» con cui si apre il Conclave simboleggia la libertà di scelta dei porporati. In passato non sono tuttavia mancate le ingerenze del potere politico

All'elezione del papa provvede - fin dall'XI secolo - il Collegio cardinalizio, presieduto dal decano o, se questi è impedito, dal vice decano. Nel novembre 2002 alle due cariche sono stati nominati, rispettivamente, il cardinale Joseph Ratzinger, che è anche prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (l'ex Sant'Uffizio), e il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato (di fatto il "primo ministro" del papa), che hanno mantenuto finora i loro incarichi, nonostante il superamento del limite di età di 75 anni. Durante la vacanza della Sede apostolica, la cura dei beni della Chiesa viene affidata al camerlengo - il cardinale Eduardo Martinez Somalo - che deve altresì vigilare sulla clausura del Conclave. E' invece il cardinale protodiacono - incarico oggi affidato al cardinale Jorge Arturo Medina Estevez che annuncia al popolo il nome del romano Pontefice neo-eletto.

Tutti i cardinali vengono scelti liberamente dal papa con un suo decreto. Paolo VI con il motu proprio "Ingravescentem aetatem" del 21 novembre 1970 dispose che al compimento dell'80° anno di età essi perdono il diritto di entrare in Conclave e quindi di eleggere il papa. Sempre Paolo VI nel Concistoro del 5 novembre 1973 stabilì che il numero massimo dei porporati con facoltà di eleggere il papa fosse fissato in 120. Con il nono concistoro presieduto da Giovanni Paolo II il 21 ottobre 2003, i cardinali elettori erano saliti a 135, ma una dozzina di essi ha superato gli 80 anni nei mesi successivi.
Attualmente - come segnala l'aggiornamento a cura della sala stampa vaticana - i porporati sono in tutto 183, più uno "in pectore". Il 3 febbraio 2005 è morto a Roma il cardinale Corrado Bafile, il più anziano membro del collegio cardinalizio, che avrebbe compiuto 102 anni in luglio. Tutti i 117 "grandi elettori" meno tre (fra i quali il decano Joseph Ratzinger) sono stati nominati dall'attuale Papa. Gli italiani con diritto di voto sono 20, ma più di cinquanta Stati di tutto il mondo hanno cardinali elettori: 58 sono europei (Italia compresa), 14 provengono dal Nord America, 21 dall'America latina, 11 dall'Africa, 11 dall'Asia, 2 infine dall'Oceania. Anche se una sensibilità comune è innegabile, il collegio cardinalizio segue criteri diversi da quelli continentali o nazionali: basta ricordare che c'erano solo due polacchi tra i 111 cardinali che nel 1978 elessero Giovanni Paolo II.

Durante la "Sede vacante", cioè tra la morte del Papa e l'elezione del suo successore - oppure in caso di "rinuncia" del Pontefice, secondo l'art. 332 del Codice di diritto canonico e gli artt. 1 e 2 della Costituzione apostolica "Universi dominici gregis" emanata da Giovanni Paolo II nel 1996 - il Collegio cardinalizio gestisce l'ordinaria amministrazione del Vaticano, anche con disposizioni giuridiche, che però non possono contraddire quanto stabilito dal papa morto e dovranno eventualmente essere confermate da quello nuovo.

«Celebrate secondo i riti prescritti le esequie del defunto Pontefice - recita il punto 49 - il giorno stabilito - quindi, il quindicesimo giorno dalla morte del Pontefice, o, secondo quanto previsto al n. 37 della presente Costituzione, non oltre il ventesimo — i Cardinali elettori converranno nella Basilica di San Pietro in Vaticano (...) per prender parte a una solenne celebrazione eucaristica con la Messa votiva "pro eligendo Papa". Ciò dovrà essere compiuto possibilmente in ora adatta del mattino, così che nel pomeriggio possa svolgersi quanto prescritto nei numeri seguenti della presente Costituzione».

Un potere che risale all'anno 1059
Il compito più importante dei cardinali è però quello di eleggere il nuovo papa. Come già accennato sopra, questo potere risale dal 1059. Prima c'erano interventi, in particolare, del clero romano dei quali i cardinali sono la rappresentanza. Essi infatti sono sorti dai presbiteri, i «cardini» dei 25 «titoli» (parrocchie) di Roma antica, dai 7 (poi 14) diaconi regionali, dai 6 diaconi palatini e dai 7 vescovi suburbicari (diocesi intorno a Roma).

Essi formano il Collegio cardinalizio, con un decano e un camerlengo (amministratore dei beni) ed è dal XII secolo che cominciarono ad essere nominati cardinali anche prelati residenti fuori Roma. Ma ancora oggi ogni cardinale riceve dal papa un titolo o un diaconia, di Roma o delle diocesi suburbicarie (al decano spetta Ostia), a indicare il radicamento nel clero romano. Al porporato viene raccomandata la cura del proprio titolo, anche se sullo stesso gli sono espressamente negati poteri di qualsiasi genere.

Legata all'origine è anche la suddivisione del Collegio cardinalizio in tre ordini: vescovi, presbiteri e diaconi. La distinzione è solo una questione onorifica, a parte il fatto che spetta solo agli appartenenti all'ordine dei vescovi (ai quali vengono simbolicamente assegnate le diocesi suburbicarie) eleggere il decano. La divisione in ordini non è legata al fatto che il cardinale sia effettivamente vescovo, sacerdote o diacono. Tutti sono sacerdoti (e per il fatto di essere cardinali avrebbero voto in un concilio) e praticamente tutti sono vescovi. Giovanni XXIII, anzi, stabilì che chi è nominato cardinale dovesse essere ordinato vescovo se già non lo fosse. Ma già con Paolo VI ed ora con l'attuale Papa, tale norma ha subito deroghe. Sono stati soprattutto i teologi nominati cardinali che, su loro richiesta, non hanno avuto l'ordinazione episcopale.

Il «veto» del 1903 al cardinale Rampolla
Nell’intonazione del «Veni Creator Spiritus» con cui si apre il Conclave i cardinali elettori hanno tradizionalmente identificato la garanzia di libertà e di indipendenza del ministero petrino. La convinzione profonda che sia lo Spirito Santo a guidare la Chiesa nei periodi di vacanza della Sede apostolica non ha però impedito nel corso della storia ingerenze politiche nella scelta del Papa.

«Durante il conclave del 1903, al termine del lungo pontificato di Leone XIII - scrive Luciano Trincia nel suo libro "Conclave e potere politico" - il veto dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe fa la sua irruzione nella clausura della Cappella Sistina, impedendo l’elezione del cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, segretario di Stato del defunto pontefice». Già Francesco Crispi lo aveva accusato di volere orientare l'azione della Chiesa e di Leone XIII verso una linea trroppo liberale.

Anche la Curia romana avviò una manovra che ribaltò i lavori del Conclave, sostanzialmente impedendo l'elezione al soglio pontificio di Rampolla, che era diventato segretario di Stato vaticano a soli 44 anni e tanta parte aveva avuto nella elaborazione della dottrina sociale della Chiesa e nella preparazione dell'enciclica «Rerum novarum». Toccò all'arcivescovo di Cracovia, il cardinale Puzyna, dare lettura del veto dell'imperatore. Il volume di Trincia, pubblicato nel 2004 dalle edizioni Studium con una prefazione di Giorgio Rumi (pagine 315, euro 23), ricostruisce la vicenda di quest’ultimo veto del potere politico nell’elezione dei papi e della sua definitiva abolizione nel 1904.

Fu però lo stesso cardinale Giuseppe Sarto, eletto papa al suo posto con il nome di Pio X, che attraverso due "costituzioni apostoliche" del gennaio e dicembre 1904, disegnò una riforma globale del Conclave, allo scopo - scrive Trincia nel suo libro - «di impedire ogni forma di ingerenza politica nell’elezione dei papi del Novecento e di assicurare alla Chiesa contemporanea la transizione del ministero petrino durante la vacanza della sede apostolica. E’ la riforma che, con le integrazioni degli altri papi del Novecento, rimane in vigore ancora oggi e disciplinerà le elezioni dei papi nella Chiesa del Terzo Millennio».

Fino ai tempi più recenti, peraltro, «una candidatura di nazionalità non italiana non era nemmeno presa in considerazione, in ossequio alle convenzioni e alle consuetudini imposte dal sistema di alleanze internazionali. È la “geopolitica dell’esclusione” quella che determina la “romanità” della Curia vaticana fra Otto e Novecento».

Dentro il Conclave

I cardinali elettori che, indossando vesti rosse vengono anche detti "porporati", si riuniscono nella Cappella Sistina in "Conclave", chiamato in questo modo perchè il locale dove si trovano gli elettori viene chiuso, per interrompere qualsiasi contatto con l'esterno. Come stabilisce il punto 52, terzo comma, della già citata Costituzione "Universi dominici gregis" del 22 febbraio 1996, «dopo che avrà prestato il giuramento l'ultimo dei Cardinali elettori, sarà intimato dal Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie l' "extra omnes" e gli estranei al Conclave dovranno lasciare la Cappella Sistina».

La zona del Conclave è dotata di cucine, farmacia e vari servizi; oltre che di tanti piccoli appartamenti, i n cui risiedono, per il tempo dello svolgimento delle elezioni, i cardinali. I quali non possono comunicare nemmeno per telefono. In passato non esistevano né i cellulari né la posta elettronica e quindi c'erano meno complicazioni tecnologiche. Ancora nei due Conclavi del 1978 la sistemazione era piuttosto "spartana", poco adatta ai cardinali più anziani; Giovanni Paolo II ha invece fatto attrezzare per gli elettori del suo successore il moderno residence di Santa Marta nei pressi della basilica di San Pietro.

Nel pomeriggio del primo giorno è previsto un solo scrutinio; nei giorni seguenti due votazioni sia al mattino che al pomeriggio. L'elezione del nuovo Papa avviene con i due terzi dei voti, computati sulla totalità degli elettori presenti («Nel caso in cui il numero dei Cardinali presenti non possa essere diviso in tre parti uguali, per la validità dell'elezione del Sommo Pontefice è richiesto un suffragio in più»).

Soltanto in una fase successiva, se le votazioni precedenti non hanno avuto esito positivo - per la precisione dopo 14 giorni e 34 scrutini inutili - i cardinali possono decidere a maggioranza semplice come votare. Lo prevedono le disposizioni della citata Costituzione apostolica del 1996 ai punti 62, 63, 74 e 75. Aboliti i modi di elezione detti "per acclamationem seu inspirationem" e "per compromissum", i cardinali possono procedere unicamente "per scrutinium", cioè con le normali schede di voto.

« Habemus Papam»
Dopo l'accettazione, che deve essere espressa al cardinale decano e la comunicazione del nuovo nome che l'eletto ha scelto, tutti gli altri cardinali si tolgono lo zucchetto, in segno di rispetto e assistono, in piedi, dopo l'applauso di rito, al piccolo corteo che scorta il nuovo Pontefice in una piccola saletta, in fondo alla Cappella a sinistra (la cosiddetta "Stanza delle lacrime"). Lì l'eletto viene aiutato da un cerimoniere a svestirsi del rosso abito cardinalizio e subito indossa la candida tonaca papale, preparata per tempo dal sarto dei Pontefici, in tre taglie differenti. Infine, sulla testa del Papa viene posto lo zucchetto bianco.

Uscito nella Cappella, riceve l'obbedienza dei cardinali, che sfilano davanti a lui, inginocchiandosi,e baciandogli l'anello. Nel frattempo, in un'apposita stufa, vengono bruciate le schede della votazione, e viene aggiunta una sostanza che rende bianco il fumo che esce dal camino sul tetto della Sistina. Si ha così la celebre "fumata bianca", fatto che annuncia ai romani e al mondo l'elezione del nuovo Papa. Nelle precedenti votazioni senza esito, la fumata era stata nera, perchè veniva aggiunto alle schede da bruciare del materiale che anneriva il fumo.


Poco tempo dopo esce sul balcone della loggia esterna della facciata della Basilica il cardinale protodiacono, che, davanti alla folla che ancora non conosce il nome dell'eletto, scandisce la frase di rito «Annuntio vobis gaudium magnum. Habemus Papam!» Segue il nome e il cognome del cardinale eletto e subito dopo viene comunicato il nome pontificale che egli, in tutta libertà, ha scelto. Poi il nuovo Papa, in processione, si reca alla stessa loggia e, dopo un breve discorso, impartisce la benedizione «Urbi et Orbi».

Ovviamente le votazioni e le cerimonie all'interno della Cappella Sistina non vengono riprese dalle telecamere, né vi è alcuna radiocronaca. In epoca di "villaggio globale" questa è una singolarissima occasione in cui un avvenimento così importante viene racchiuso fra quattro mura, e solo qualche indiscrezione (ufficialmente vietata) trapela nei giorni o nei mesi successivi. Non sono invece vietati gli incontri e i contatti fra i cardinali elettori nel periodo dei "novendiali", i nove giorni (mutuati dal cerimoniale imperiale romano) che separano la morte del Papa dall'inizio delle operazioni di voto per la scelta del suo successore.